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Le scuole cristiane riaprono le aule in Israele. Crisi conclusa?

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28 settembre 2015
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Le scuole cristiane riaprono le aule in Israele. Crisi conclusa?
Fra Abdel Masih in una classe della scuola della Custodia di Terra Santa a Ramleh. (foto Nizar Halloun/CTS)

Le scuole cristiane in Israele hanno messo fine alla serrata e i loro 33 mila studenti tornano in classe. Il Segretariato delle scuole cristiane ha annunciato ieri a mezzogiorno la conclusione di uno sciopero iniziato il primo settembre. L'accordo raggiunto con il ministero dell'Istruzione, però, non soddisfa tutti.


(Gerusalemme – n.h./g.s.) – Le scuole cristiane in Israele hanno messo fine alla serrata. Con quasi un mese di ritardo rispetto agli altri studenti, questa mattina anche i loro 33 mila allievi sono tornati in classe.

Il Segretariato delle 47 scuole cristiane ha annunciato ieri a mezzogiorno la conclusione di uno sciopero iniziato il primo settembre, con l’apertura del nuovo anno scolastico. Le scuole cristiane intendevano lottare contro la discriminazione di cui si sentono vittime e che si è espressa con una drastica riduzione, da alcuni anni a questa parte, dei fondi pubblici stanziati dal ministero competente. I dettagli dell’accordo raggiunto a Gerusalemme sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata a Nazaret.

Secondo l’intesa finalmente conclusa con il governo, e conformemente alla decisione del ministero delle Finanze, le scuole cristiane, entro la fine del 2015, beneficeranno di un versamento una tantum di 50 milioni di shekel (poco meno di 11 milioni e 358 mila euro) effettuato tramite il ministero per l’Uguaglianza sociale. Inoltre, saranno trasferiti 7 milioni e mezzo di shekel (circa un milione e 700 mila euro) per l’anno scolastico in corso. I tagli di bilancio introdotti nel 2013-2014 verranno aboliti. Ogni scuola primaria cristiana ridurrà le rette del 25 per cento.

Le parti hanno anche convenuto di stabilire una commissione paritetica congiunta per discutere della relazione tra le scuole cristiane e il ministero dell’Istruzione – che ha riconosciuto «la loro grande importanza» – e i modi in cui le scuole devono essere finanziate. In base all’accordo, la Commissione sarà presieduta da una persona scelta concordemente dalle due parti. Entro fine marzo 2016 essa presenterà una serie di raccomandazioni al ministero, dopo aver sviscerato le questioni relative allo status legale delle scuole cristiane e ai finanziamenti previsti dal ministero per i prossimi anni.

Un’altra commissione paritaria permanente, anch’essa composta dai rappresentanti del dicastero e delle scuole, dovrà seguire giorno per giorno le problematiche legate all’accordo.

È pure previsto – spiega il comunicato emesso ieri dal Segretariato – che gli insegnanti delle scuole cristiane possano tornare a partecipare ai programmi professionalizzanti promossi dallo Stato per i docenti. Anche gli studenti, a differenza che in passato, saranno ammessi ai corsi suppletivi promossi dal ministero per determinate materie.

L’ultima questione che restava da dirimere era il diritto a proclamare altri scioperi in futuro. Le autorità pubbliche hanno chiesto alle scuole cristiane di impegnarsi a non scioperare fino alla fine del prossimo anno scolastico. Il Segretariato riteneva di assumersi un tale impegno fino alla fine dell’anno in corso. In base all’accordo, le scuole secondarie non faranno più scioperi fino al luglio 2017, mentre per le primarie l’impegno vale fino alla fine del 2016.

Il segretario generale delle scuole cristiane, fra Abdel Masih Fahim – della Custodia di Terra Santa – ha dichiarato, dopo aver illustrato nel dettaglio i termini dell’accordo: «Noi vediamo in questa intesa un successo, benché non abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo. La lotta non è terminata. Abbiamo posto le (nostre) scuole all’ordine del giorno del Paese e abbiamo esercitato una sorta di pressione diplomatica. Ringraziamo tutti. In definitiva il nostro scopo non sono i 50 milioni ottenuti, ma il raggiungimento delle nostre rivendicazioni».

Un gruppo di genitori presenti alla conferenza stampa ha comunque espresso con forza il suo rifiuto dell’accordo, spiegando che, così com’è, lo considera un insulto. Perciò i genitori hanno detto che quest’oggi non avrebbero mandato i figli a lezione, costringendo le scuole a restare chiuse. Secondo loro i termini dell’accordo raggiunto non sono altro che una sconfitta e non si può parlare di successo. La crisi non sembra quindi risolta per tutti.

Sempre nel pomeriggio di ieri, il presidente di Israele che ha seguito il dossier da vicino, al punto di parlarne con Papa Francesco nel corso della sua visita in Vaticano il 3 settembre scorso, ha diffuso un comunicato in cui si compiace del fatto che si sia raggiunta un’intesa.

Rivlin scrive: «Mentre stiamo per entrare nella festa di Sukkot (la festa dei Tabernacoli, o delle Capanne), un tempo per riunirsi e celebrare la diversità, ci tengo a felicitarmi con il ministero dell’Istruzione e i dirigenti delle scuole cristiane, per essere pervenuti a un accordo che permetterà a quelle scuole di riaprire e agli allievi di ritornare ai loro studi. Credo che questa intesa abbia potuto essere costruita grazie al ristabilimento della fiducia tra le due parti, e spero che ciò condurrà a un rafforzamento delle relazioni in futuro».

«Auguro agli studenti e agli insegnanti – ha aggiunto il presidente – molto successo per un anno proficuo e piacevole».

Da parte loro le scuole cristiane hanno assicurato ai genitori e agli studenti che sarà messo in atto un programma particolarmente intensivo così da recuperare le ore scolastiche perdute. L’intento è che nessun ragazzo si ritrovi penalizzato, in particolare coloro che dovranno affrontare a fine anno esami importanti.

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