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Domenica a Betlemme la vertenza di Cremisan alla tavola del Papa

Giuseppe Caffulli, da Gerusalemme
23 maggio 2014
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Domenica a Betlemme la vertenza di Cremisan alla tavola del Papa
Un momento della messa celebrata il 23 maggio tra gli ulivi di Cremisan da padre Ibrahim Shomali, parroco di Beit Jala. (foto G. Caffulli)

Cremisan è una vallata che si apre alle spalle della collina di Beit Jala, nei pressi di Betlemme, un’oasi di verde da anni oggetto di una battaglia legale che ha risonanza anche al di fuori della Terra Santa. E che, durante la visita del Papa a Betlemme, non mancherà di essere sottolineata dagli esponenti della Chiesa locale e dalle organizzazioni per i diritti umani.


Cremisan è una vallata che si apre alle spalle della collina di Beit Jala, nei pressi di Betlemme, un’oasi di verde e di pace famosa anche per il vino che i padri salesiani vi producono da molti decenni. Da lungo tempo l’area è oggetto di una battaglia legale che ha risonanza anche al di fuori della Terra Santa. E che, durante la visita del Papa a Betlemme, non mancherà di essere sottolineata dagli esponenti della Chiesa locale e dalle organizzazioni per i diritti umani.

Per richiamare ulteriormente l’attenzione dei media internazionali sulla questione, oggi pomeriggio, a margine della messa che si celebra ormai da tempo all’aperto in un appezzamento di terreno poco lontano dalla casa delle religiose salesiane, il parroco di Beit Jala, padre Ibrahim Shomali, ha tenuto una singolare conferenza stampa, alla quale hanno partecipato anche alcune famiglie che pranzeranno con Papa Francesco domenica a Betlemme, presso la struttura francescana Casa Nova.

«Speriamo – ha auspicato abuna Ibrahim – che il Santo Padre, bene informato della nostra situazione, si pronunci in merito alla vicenda. Non possiamo permettere che si compia un vero e proprio scempio, una grave ingiustizia nei confronti di tante famiglie cristiane di questa zona».

Per rendere ancora più esplicito il messaggio, il sacerdote ha fatto realizzare diversi striscioni stradali che sono stati posti per le vie di Betlemme, con la scritta in spagnolo: «Chiediamo giustizia per la Palestina».

«Per noi è fondamentale difendere questa terra – spiega il parroco –. Se verrà completato il tracciato del muro di separazione, che incombe ormai dall’alto della collina, l’intera valle e la proprietà di molte famiglie finirà al di là della barriera. Da noi, se uno perde la terra, non ha grandi possibilità se non l’emigrazione».

La vicenda di Cremisan risale ormai a diversi anni fa ed è oggi nelle mani della giustizia israeliana, alla quale si sono rivolti gli istituti religiosi e le famiglie di Beit Jala (sotto il patrocinio della Società di Saint Yves, un’organizzazione cattolica per i diritti umani emanazione del Patriarcato latino di Gerusalemme). L’Alta Corte d’Israele ha di recente fermato la costruzione del muro di separazione in forma cautelativa, chiedendo alle autorità di considerare la richiesta di un tracciato diverso che non comprometta i terreni delle 58 famiglie di Cremisan.

«Il caso non è chiuso finché non ci sarà una sentenza definitiva. La decisione del tribunale è un’indicazione che mostra le debolezze delle motivazioni portate dal Ministero israeliano competente. Nutriamo certamente una nuova speranza», spiega l’avvocato Zvi Avni, che rappresenta in giudizio la congregazione dei salesiani. Una nuova udienza presso l’Alta Corte è fissata per il 30 luglio prossimo, ma nel frattempo la protesta pacifica degli abitanti di Cremisan, capeggiati dal parroco, non si arresta.

«La famiglie che parteciperanno al pranzo con il Papa domenica a Betlemme – afferma abuna Ibrahim – mi auguro abbiano la possibilità di dire al Santo Padre una parola sulle ragioni della nostra battaglia. Ma intanto sono qui, tra queste vigne e questi ulivi, per pregare affinché la visita del Papa sia un successo. E per invocare dal Signore la giustizia e la pace su questa nostra terra tribolata».

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