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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

«Aleppo vive!»

Carlo Giorgi
6 giugno 2016
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«Alle provocazioni del male noi rispondiamo con la creatività del bene». Fra Ibrahim Sabbagh, parroco latino di Aleppo, racconta a Terrasanta.net lo stato d’animo e la vita concreta della sua comunità.


«Di fronte alle provocazioni del male, che travolgono e impauriscono, noi rispondiamo con la creatività del bene, in un modo che spesso sorprende anche noi stessi». Fra Ibrahim Sabbagh, parroco latino di Aleppo, in questa intervista rilasciata a Terrasanta.net racconta lo stato d’animo e la vita concreta della locale comunità cristiana: i bombardamenti su Aleppo anche nelle ultime ore non sembrano fermarsi; nella notte tra il 21 e il 22 maggio, lo stesso Collegio di Terra Santa è stato colpito per la prima volta da un missile, lanciato con ogni probabilità dagli oppositori del presidente Bashar Al Assad. La bomba ha centrato l’ala del collegio adibita ad ospizio per anziani, uccidendo un’anziana ospite e ferendone altri due.

Come continua ad Aleppo, in questo contesto così tragico, la vita della comunità cristiana?
Dal punto di vista emotivo e razionale siamo sommersi da tutto quello che ci succede intorno, dalla violenza, dal terrore… ma con la preghiera, con la comunione con il Signore e tra di noi cristiani, si genera una reazione all’altezza della crisi; una reazione molto forte e creativa. È una reazione che pur essendo nostra non è organizzata da noi: in fondo, infatti, siamo spinti dallo Spirito Santo, dalle sue ispirazioni. È una forza del bene che non avremmo mai immaginato. Al punto che tante volte siamo sorpresi anche noi nel fare quel che facciamo. E questa reazione arriva con forza anche dalla nostra gente…

Può fare qualche esempio di questa reazione del bene?
Certo: qualche giorno fa mi telefona la suora incaricata per l’oratorio estivo dei bambini. Dopo gli ultimi missili (quelli caduti sul collegio di Terra Santa – ndr), ci eravamo detti: «Sia garantita o no la sicurezza, noi continueremo comunque con i nostri progetti. In particolare a fine maggio dovrà iniziare in parrocchia l’oratorio estivo». Insomma, la suora al telefono è spaventata; mi dice:, «Padre, si sono iscritti 230 bambini, non abbiamo più spazio! Dobbiamo chiudere le iscrizioni!». L’anno scorso, con tutto sforzo, due settimane dopo l’inizio dell’oratorio estivo le iscrizioni erano arrivate a 200… Quest’anno, nonostante le bombe, una settimana prima dell’inizio, gli iscritti erano già 230. E domenica, all’inaugurazione dell’oratorio, i bambini iscritti erano 300! Abbiamo deciso che chiudere le porte sarebbe stato contro la logica di Dio. Così abbiamo chiesto alla Provvidenza di aiutarci a trovare il modo di accoglierli tutti.

Insomma, tante famiglie cristiane rimangono ad Aleppo nonostante tutto…
È vero, c’è stato un momento in cui tutti i genitori si sono chiesti se avessero fatto bene a rimanere in città o se convenisse scappare. Alcune famiglie hanno resistito e sono riuscite a far terminare l’anno scolastico ai propri figli. Altre purtroppo, amareggiate, se ne sono andate e si sono trasferite a Latakia, anche solo per alcune settimane…  Ci sono tante famiglie ferite psicologicamente e bambini in difficoltà. Per consentire anche a loro di riprendere fiato, io e un altro sacerdote abbiamo pensato ad un campo estivo.

Un campo estivo in tempo di guerra?
Sì, per le famiglie, perché possano godere finalmente di un po’ di tranquillità e di riposo… e anche per gli anziani… perché ci sono anziani ad Aleppo che non escono di casa da anni. Noi francescani abbiamo un piccolo edificio a Slonfe (una località di villeggiatura tra Aleppo e Latakia – ndr): un paesino di montagna tradizionalmente molto frequentato dagli aleppini. Lì c’è la possibilità di dormire, aria fresca e anche una chiesa. Così abbiamo radunato centinaia di famiglie che abbiamo diviso in gruppi secondo turni settimanali. Il campo estivo parte all’inizio di giugno: ogni settimana saranno accolte a Slonfe tra le 50 e le 60 persone. Tanti di loro avevano paura ad uscire da Aleppo e soprattutto nessuno osava neanche immaginarlo per via del costo, perché anche per pagare una cifra minima di 3 mila lire siriane (circa 12 euro – ndr), che oggi non sono niente, la gente ci pensa centinaia di volte… Così abbiamo deciso di offrire tutto: il viaggio, il mangiare, le gite, un sacerdote sempre con loro per celebrare la messa e fare un incontro spirituale al giorno.

Le attività pastorali continuano normalmente?
Nel tempo di Quaresima, un po’ prima della domenica delle Palme, abbiamo celebrato la cresima di una quindicina di ragazzi. E adesso si sta svolgendo un corso per fidanzati: abbiamo 7 coppie. È molto bello perché durante i loro incontri cresce la dimensione della grande famiglia della Chiesa. Si conoscono, si ascoltano a vicenda. E poi ci sono tanti fidanzati di altri riti che si avvicinano e chiedono il nostro sostegno. Aiutiamo sempre, con grande riservatezza, gli sposi che hanno bisogno. È sicuro che le famiglie oggi non ce la fanno a pagare neppure un centesimo per le nozze dei loro figli. Quando c’è veramente la maturità e la volontà di fare questo passo, di grande coraggio, controcorrente, allora li sosteniamo. Incontriamo ragazze che, anche una settimana prima di sposarsi, non hanno i soldi per comprare il corredo. Oppure ragazzi che, pur lavorando, hanno bisogno di aiuto; avendo una casa, hanno bisogno di ristrutturazione o dell’arredamento. Una famiglia non sboccia per caso: è sempre il frutto di tanti sacrifici, come abbiamo imparato dai nostri genitori e dal loro esempio. Allo stesso modo oggi ad Aleppo la famiglia nasce dal sacrificio che viene offerto da tutta la Chiesa. È un progetto di tutta la comunità.

Che cosa si sente di dire a noi cristiani d’Occidente?
La comunità di Aleppo è forte e viva: porta una croce difficile, ma riesce ad andare oltre la sofferenza e a sperimentare la forza della resurrezione, la presenza del Risorto. Tutto questo sicuramente anche grazie agli aiuti che vengono dati. Noi siamo lì, possiamo donare tutta la nostra vita, il tempo, il fiato e il respiro…, ma senza gli aiuti non possiamo andare avanti. Con gli amici che ci aiutano diventiamo sempre più fratelli. Un aiuto dato con la carità si trasforma in un miracolo che cambia totalmente la situazione che dobbiamo affrontare.

È possibile sostenere l’opera dei frati minori della Custodia in Siria tramite l’ong Ats – Pro Terra Sancta.

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Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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