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Dal Camerun all’Etiopia, mons. Pagano vescovo ad Harar

Giuseppe Caffulli
25 maggio 2016
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Dal Camerun all’Etiopia, mons. Pagano vescovo ad Harar
Il cappuccino fra Angelo Pagano con un'anziana camerunense. (foto Elena Bellini)

In Etiopia il vicariato di Harar ha un nuovo vescovo: mons. Angelo Pagano, già missionario cappuccino in Camerun. Harar è importante per la storia della presenza francescana nel Golfo Persico.


Il 29 maggio, a Dire Dawa, città etiopie della regione della Scioà, verrà ordinato vescovo di Harar mons. Angelo Pagano, già missionario cappuccino in Camerun e in seguito superiore della vice-provincia cappuccina d’Etiopia.

Nato il 15 gennaio 1954 ad Asmara (Eritrea), da genitori italiani emigrati, Angelo Pagano vive tutta la sua giovinezza nella capitale eritrea. Qui incontra i missionari cappuccini della provincia di Lombardia, che reggono una delle parrocchie dell’Asmara. Alla morte del padre si trasferisce con la famiglia in Italia, a San Donato Milanese.

A 25 anni Angelo decide di iniziare ufficialmente il postulandato. Segue poi il noviziato a Lovere. Nel 1981 la professione semplice, nell’85 la professione perpetua e nell’88 l’ordinazione sacerdotale. Subito dopo, su sua richiesta, viene inviato in Camerun come missionario. Nel Paese dell’Africa nera (precisamente nelle regioni anglofone del Nord) resta fino a qualche settimana fa, salvo il sessennio trascorso in Etiopia come superiore della provincia dei cappuccini.

La sua nomina a vicario apostolico di Harar gli è stata comunicata il 5 aprile scorso a Roma dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. L’Etiopia lo attende nuovamente a partire dal 29 maggio, quando sarà consacrato vescovo dal cardinale di Addis Abeba, Berhaneyesus Suraphiel, presente una folta delegazione di fedeli e vescovi dal Camerun (tra cui l’arcivescovo di Bamenda, mons. Cornelius Fontem Esua e il vescovo di Kumbo, mons. George Nkuo).

Il vicariato apostolico di Harar è legato alla storia dell’evangelizzazione e della presenza francescana in quelle terre. Venne infatti fondato nel 1846 con il breve Pastoralis muneris di papa Gregorio XVI, ricavandone il territorio dalla prefettura apostolica di Abissinia (oggi arcidiocesi di Addis Abeba). Aveva giurisdizione anche sulle missioni cattoliche d’Arabia, sull’altra sponda del Golfo di Aden. Il 4 maggio 1888 cedette la porzione di territorio oltremare a vantaggio dell’erezione del vicariato apostolico di Aden (oggi vicariato apostolico dell’Arabia meridionale, retto da un altro vescovo cappuccino, mons. Paul Hinder). Il 28 gennaio 1913 e il 28 aprile 1914 cedette altre parti del suo territorio con l’erezione rispettivamente delle prefetture apostoliche di Caffa meridionale (oggi vicariato apostolico di Nekemte) e di Gibuti (oggi diocesi).

Il 25 marzo 1937 ha ceduto un’altra porzione di territorio in concomitanza con la nascita della prefettura apostolica di Neghelli (oggi vicariato apostolico di Auasa) e, con l’occasione, ha cambiato nome: da vicariato apostolico dei Galla (gruppo etnico anche noto come Oromo – ndr) a vicariato apostolico di Harar. Il 6 marzo 1980 ha ceduto ancora una porzione di territorio a vantaggio della neo-prefettura apostolica di Meki (oggi vicariato apostolico).

«I cattolici in Etiopia non arrivano al milione – spiega mons. Angelo Pagano – sono forse 700 – 800 mila. Ad Harar, come cattolici, siamo 24 mila su una popolazione di 5 milioni, con 20 parrocchie. Nel vicariato ci sono 27 sacerdoti, di cui 9 cappuccini. Una cinquantina le suore, tra cui le cappuccine di madre Rubatto e le suore di Madre Teresa. L’Etiopia è in una fase di grande crescita economica, anche se aumentano alcune povertà e i bisogni sono considerevoli».

In questa terra, segnata da forti squilibri sociali e da una crescente emigrazione (soprattutto attraverso Gibuti verso Yemen e Arabia Saudita), toccata dall’instabilità del vicino Somaliland, la missione di mons. Pagano sarà prima di tutto quella dell’ascolto. In Etiopia la Chiesa ortodossa etiope, con una storia e tradizioni millenarie, ha una presenza stimata attorno ai 40 milioni di fedeli. Il dialogo ecumenico e la collaborazione con i fratelli ortodossi è sicuramente un passaggio irrinunciabile.

Ma Harar è oggi una città a stragrande maggioranza musulmana. «Il vicariato è stato fondato a metà dell’Ottocento dal cardinal Guglielmo Massaja, l’apostolo dei Galla. Io cercherò di mettermi in atteggiamento d’ascolto soprattutto a partire dell’Islam locale, che è maggioritario, e di testimoniare il Vangelo in semplicità, come ci ha insegnato san Francesco. Stabilire legami di simpatia e di collaborazione tra credenti sarà fondamentale per rendere ancora più radicata e fruttuosa la presenza cristiana in questa terra».

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