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Il patriarca Bartolomeo attende con gioia l’incontro di maggio con il Papa

Terrasanta.net
25 febbraio 2014
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Il patriarca Bartolomeo attende con gioia l’incontro di maggio con il Papa
Il patriarca Bartolomeo I. (foto: Patriarcato ecumenico di Costantinopoli)

Secondo il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il 50.mo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora a Gerusalemme, che ricorre quest’anno, è una «enorme possibilità» per approfondire i legami cattolico-ortodossi. Per questo non vede l'ora di commemorare quell'evento con Papa Francesco in maggio.


(Milano/e.p.) – Secondo il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il 50.mo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora a Gerusalemme, che ricorre quest’anno, è una «enorme possibilità» per approfondire i legami cattolico-ortodossi.

«Con gioiosa attesa e con un profondo senso di fratellanza, guardiamo con piacere al momento in cui, molto presto, nella Città Santa di Gerusalemme si svolgerà l’incontro commemorativo con il nostro amato fratello in Cristo, Sua Santità Papa Francesco», ha scritto il patriarca in una dichiarazione pubblicata il 18 febbraio sul sito Internet del Fanar, la sede patriarcale

Bartolomeo ha poi aggiunto: «Per questa ragione, sulle orme di papa Paolo VI e del patriarca Atenagora esprimiamo il nostro desiderio di promuovere le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Duemila anni fa, fu proprio a Gerusalemme che la Luce risorse dalla tomba. È questo il luogo in cui la luce della pace, della mutua fiducia e dell’amore fraterno risplende luminosa per il bene delle nostre due Chiese e del mondo intero».

Intanto a Gerusalemme proseguono i preparativi per il pellegrinaggio papale in calendario dal 24 al 26 maggio prossimo. La commissione vaticana che prepara e coordina i viaggi del Papa era nuovamente a Gerusalemme nei giorni scorsi per definire il programma nei dettagli.

Recentemente Papa Francesco ha chiesto ai dirigenti dell’American Jewish Committee (il Comitato ebraico americano), in visita a Roma, di pregare per il suo viaggio a Gerusalemme.

Qualche israeliano e palestinese ha espresso la propria delusione per una visita che sarà piuttosto rapida. Basti considerare che Benedetto XVI e il beato Giovanni Paolo II trascorsero circa una settimana in Terra Santa durante i pellegrinaggi che effettuarono, rispettivamente, nel 2009 e nel 2000. C’è chi si stupisce del fatto che Papa Francesco, che pure è noto per la sua devozione mariana, abbia deciso di non far tappa a Nazaret.

Dal canto suo, il rabbino David Rosen, responsabile delle questioni interreligiose per il Comitato ebraico americano, ha detto ai giornalisti, dopo aver incontrato il Papa il 13 febbraio scorso, che «tutti – giordani, palestinesi o israeliani – sono emozionati e pronti ad accoglierlo. Indipendentemente dalla sua durata, il viaggio sarà un successo garantito».

«Speriamo – ha proseguito Rosen – che il Papa possa trasmetterci un senso di maggiore speranza per il futuro. È di questo che il Medio Oriente ha bisogno».

Anche le Chiese locali sono trepidanti per la visita del Papa. Numerose commissioni sono state insediate per coprire i vari aspetti organizzativi (dalla comunicazione, alla liturgia, alla logistica). La Custodia di Terra Santa, il patriarcato latino di Gerusalemme e gli altri leader cristiani della regione stanno coordinandosi con le autorità civili locali e con il Vaticano perché tutto possa funzionare al meglio.

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