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Nell’abbraccio dell’Avana le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente

Giuseppe Caffulli
11 febbraio 2016
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Nell’abbraccio dell’Avana le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente
Il patriarca Kirill e papa Francesco. Il loro incontro sarà una prima assoluta nella storia della Chiesa.

Domani, 12 febbraio, si svolgerà a Cuba un evento che non è esagerato definire storico: per la prima volta il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill inconterà il vescovo di Roma, papa Francesco. L’incontro sembra deciso dalla Provvidenza, in un momento in cui molti fedeli delle rispettive Chiese in Medio Oriente si trovano di fronte alla persecuzione del radicalismo musulmano.


Domani 12 febbraio si svolgerà a Cuba – presso l’aeroporto internazionale della capitale L’Avana – un evento che non è esagerato definire storico: per la prima volta il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill incontra il vescovo di Roma, papa Francesco. L’occasione è propiziata dal viaggio del Pontefice in Messico e dalla contemporanea visita di Kirill a Cuba, Brasile e Paraguay. Ma l’incontro sembra deciso dalla Provvidenza, in un momento in cui molti fedeli delle rispettive Chiese in Oriente si trovano di fronte alla persecuzione portata avanti dal radicalismo musulmano.

Già da tempo anche la Chiesa russa, insieme alle Chiese che compongono la galassia dell’ortodossia, sente su di sé il peso di una sfida apocalittica che mira a mettere ai margini, se non cancellare, la presenza cristiana in Medio Oriente.

Già nel novembre scorso, a Tirana (Albania) la Chiesa ortodossa russa aveva partecipato ad un Forum dal titolo Discriminazione, persecuzione, martirio. Insieme alla sequela di Cristo nel quale 150 delegati in rappresentanza di varie Chiese cristiane di erano confrontati sul tema. Significativa la rappresentanza dell’ortodossia: oltre all’arcivescovo di Tirana Anastasios, erano presenti il metropolita Gennadios di Sasima – per il patriarcato ecumenico di Costantinopoli – e vari vescovi del Medio Oriente e delle diocesi in diaspora.

Mosca, per l’occasione, era stata rappresentata dall’archimandrita Mikhail Gundyaev, rappresentante della Chiesa ortodossa russa in seno al Consiglio ecumenico delle Chiese e membro del comitato esecutivo del Global Christian Forum, e da Dimitry Safonov del Dipartimento per le relazioni con le altre Chiese del patriarcato di Mosca.

Per la Chiesa cattolica aveva partecipato il presidente del Pontificio consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, il cardinale Kurt Koch. Papa Francesco aveva inviato un messaggio ai delegati, nel quale si sottolineava come «la comunione dei martiri sia il segno più grande del nostro camminare insieme». Grande spazio era stato dato durante il Forum alle testimonianze dei cristiani del Medio Oriente, specialmente dalla martoriata Siria.

A distanza di pochi mesi, è nuovamente il tema della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente a spingere all’incontro, questa volta ai massimi livelli, tra cattolici ed ortodossi. Per bocca del metropolita Hilarion of Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato russo, non sono certo venuti meno i motivi di dissidio tra Mosca e Roma. Oltre alle dispute storiche, nei decenni passati si sono aggiunte le accuse di proselitismo rivolte ai missionari cattolici nel territorio canonico del patriarcato di Mosca. «Tuttavia – ha rimarcato Hilarion – la situazione oggi in Medio Oriente, in Nord e Centro Africa e in alcune altre regioni, dove gli estremisti islamici stanno perpetrando un vero e proprio genocidio della popolazione cristiana, chiede misure urgenti e una più stretta cooperazione tra le Chiese cristiane. Nell’attuale situazione tragica, è necessario mettere da parte i disaccordi interni e unire gli sforzi per salvare il cristianesimo nelle regioni in cui è sottoposto alle più gravi persecuzioni».

È prematuro dire se e quali esiti potrà avere l’incontro a Cuba tra Francesco e Kirill. Si tratta comunque di un evento che apre una nuova stagione nel dialogo tra Oriente e Occidente dopo lo scisma del 1054.

Qualche osservatore rimarca come l’incontro tra il papa di Roma e il patriarca di Mosca giunga, forse non a caso, dopo la visita di Vladimir Putin in Vaticano nel giugno 2015, quando il Pontefice e l’uomo forte del Cremlino parlarono certamente di Ucraina e di libertà religiosa, ma toccarono anche il tema dell’emergenza umanitaria e della guerra in Medio Oriente, in particolare in Siria e Iraq, concordando sulla necessità di «assicurare le condizioni necessarie per la vita di tutte le componenti della società, comprese le minoranze religiose e in particolare i cristiani».

Da allora la Russia si è sempre più impegnata militarmente nella regione, a fianco del presidente siriano Bashar al Assad e dell’Iran, nel tentativo di sconfiggere lo Stato islamico ma soprattutto di proteggere gli interessi di Mosca nell’area. I contraccolpi dell’ingresso massiccio della Russia nel teatro mediorientale sono sotto gli occhi di tutti: la grave crisi con la Turchia, l’innalzamento della tensione con i Paesi sunniti, Arabia Saudita in testa, a causa del peso crescente dell’Iran nella regione, l’inarrestabile flusso di profughi in fuga da Siria e Iraq… Uno scenario di guerra che certamente preoccupa grandemente Francesco e che sarà certamente tra i temi di confronto e dibattito con Kirill in occasione dell’incontro caraibico.

Il tentativo di papa Bergoglio – come accadde nel settembre 2013, quando sembrava imminente un attacco Usa alla Siria – sarà forse quello di cercare nei fratelli ortodossi una solida sponda per dare nuovamente fiato a una soluzione non bellica al conflitto siriano.

Tutti dicono da tempo che le chiavi della crisi mediorientale siano a Mosca. Forse, con l’aiuto di Kirill e nel nome del «martiri comuni» il cui sangue non deve essere versato invano, si riuscirà a trovare una via percorribile per la pace.

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