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Tra pochi giorni a Nazaret la celebrazione della Giornata mondiale del malato

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5 febbraio 2016
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Tra pochi giorni a Nazaret la celebrazione della Giornata mondiale del malato
La sommità della facciata della basilica dell'Annunciazione, a Nazaret. In latino reca incisa la preghiera dell'Angelus. (foto Shutterstock.com)

La Giornata mondiale del malato, istituita dal papa san Giovanni Paolo II nel 1992, quest’anno verrà celebrata in modo solenne in Terra Santa e avrà il suo momento centrale a Nazaret. L’appuntamento, giunto alla ventiquattresima edizione, ritorna ogni anno l’11 febbraio, giorno in cui il calendario cattolico ricorda le apparizioni della Vergine Maria a Lourdes.


(g.s.) – La Giornata mondiale del malato, istituita dal papa san Giovanni Paolo II nel 1992, quest’anno verrà celebrata in modo solenne in Terra Santa. L’appuntamento, giunto alla ventiquattresima edizione, ritorna ogni anno l’11 febbraio, giorno in cui il calendario cattolico ricorda le apparizioni della Vergine Maria a Lourdes, e viene celebrato in molte diocesi del pianeta, se non proprio tutte. Ogni tre anni, come stavolta, la celebrazione si fa più importante con la proposta di un incontro internazionale convocato, in genere, presso un santuario mariano.

Il polo d’attrazione sarà, tra pochi giorni, la basilica dell’Annunciazione, nel cuore di Nazaret, la città di Maria e Giuseppe, il luogo in cui il Signore Gesù spese i primi trent’anni della sua vita terrena. L’inviato del Papa, mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari (per la Pastorale della salute) vi presiederà una Messa nel corso della quale numerosi anziani e ammalati – sia abitanti del luogo sia pellegrini – riceveranno il sacramento dell’Unzione degli infermi.

Trattandosi di un’iniziativa che prende corpo in Terra Santa, è parso naturale inserire il momento dell’11 febbraio in un pellegrinaggio che toccherà anche altri luoghi – incluse Gerusalemme, Betlemme, Ramallah e Haifa – e che, grazie a organismi come l’Unitalsi, permetterà anche a un certo numero di pellegrini malati o disabili di prendervi parte.

L’incontro internazionale, ha spiegato ai giornalisti il camilliano padre Augusto Chendi, sotto-segretario del Pontificio consiglio competente, si articolerà «in momenti liturgici, in approfondimenti teologico-pastorali e in concreti gesti di carità, che troveranno particolare espressione in visite a diversi ospedali e strutture di cura e di accoglienza presenti nel territorio».

Il primo momento ufficiale sarà un convegno fissato per il pomeriggio del 9 febbraio presso il Centro Notre Dame a Gerusalemme. Ci si soffermerà, osserva ancora padre Chendi, sui «problemi anche di ordine etico e pastorale, che urgono sia a livello clinico-assistenziale sia a livello legislativo. In particolare, all’insegna del valore inviolabile di ogni vita umana e della singolare dignità di cui è rivestita ogni persona, si affronteranno i problemi attinenti, in specie, al fine vita e all’accoglienza delle persone con diverse patologie, fisicamente o psichicamente invalidanti». È prevista, tra l’altro, la partecipazione al convegno di operatori sanitari locali non solo cattolici e non unicamente cristiani.

In questa occasione, ha anticipato padre Pietro Felet, segretario generale dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal annuncerà l’istituzione di nuovi comitati etici destinati a sostenere nel loro lavoro gli operatori cristiani impiegati in numerose istituzioni sanitarie pubbliche o private in Israele, Palestina e Giordania.

La delegazione vaticana si sposterà a Nazaret il 10 febbraio dove in serata l’arcivescovo melchita George Bacouni presiederà la recita del rosario e la processione con le fiaccole nel recinto della basilica mariana. Il giorno dopo, nel pomeriggio, il santuario farà da cornice alla solenne celebrazione presieduta dall’inviato pontificio.

