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In Israele una nuova legge sulla trasparenza

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17 luglio 2016
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In Israele una nuova legge sulla trasparenza
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con la ministra della Giustizia Ayelet Shaked nell'aula della Knesset. (foto Isaac Harari/Flash90)

È entrata in vigore in questi giorni la legge sulla trasparenza dei finanziamenti esteri alle organizzazioni non governative israeliane. Toccherà quasi esclusivamente le ong di sinistra.


(g.c.) – D’ora in avanti la legge israeliana chiederà alle organizzazioni non governative (ong) di fornire i dettagli di eventuali contributi finanziari da parte di governi stranieri o di soggetti internazionali come l’Unione Europea. Le organizzazioni avranno anche un dovere di rendicontazione presso i funzionari di governo, e di trasparenza tramite i media e Internet. Per il mancato rispetto della normativa sono previste sanzioni.

La legge si applica alle 30 mila ong presenti in Israele, di cui solo la metà realmente attive. Settanta di loro lavorano nel campo della «risoluzione dei conflitti» e ricevono fondi dall’Unione Europea o da Paesi come Danimarca, Svezia, Belgio o Norvegia. «Vorrei che i vari Paesi influenzassero Israele tramite i loro canali diplomatici e non a suon di milioni elargiti a ong che portano avanti una loro propria strategia», ha affermato il ministro della Giustizia Ayelet Shaked.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha fortemente sostenuto la nuova legge, passata con 57 voti favorevoli e 48 contrari il 12 luglio scorso. Secondo le opposizioni (e in special modo gli esponenti della Lista araba) si tratta di una «norma che intimidisce quanti operano per la parità dei diritti». 

Secondo il primo ministro israeliano, la nuova legge si configura come una sorta di «operazione trasparenza». Ne ha dato conto anche sulla sua pagina Facebook: «Lo scopo di questa legge è quello di evitare la situazione assurda per cui alcuni Paesi stranieri interferiscono negli affari interni di Israele attraverso il finanziamento alle ong, senza che l’opinione pubblica israeliana ne sia a conoscenza».

Ovviamente l’approvazione della norma ha scatenato le opposizioni. Per il leader laburista Isaac Herzog, la «legge sulle ong rappresenta il fascismo emergente e dilagante nella società israeliana». Altri membri dell’opposizione hanno paragonato la misura a politiche autoritarie in atto in Russia e Arabia Saudita.

La legge è stata approvata dalla Knesset nonostante forti critiche dall’estero. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno espresso le loro preoccupazioni in varie sedi istituzionali. L’ex ambasciatore negli Stati Uniti e ora membro del partito centrista Kulanu, Michael Oren ha manifestato la sua opposizione al progetto, che potrebbe danneggiare l’immagine di Israele all’estero.

Il gruppo pacifista Peace Now, tra le organizzazioni nel mirino della nuova legge, ha annunciato che sfiderà il governo davanti alla Corte Suprema. «Mentre le organizzazioni ritenute di sinistra sono delegittimate, le associazioni della destra sionista che sostengono gli insediamenti dei coloni nei Territori ricevono milioni di dollari in donazioni estere (da privati – ndr). Si tratta di una legge il cui unico scopo è quello di mettere a tacere chi osa criticare il governo israeliano e le politiche di occupazione».

Secondo questa nuova norma, a partire dal 2017 le ong dovranno specificare alle autorità l’entità e l’origine delle donazioni ricevute; dovranno menzionare tali donazioni nelle loro pubblicazioni e nei rapporti periodici all’autorità pubblica. Nella fase finale del dibattito è stata tuttavia emendato un articolo che in un primo tempo aveva destato indignazione: ossia che all’interno della Knesset i rappresentanti di quelle ong indossassero una sorta di etichetta di riconoscimento.

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