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Egitto, identità e Costituzione

di Elisa Ferrero
16 dicembre 2013
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Secondo quanto annunciato dal presidente ad interim Adly Mansour, il referendum costituzionale si terrà il 14 e 15 gennaio 2014. Nel frattempo, prosegue il serrato dibattito sui vari articoli della nuova bozza costituzionale. Altrettanto interessante, tuttavia, è il confronto dei preamboli delle ultime Costituzioni. È nei preamboli, infatti, che possiamo meglio riconoscere il riflesso dei conflitti e delle problematiche che l’Egitto ha attraversato nell’ultimo mezzo secolo.


Secondo quanto annunciato dal presidente ad interim Adly Mansour, il referendum costituzionale si terrà il 14 e 15 gennaio 2014. Nel frattempo, prosegue il serrato dibattito sui vari articoli della nuova bozza costituzionale, sui quali si concentra la quasi totalità delle analisi che propongono accurate comparazioni con la Costituzione del 2012. Altrettanto interessante, tuttavia, è il confronto dei preamboli di queste Costituzioni, alle quali è utile affiancare anche quello della Costituzione del 1971. È nei preamboli, infatti, che possiamo meglio riconoscere il riflesso dei conflitti e delle problematiche che l’Egitto ha attraversato nell’ultimo mezzo secolo.

Il preambolo della Costituzione del 1971 ha toni nazional-socialisteggianti, menzionando più volte le masse (jamahir) di villaggi e città, i lavoratori dei campi e delle fabbriche, la lotta per l’indipendenza e la nazione araba. Il preambolo della Costituzione “islamista” del 2012 pone invece l’accento su alcune espressioni-chiave (rivisitate) della cultura politica democratica moderna e della rivoluzione del 25 gennaio 2011: autorità del popolo, regime di governo democratico, dignità dell’individuo e della nazione, libertà come diritto fondamentale, eguaglianza ed eguali opportunità per tutti, sovranità della legge, unità e difesa della nazione, ecc. Fra le righe si può leggere il tentativo, da parte di una Costituente quasi esclusivamente islamista, ampiamente boicottata dalle forze laiche, di adeguarsi al linguaggio democratico moderno, per accreditarsi, anche internazionalmente, come la nuova «via islamica alla democrazia». Questo preambolo, tuttavia, tralascia significativamente altre espressioni-chiave della cultura democratica moderna, come i diritti delle minoranze e delle donne (questi ultimi sostituiti con la frase «non c’è dignità per una nazione che non onora le donne, sorelle e compagne degli uomini»).

Il preambolo della nuova bozza costituzionale, dal canto suo, occupa ben tre pagine e mezzo (il doppio dei preamboli del 1971 e del 2012), compiendo, in forma quasi poetica, un rapido excursus storico dalle origini della storia a oggi, che propone, al tempo stesso, una narrazione fondante per l’identità egiziana. In altre parole, evoca i «pilastri» di questa identità, rileggendo la storia attraverso un sentire comune a gran parte degli egiziani. Non importa quanto storicamente fondata sia questa narrazione, ciò che conta è che è all’incirca la stessa che uno straniero si sentirà ripetere molte volte, se frequenterà l’Egitto sufficientemente a lungo. Ma soprattutto, ci parla di come i conflitti che oggi attraversano il Paese, fra i quali il recente «rigetto» della Fratellanza Musulmana da parte della società egiziana, coinvolgano l’intima identità di un popolo, prima ancora di essere conflitti politici o di potere.

Il preambolo ristabilisce fin dalla primissima riga il ruolo centrale dell’Egitto nella storia del mondo intero, affermando che «l’Egitto è il dono del Nilo ed è il dono degli egiziani all’umanità». Procede dicendo che «l’Egitto arabo – con la genialità della sua posizione geografica e della sua storia – è il cuore del mondo intero, punto d’incontro delle sue civiltà e culture, crocevia dei trasporti marini e delle comunicazioni. È la testa dell’Africa affacciata sul Mediterraneo e il luogo in cui sfocia il suo fiume più grande: il Nilo».

A questo punto inizia l’excursus storico. L’Egitto è descritto come il luogo nel quale, alle origini della storia, «emerse l’alba della coscienza umana, manifestandosi nei cuori dei nostri grandi antenati che, unendo la loro buona volontà, fondarono il primo Stato centrale». E fu sempre in Egitto che questi antenati «rivolsero i loro cuori al cielo, prima che la Terra conoscesse le tre religioni celesti», perché l’Egitto è anche «la culla della religione e lo stendardo della gloria delle tre religioni celesti» (la Costituzione del 2012 lo definiva invece come «lo Stato che sviluppò il credo del monoteismo»).