Per i pellegrini venuti dall’estero è prevista anche la possibilità di varcare le porte della misericordia aperte nei santuari di Nazaret, di Betlemme e del Getsemani. La mattina del 12 è in calendario anche una Messa presieduta dal Custode di Terra Santa sul Monte delle Beatitudini, che s’affaccia sul lago di Tiberiade, in Galilea.

Tra il 7 e il 13 febbraio, a particolari condizioni stabilite dal Papa, i fedeli potranno anche ottenere (e non solo in Terra Santa) l’Indulgenza plenaria o parziale.

Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale del malato, Papa Francesco propone di meditare sul miracolo di Cana di Galilea raccontato nel secondo capitolo del Vangelo di Giovanni. Scrive il Pontefice: «La malattia, soprattutto quella grave, mette sempre in crisi l’esistenza umana e porta con sé interrogativi che scavano in profondità. Il primo momento può essere a volte di ribellione: perché è capitato proprio a me? Ci si potrebbe sentire disperati, pensare che tutto è perduto, che ormai niente ha più senso… In queste situazioni, la fede in Dio è, da una parte, messa alla prova, ma nello stesso tempo rivela tutta la sua potenzialità positiva. Non perché la fede faccia sparire la malattia, il dolore, o le domande che ne derivano; ma perché offre una chiave con cui possiamo scoprire il senso più profondo di ciò che stiamo vivendo; una chiave che ci aiuta a vedere come la malattia può essere la via per arrivare ad una più stretta vicinanza con Gesù, che cammina al nostro fianco, caricato della Croce. E questa chiave ce la consegna la Madre, Maria, esperta di questa via».

Bergoglio osserva: «Il banchetto di nozze di Cana è un’icona della Chiesa: al centro c’è Gesù misericordioso che compie il segno; intorno a Lui ci sono i discepoli, le primizie della nuova comunità; e vicino a Gesù e ai suoi discepoli c’è Maria, Madre provvidente e orante. Maria partecipa alla gioia della gente comune e contribuisce ad accrescerla; intercede presso suo Figlio per il bene degli sposi e di tutti gli invitati. E Gesù non ha rifiutato la richiesta di sua Madre. Quanta speranza in questo avvenimento per noi tutti! Abbiamo una Madre che ha gli occhi vigili e buoni, come suo Figlio; il cuore materno e ricolmo di misericordia, come Lui; le mani che vogliono aiutare, come le mani di Gesù che spezzavano il pane per chi aveva fame, che toccavano i malati e li guarivano. Questo ci riempie di fiducia e ci fa aprire alla grazia e alla misericordia di Cristo».

«Nella scena di Cana – chiosa il Papa –, oltre a Gesù e a sua Madre, ci sono quelli che vengono chiamati i “servitori”, che ricevono da Lei questa indicazione: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (…) Questi personaggi anonimi del Vangelo ci insegnano tanto. Non soltanto obbediscono, ma obbediscono generosamente: riempirono le anfore fino all’orlo. Si fidano della Madre, e fanno subito e bene ciò che viene loro richiesto, senza lamentarsi, senza calcoli. In questa Giornata Mondiale del Malato possiamo chiedere a Gesù misericordioso, attraverso l’intercessione di Maria, Madre sua e nostra, che conceda a tutti noi questa disposizione al servizio dei bisognosi, e concretamente dei nostri fratelli e delle nostre sorelle malati. Talvolta questo servizio può risultare faticoso, pesante, ma siamo certi che il Signore non mancherà di trasformare il nostro sforzo umano in qualcosa di divino. Anche noi possiamo essere mani, braccia, cuori che aiutano Dio a compiere i suoi prodigi, spesso nascosti. Anche noi, sani o malati, possiamo offrire le nostre fatiche e sofferenze come quell’acqua che riempì le anfore alle nozze di Cana e fu trasformata nel vino più buono».

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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