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Il grido dei capi delle Chiese di Aleppo

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14 aprile 2015
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Riceviamo e rilanciamo dalla Siria, un comunicato stampa del Consiglio dei capi delle comunità cristiane ad Aleppo, stilato ieri dopo giornate di aspri bombardamenti sulla città, avvenuti la scorsa settimana, proprio in prossimità della Pasqua ortodossa che si è celebrata il 12 aprile, seguendo il calendario delle Chiese d’Oriente.


Riceviamo e rilanciamo dalla Siria, questo Comunicato stampa del Consiglio dei capi delle confessioni cristiane ad Aleppo, stilato ieri dopo giornate di aspri bombardamenti sulla città, avvenuti la scorsa settimana, proprio in prossimità della Pasqua ortodossa che si è celebrata il 12 aprile, seguendo il calendario delle Chiese d’Oriente.

Resurrezione del Salvatore o sepoltura dei fedeli?

Durante la settimana della Passione redentrice e dei giorni di Pasqua, la nostra città e il nostro popolo hanno sofferto un dolore intenso, una profonda angoscia e sconforto, la notte in cui sono stati presi di mira i quartieri civili della città con granate a razzo la cui capacità distruttiva non avevamo mai sentito e visto prima d’ora!

Siamo andati e abbiamo visto e abbiamo pianto: corpi estratti dalle macerie, brandelli attaccati alle pareti e sangue mescolato al suolo della patria! Decine di martiri di ogni religione e confessione, feriti e mutilati, uomini e donne, anziani e bambini. Abbiamo ascoltato il pianto delle vedove e i lamenti dei bambini e abbiamo visto il panico sui volti della gente.

Dal profondo della sofferenza e della grande angoscia, facciamo appello, gridando, alle persone di retta coscienza, nel caso ci sia qualcuno disposto ad ascoltare: basta con la distruzione e la desolazione! Basta essere un laboratorio per armi di una guerra devastante! Siamo stanchi! Chiudete le porte della vendita di armi e fermate gli strumenti di morte e la fornitura di munizioni. Siamo stanchi!

Che cosa volete da noi? Ditecelo! Perché siamo stanchi!

Volete che restiamo: feriti e umiliati, mutilati e privati di ogni dignità umana?

Oppure che ce ne andiamo con la forza, e siamo distrutti manifestamente?

Ma noi vogliamo vivere in pace, cittadini onesti insieme agli altri figli di questo paese.

Noi non abbiamo paura del martirio, ma rifiutiamo di morire e che il nostro sangue sia il prezzo di un fine sospetto e meschino.

Noi rifiutiamo che vi sia la “Aleppo dei martiri” ma vogliamo che resti la “Aleppo al-Shahbah (letteralmente «la grigia», dal tipico colore dei suoi edifici – ndt)”, testimone della tenerezza, dell’amore e della pace, del perdono e del dialogo. Aleppo la città, il gioiello prezioso sulla corona del nostro Paese, la Siria, con tutte le sue componenti e la sua diversità di civiltà, culturale, religiosa e confessionale.

La misericordia ai nostri martiri, la guarigione ai nostri malati, la tranquillità nell’animo dei nostri figli e la sicurezza e la pace a tutti i nostri cittadini.

13 aprile 2015

(traduzione dall’arabo a cura della redazione)

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