Questo preambolo dà ampio spazio alla religione, molto più di quanto facesse la Costituzione «islamista» (forse per confutare le accuse di miscredenza rivolte da molti islamisti alle forze laiche, sostenitrici della destituzione del presidente Mohammed Morsi?). Tuttavia, mantiene sempre una prospettiva religiosa pluralista, almeno per quanto riguarda ebraismo, cristianesimo e Islam, perché le altre religioni non sono prese in considerazione. L’Egitto, infatti, è «la terra dove Mosè è cresciuto, gli si è manifestata la luce divina e, sul Monte Sinai, è disceso su di lui il Messaggio Divino». È la terra dove «gli egiziani hanno accolto la Vergine e il suo Bambino, e poi hanno offerto migliaia di martiri in difesa della Chiesa di Cristo». È il luogo in cui, «quando il Sigillo dei Profeti Muhammad fu inviato a tutte le genti per rendere perfette le qualità morali, i nostri cuori e le nostre menti si sono aperti alla luce dell’Islam, e fummo i migliori soldati della Terra nella lotta (jihad) sulla via di Dio». In conclusione, «Questo è l’Egitto, una patria nella quale viviamo e che vive in noi», come qualsiasi emigrato egiziano potrebbe sottoscrivere.

Il preambolo passa quindi all’età ottocentesca, citando la fondazione dello Stato moderno per mano di Muhammad Ali e ricordando la lunga serie di sollevazioni e rivolte che hanno costellato la lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, finché – e qui si opera un cruciale collegamento storico – l’esercito egiziano si è schierato con la rivoluzione del 25 gennaio 2011 e del 30 giugno 2013, qui identificate come un’unica rivoluzione (alcuni nostalgici del regime di Mubarak, invece, interpretano la rivolta del 30 giugno come una correzione di quella del 25 gennaio e come il ripristino dello status quo). E dunque, la rivoluzione del 25 gennaio/30 giugno non è altro che un’estensione (imtidad) di una lunga lotta patriottica che conta fra i suoi simboli i nomi illustri del nazionalismo egiziano, come Ahmed Orabi, Mustafa Kamel, Muhammad Farid, Saad Zaghloul, Mustafa al-Nahhas, Talaat Harb e naturalmente Gamal Abdel Nasser, tutti menzionati esplicitamente nel preambolo.

Particolare enfasi è data al legame speciale fra il popolo egiziano e il suo esercito, pilastro dello Stato fondato da Muhammad Ali. Quest’esercito fu capace di respingere l’Aggressione Tripartita del 1956 e di «sconfiggere la sconfitta» (il riferimento è alla guerra arabo-israeliana dei Sei giorni, nel 1967) nella «gloriosa Guerra di Ottobre» (o di Yom Kippur, nel 1973), che «assegnò al presidente Anwar al-Sadat un posto speciale nella nostra storia recente».

Ma alla rivoluzione del 25 gennaio/30 giugno è riconosciuto un carattere peculiare rispetto «alle rivoluzioni della storia dell’umanità», cioè la «massiccia partecipazione popolare, stimata attorno alle decine di milioni di persone». Inoltre, questa rivoluzione si distingue per il suo «pacifismo, il superamento delle divisioni di classe e delle ideologie, la benedizione di al-Azhar e della Chiesa, e la protezione dell’esercito».

Infine, il preambolo giunge a parlare dello Stato: «democratico, moderno, con un governo civile, che chiude la porta a corruzione e tirannia», dichiarando che gli egiziani credono «nella democrazia come strada, futuro e modo di vita, nel pluralismo politico, nella pacifica alternanza di governo, nel popolo come unica fonte dell’autorità». I principi della sharia sono ribaditi essere la fonte principale delle leggi, secondo l’interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale. E in conclusione, la Costituzione è dichiarata essere in armonia con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sancendo e proteggendo le libertà, l’uguaglianza, e i diritti e i doveri dei cittadini, senza discriminazioni.

Il preambolo della nuova bozza costituzionale egiziana ha queste e molte altre storie da raccontare, a chi ha orecchie per intendere.

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