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Parole calibrate sull’Islam politico

Cristina Uguccioni
19 febbraio 2016
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Parole calibrate sull’Islam politico

Più che mai si avverte l’esigenza di parole pensate, scaturite da una conoscenza approfondita del mondo islamico e della sua storia e capaci di offrire un contributo serio alla comprensione. Parole così in questo libro.


Da alcuni decenni – e in particolare dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, il fenomeno delle “primavere arabe” con il loro sostanziale fallimento, e la feroce, sanguinaria avanzata del sedicente Stato Islamico – sull’Islam si è riversato un profluvio di parole, in Italia come nel resto dell’Occidente. Moltissime sono chiacchiere inconsistenti, rozze semplificazioni, slogan banali.

Più che mai si avverte l’esigenza di parole pensate, scaturite da una conoscenza approfondita del mondo islamico e della sua storia, parole capaci di offrire un contributo serio alla comprensione di fenomeni che stanno cambiando il mondo e stanno drammaticamente insanguinando molte terre.

Di parole pensate è fatto il piccolo libro Islamismo e democrazia, di cui è autore il professor Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica e di Storia e Istituzioni dell’Asia all’Università cattolica del Sacro Cuore a Milano, dove dirige anche il Centro di ricerche sul sistema sud e il Mediterraneo allargato.

Il professor Redaelli muove dalla constatazione che nella nostra epoca l’Islam è ormai diventato «una sorta di Moloch ostile, che mira alla nostra distruzione, l’esercito dei barbari che ci minaccia da fuori le mura». Più si parla di questa religione, oggi diffusa in tutti i continenti, con un miliardo e mezzo di fedeli, più essa «viene cristallizzata e reificata in una inesistente entità astorica e priva di sfumature e differenze».

In realtà, osserva Redaelli, «l’Islam non è solo complesso, ma possiede peculiarità che i non specialisti in Occidente faticano a comprendere». Da un punto di vista sociologico, l’Islam al singolare, quasi fosse un monolite immutabile, non esiste: «esistono invece una serie di interpretazioni e letture di quel messaggio religioso, una pluralità di mondi musulmani che variano enormemente al variare delle popolazioni che lo seguono, delle diverse culture e delle diverse epoche storiche». Di questa varietà e della sua complessità, Redaelli – senza la pretesa di essere esaustivo – esamina molti aspetti, in una lettura che non trascura i passaggi storici più significativi e che vuole tenersi a distanza sia dalle «apocalittiche visioni degli islamofobi», sia dalle «rassicurazioni degli islamofili e degli apologeti acritici dell’Islam».

Nel libro viene preso in considerazione, in particolare, il rapporto del variegato mondo musulmano contemporaneo con i concetti di democrazia e di Stato nazionale, e con quelli correlati di rappresentanza democratica e di libertà dell’individuo affermatisi nei sistemi occidentali. Un rapporto di cui si evidenziano con chiarezza i nodi più importanti e problematici, facendo riferimento anche alle vicende di alcuni paesi quali ad esempio la Turchia, l’Iran e l’Arabia Saudita e ai nuovi movimenti del jihadismo globale, da al Qaeda allo Stato Islamico.

A chi desiderasse indagare il complesso mondo islamico segnaliamo altri tre volumi scritti dal professor Redaelli: Fondamentalismo islamico (Giunti, 2007), L’Iran contemporaneo (Carocci, 2011), L’Iraq contemporaneo, con Andrea Plebani (Carocci, 2013).

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