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Si avvicina il viaggio del Papa e in Israele si moltiplicano gli oltraggi ai cristiani

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9 maggio 2014
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Si avvicina il viaggio del Papa e in Israele si moltiplicano gli oltraggi ai cristiani
Un addetto del municipio di Gerusalemme cancella i graffiti tracciati nella notte del 9 maggio nei pressi della chiesa rumena a Gerusalemme. (foto Yonatan Sindel/Flash90)

Il pellegrinaggio ecumenico di Papa Francesco in Terra Santa è ormai alle porte (24-26 maggio), ma in Israele il clima tra i cristiani non è del tutto festoso. A turbarlo, negli ultimi giorni, sono gli oltraggi, spesso blasfemi, nei confronti della loro fede e delle loro comunità. Ormai sui muri ne appaiono a cadenza quasi quotidiana. E le autorità religiose si mobilitano.


(Milano/g.s.) – Il pellegrinaggio ecumenico di Papa Francesco in Terra Santa è ormai alle porte (24-26 maggio) ma in Israele il clima tra i cristiani non è del tutto festoso. A turbarlo, negli ultimi giorni, sono gli oltraggi spesso blasfemi nei confronti della loro fede e delle loro comunità. Ormai ne appaiono a cadenza quasi quotidiana, soprattutto a Gerusalemme. Sono graffiti tracciati nottetempo in ebraico sui muri delle chiese o di altri edifici di proprietà cristiana. La scorsa notte, nei pressi di una chiesa rumena a Gerusalemme, i graffitari della campagna Tag mehir («Il prezzo da pagare», in ebraico) hanno inneggiato al re Davide, di biblica memoria, contrapponendolo a Gesù. Le scritte tracciate la notte del 5 maggio nei pressi degli uffici dell’Assemblea degli ordinari cattolici – vicino al Centro Notre Dame, di proprietà del Vaticano – si auguravano invece la morte «degli arabi, dei cristiani e di tutti coloro che odiano Israele». Giorni addietro, come abbiamo già riferito, altri atti di teppismo in un santuario a Tabgha, sulle rive del lago di Tiberiade, e una lettera di minacce recapitata al vescovo Giacinto Boulos Marcuzzo.

Molte voci si levano puntualmente ad esprimere solidarietà ai cristiani, ma ultimamente le autorità politiche israeliane sembrano meno sollecite, forse distratte da altri problemi.

I responsabili religiosi delle comunità cristiane non ci stanno a passare sotto silenzio queste ripetute provocazioni e hanno deciso di alzare il tono della protesta, non limitandosi più a censire puntualmente ogni episodio e a denunciarlo alla polizia e alla stampa.

Questa mattina, a nome della Custodia di Terra Santa, fra Pierbattista Pizzaballa ha diffuso un comunicato nel quale esprime «grande preoccupazione» per quanto riferiscono la polizia e i servizi di sicurezza israeliani, secondo i quali ci sarebbe la volontà, da parte di gruppi estremisti, di causare danni ai luoghi santi cristiani e alla stessa popolazione cristiana in Israele. Tanto più che questo accade alla vigilia della visita papale e potrebbe ripetersi anche durante il soggiorno di Bergoglio in Israele.

«È difficile non notare come queste attività violente vadano intensificandosi con l’avvicinarsi della visita del Papa», scrive il Custode di Terra Santa, che chiude il comunicato con un richiamo: «Facciamo appello a tutte le componenti (sociali) in Israele, inclusi gli apparati di sicurezza, perché si agisca con urgenza contro questi estremisti, così da assicurare la pubblica sicurezza e la protezione dei luoghi santi cristiani in Israele».

Il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, ha convocato una conferenza stampa nel pomeriggio di domenica 11 maggio – giorno lavorativo in Israele – a Haifa, poco prima della consueta processione alla Madonna del Carmelo. Il patriarca parlerà della situazione dei cristiani e denuncerà i ripetuti attacchi in corso.

Sempre nella serata dell’11 maggio, alle 18.00, è prevista una manifestazione di sensibilizzazione e protesta davanti alla residenza del primo ministro a Gerusalemme. A promuoverla è il Consiglio di coordinamento interreligioso in Israele (Icci).

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