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Il Messaggio dell’assemblea Ccee in Terra Santa incoraggia i pellegrinaggi

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17 settembre 2015
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Il Messaggio dell’assemblea Ccee in Terra Santa incoraggia i pellegrinaggi
Un momento dei lavori dell'assemblea Ccee convocata in Terra Santa dall'11 al 16 settembre. (foto CMC/Andrea Krogman)

Diffuso ieri il Messaggio dell'assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa, convocato in Terra Santa dall’11 al 16 settembre. I vescovi elencano le principali questioni emerse nel dibattito: nuova spinta all'evangelizzazione, migrazioni, famiglia, pace. E ribadiscono l'importanza dei pellegrinaggi nella terra di Gesù.


(g.s.) – Sono venuti in Terra Santa anche per «incoraggiare i pellegrinaggi nella terra di Gesù per rinnovare la fede e sostenere i cristiani di questi luoghi». Lo scrivono i vescovi europei, radunatisi in Galilea e a Gerusalemme dall’11 al 16 settembre, nel Messaggio dell’assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) diffuso ieri, al termine dei lavori.

Il testo annota: «Venendo qui, i presuli europei hanno voluto anche rinnovare il loro radicamento in Cristo in un momento in cui l’Europa chiede alla Chiesa, anche se non sempre consapevolmente, che annunzi senza paure e con gioia la novità della vita in Cristo che è l’Evangelo».

Il Messaggio non può ignorare il tema delle migrazioni che in questi mesi gravitano verso l’Europa con flussi provenienti soprattutto dall’Africa e dal Medio Oriente. I vescovi scrivono che «la complessità di questo esodo, con le sue inevitabili differenziazioni, richiede da parte dei singoli Stati, le cui situazioni sono radicalmente diverse, molta attenzione al fine di rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate a causa di guerra, persecuzione, miseria. Gli Stati, attraverso le istituzioni necessarie, devono mantenere l’ordine pubblico, garantire la giustizia per tutti e offrire una generosa disponibilità per chi ha veramente bisogno, nella prospettiva anche di una integrazione rispettosa e collaborativa. Grande è l’impegno delle Chiese d’Europa che, seguendo le indicazioni del Santo Padre Francesco, collaborano con gli Stati, i quali sono i primi responsabili della vita sociale ed economica dei loro popoli». Considerata l’ampiezza del fenomeno e delle tragedie umanitarie in corso, il Ccee chiede all’Onu interventi efficaci per la prima accoglienza dei profughi, ma anche «per fermare la violenza e costruire la pace e lo sviluppo di tutti i popoli». È decisivo per la stessa Europa che si stabilisca la pace in Medio Oriente e nel Nord Africa, così come nel continente stesso, a cominciare dall’Ucraina.

Anche per il Medio Oriente occorre ripetere che «il dialogo e lo sviluppo sono il vero nome della pace». Il Ccee dedica un cenno anche a due questioni d’attualità per i cristiani in Israele e Palestina: il caso della collina di Cremisan, a ridosso di Betlemme, dove sta per essere costruito un altro tratto del muro di separazione israeliano, e le attese delle scuole cristiane frustrate dalle politiche del governo di Israele.

Altro tema cruciale, emerso anche in vista del prossimo Sinodo dei vescovi (convocato in Vaticano in ottobre), è quello della famiglia: «Ne è stata ribadita la bellezza umana e cristiana e la sua universale realtà: papà, mamma, figli. Particolare preoccupazione desta il calo demografico che si registra in quasi tutti i Paesi europei. A Nazareth i presidenti delle Conferenze episcopali, insieme alle famiglie locali, hanno pregato per il Sinodo e queste famiglie, insieme ai parroci, hanno assicurato che durante l’assise pregheranno quotidianamente, nella Basilica dell’Annunciazione, per il Papa ed i Vescovi riuniti a Roma. La Chiesa crede fermamente nella famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: essa è la cellula basilare della società e della stessa comunità cristiana. Non si vede perché realtà diverse di convivenza debbano essere trattate nello stesso modo. Particolare preoccupazione desta il tentativo di applicare la “teoria del gender”: è un progetto del “pensiero unico” che tende a colonizzare anche l’Europa e di cui ha parlato spesso Papa Francesco. La Chiesa non accetta la “teoria del gender” perché essa è espressione di una antropologia contraria alla vera e autentica valorizzazione della persona umana».

«In vista dell’Anno della Misericordia – conclude il Messaggio –, i pastori hanno rinnovato il loro impegno per la felicità vera e il destino dell’uomo. Per questo, come i primi apostoli, si rivolgono all’uomo europeo e agli Stati con la parola del Vangelo, consapevoli che solamente in Gesù Cristo trovano risposta le domande profonde del cuore e si compie in pieno l’umanesimo europeo».

Per la versione integrale del Messaggio (in formato PDF), clicca qui.

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