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Un «atlante» della cittadinanza attiva sulle sponde del Mediterraneo

Manuela Borraccino
16 gennaio 2014
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Un «atlante» della cittadinanza attiva sulle sponde del Mediterraneo

Il nuovo libro di Gianluca Solera è un viaggio nei luoghi della tensione verso un Riscatto mediterraneo (così il titolo dell'opera). L'autore di Muri, lacrime e za’tar torna in libreria con un saggio che esplora i collegamenti fra le rivolte arabe e le migliaia di iniziative che in Grecia, in Spagna, in Israele, nei Balcani, stanno configurando nuove opportunità di condivisione, occupazione, solidarietà sociale.


Che cosa hanno in comune i giovani di piazza Tahrir e il movimento M15 di Madrid, gli attivisti greci e quelli contro la Tav in Val di Susa? Gianluca Solera ha condotto un viaggio oltre i luoghi delle proteste che hanno scosso la sponda nord e sud del Mediterraneo, alla ricerca delle idee e gruppi che stanno costruendo nuove forme di democrazia partecipativa e il superamento dei modelli di vita e di consumo capitalistici.

«Non occuparti solo dei palestinesi: guardati intorno». È iniziato così, con il monito di un’amica egiziana, il viaggio di Solera nei luoghi dove al malessere si unisce la ricerca di alternative al sistema vigente, ovvero la tensione verso un Riscatto mediterraneo, come recita il titolo di questo saggio dall’amplissimo orizzonte geografico e concettuale. Esperto di pianificazione territoriale, consigliere al Parlamento europeo, per sette anni dirigente della Fondazione Anna Lindh, dove ha costruito una rete di quattromila organizzazioni per la cooperazione nel Mediterraneo, l’attivista reso celebre dal libro Muri, lacrime e za’tar torna in libreria con un volume che esplora e i collegamenti fra le rivolte arabe e le migliaia di iniziative che in Grecia, in Spagna, in Israele, nei Balcani, stanno configurando nuove opportunità di condivisione, occupazione, solidarietà sociale.

Solera abitava da sei anni ad Alessandria d’Egitto – la città dove tutto ha avuto inizio, nel giugno 2010, con l’uccisione da parte della polizia di Khaled Said – quando scoppiò la rivolta che ha disarcionato Hosni Mubarak. Dagli Shabat at-Thawra di piazza Tahrir agli attivisti di Tamarrud dell’estate 2013: sembrano esserci voluti tre anni e molto sangue versato per ritrovarsi al punto di partenza, quello del potere in mano ai generali. Perché il problema, riflette l’autore, non è solo il cambio regime, ma la costruzione di una coscienza collettiva sul diritto allo sviluppo. «Lasciare la piazza è stato il nostro più grande errore strategico: saremmo dovuti rimanere a Tahrir per scrivere una Costituzione, perché le costituzioni si fanno prima dei parlamenti», è l’autocritica dell’attivista cristiana egiziana Sally Tomaa.

Il volume fa respirare ai lettori i gas lacrimogeni delle proteste, ma restituisce anche la freschezza delle discussioni che hanno animato chi si è riversato in strada, dormendo in tenda per mesi, a Tel Aviv – dove il caro-vita ha portato ad una mobilitazione di massa come non si vedeva da decenni – o a Madrid, dove lo scoppio della bolla immobiliare ha causato oltre 350 mila espropriazioni per insolvenza dal 2007 ad oggi. Solera racconta come la Grecia, con un tasso di disoccupazione al 29 per cento, abbia visto nascere centinaia di cooperative. Svela gli interessi economici che trattengono oltre il dovuto migliaia di rifugiati a Lampedusa. Denuncia le ambiguità sulla costruzione della linea Tav tra Torino a Lione.

Così, al viaggio nel mondo delle tenebre della crisi siriana raccontata dai superstiti che hanno trovato rifugio in Turchia, o all’ingresso nelle famigerate carceri libiche dove si intuisce, fra silenzi e mezze ammissioni, quale possa essere la povertà materiale e morale della vita da mercenari, si accompagnano il racconto sulla creatività e il coraggio dei tanti che si sono rimboccati le maniche per rimettere in marcia i loro Paesi.

Ed è questo il minimo comun denominatore di storie diversissime fra loro per contesto, genesi, motivazioni e obiettivi: l’infinità capacità umana di reagire alle difficoltà.

Il filo conduttore del libro è il risveglio della società civile, lo stesso slancio declinato nelle diverse situazioni politiche e sociali. Come mostrano due fra le icone tratteggiate con umanità e maestria narrativa da Solera: quella dell’israeliano Yigal Ramban, animatore delle proteste a Tel Aviv e coscienza critica della militarizzazione che lo Stato di Israele ha imposto alla società civile negli ultimi 15 anni: «Io indosso l’uniforme per farmi capire dagli israeliani – spiega – e quando sono agli arresti cerco di cambiare la testa di poliziotti e carcerati, persone che altrimenti non raggiungerei facilmente». O quella, al di là del Muro, dell’attivista palestinese Abdallah Abu Rahma, emblema della non violenza come nuova frontiera della lotta di liberazione nazionale palestinese. Con una certezza che accomuna nei diversi contesti i cittadini delle due sponde del Mediterraneo: è ancora buio fitto ma, ricorda Solera, «il giorno non sorge prima del punto più nero della notte».


Gianluca Solera
Riscatto mediterraneo
Voci e luoghi di dignità e resistenza
ed. Nuova Dimensione, Portogruaro (Ve) 2013
pp. 384 – 18,00 euro

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