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Al Cairo morti e feriti tra copti e musulmani di nuovo ai ferri corti

Carlo Giorgi
10 aprile 2013
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Al Cairo morti e feriti tra copti e musulmani di nuovo ai ferri corti
Uno degli edifici devastati dagli incendi appiccati nel quartiere di Khosous al Cairo nei giorni scorsi.

Ancora aspramente sotto attacco la Chiesa copta in Egitto: sette morti in pochi giorni, oltre a decine di feriti, sono il frutto di due scontri avvenuti tra il 5 e l'8 aprile. Scontri che hanno portato papa Tawadros II, patriarca dei copti ortodossi, a invocare significativamente la giustizia divina. Intanto si lavora per cercare di ridurre le tensioni.


(Milano) – Ancora aspramente sotto attacco la Chiesa copta in Egitto: sette morti in pochi giorni, oltre a decine di feriti, sono il frutto di due scontri avvenuti tra venerdì sera e lunedì mattina. Scontri che hanno portato papa Tawadros II, patriarca di Alessandria dei copti (ortodossi), a invocare significativamente la giustizia divina («Le nostre condoglianze alle famiglie di coloro che riposano nella speranza della resurrezione – ha twittato ieri Tawadros -. La giustizia divina si esprimerà al momento opportuno»).

Le prime violenze si sono verificate nella serata di venerdì 5 aprile presso la chiesa di San Giorgio, nel villaggio di Khosous a nord del Cairo, nel governatorato di Qalyubiya. «Alcuni sceicchi hanno pubblicamente incitato i fedeli contro di noi nelle moschee – ha raccontato padre Suriel, della chiesa di San Giorgio -. Le forze dell’ordine sono arrivate tardi e gli scontri si sono svolti sotto i loro occhi».

Secondo il quotidiano copto online al Watani, la violenza si è scatenata quando l’altoparlante di una moschea ha incitato i fedeli a «ripulire la zona dagli sporchi cristiani». In particolare al microfono avrebbe parlato lo sceicco Mustafa al-Agalati.

I musulmani hanno assaltato la chiesa, mentre i cristiani si barricavano al suo interno, cercando aiuto attraverso Facebook e Twitter. Pare che siano state utilizzate anche armi da fuoco. Manifestanti mascherati avrebbero bruciato l’asilo nido della chiesa, come anche la chiesa battista e diversi negozi appartenenti ai copti. Gli scontri hanno provocato l’uccisione di un musulmano e di quattro cristiani. Secondo le perizie volute dal tribunale, i copti sarebbero stati uccisi da colpi di armi automatiche, sparati dall’alto, che hanno raggiunto le vittime alla testa, al viso o al cuore. I nomi delle quattro vittime copte sono Marsouq Atteya, Morkos Kamal, Victor Manqarios ed Essam Zakhary, uomini dai 25 ai 45 anni. Delle venti persone rimaste ferite, 17 sono copti e tre musulmani.

Pare incredibile, ma non si sa esattamente perché sia scoppiata la violenza: secondo un sacerdote di Khosous, gli sconti sarebbero la degenerazione di una disputa sorta tra una famiglia cristiana – che vive in un quartiere con una grande presenza di salafiti – e una famiglia musulmana: un gruppo di salafiti avrebbe molestato una donna cristiana, sostenendo che non fosse vestita decentemente; i copti avrebbero chiamato la polizia e i salafiti si sarebbero, per questo, ripromessi di vendicarsi. In base a una seconda versione, gli scontri sarebbero stati causati da molestie subite da una donna copta. Un’altra testimonianza, invece, riferisce di alcune scritte oltraggiose contro l’Islam tracciate sul muro di una moschea. Quindici persone sospettate di aver preso parte alle violenze sono state fermate per accertamenti su disposizione del tribunale locale.

La seconda ondata di scontri, avvenuta tra la sera di domenica 7 e il lunedì mattina, è uno strascico della prima. Infatti, domenica sera si stavano celebrando nella cattedrale copta del Cairo proprio i funerali dei quattro cristiani uccisi a Khosous. Al termine della processione, dozzine di giovani si sarebbero raccolti proponendosi di marciare verso la sede del ministero della Difesa egiziano, per chiedere maggiore protezione all’esercito. Prima che il corteo potesse muoversi però, oppositori musulmani hanno lanciato bottiglie molotov contro i copti. Questo ha provocato l’intervento della polizia e l’inizio degli scontri, nel corso dei quali ci sono stati due morti e oltre 80 feriti. I cancelli della cattedrale sono stati divelti.

Secondo il giornale israeliano Haaretz, anba Moussa, l’arcivescovo incaricato della pastorale giovanile, ha spiegato che le tensioni settarie che divampano in Egitto richiedono uno sforzo politico, diplomatico e di sicurezza, oltre ad un intenso impegno sociale, per prevenire la diffusione della violenza che potrebbe destabilizzare il Paese. L’ecclesiastico ha inoltre aggiunto che le forze di sicurezza non hanno agito correttamente e non sono riuscite ad evitare che gli assalitori portassero il loro attacco contro la Chiesa . Ha anche sostenuto che le forze di sicurezza, simpatizzando per gli assalitori dei Fratelli Musulmani, hanno lanciato gas lacrimogeni dentro il recinto della cattedrale.

La notizia delle violenze ha suscitato sdegno e preoccupazione anche a livello internazionale: dalla sua sede di Ginevra il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il reverendo Olav Fykse Tveit, ha condannato gli attacchi invitando i capi religiosi e politici egiziani a promuovere messaggi di armonia e amicizia. Per stemperare la tensione il presidente egiziano Mohammed Morsi ha chiamato al telefono il patriarca Tawadros II per manifestargli il suo dispiacere. Morsi ha dichiarato a Tawadros che considera ogni danno fatto alla chiesa come un affronto personale a lui e al suo ufficio, specificando di aver ordinato immediatamente un’inchiesta per portare i responsabili di fronte alla giustizia.

In tutto questo disastro, il sito copto  al Watani riporta anche una buona notizia: dopo gli attacchi di venerdì si stanno moltiplicando gli sforzi, sia tra le autorità che tra la gente semplice, per riportare la pace nel popoloso distretto di Khosous. Adel Zayed, il governatore del distretto, è in contatto con il vescovo anba Morqos per lavorare insieme al fine di dissipare la tensione. Allo stesso tempo, molti abitanti di Khosous, sia cristiani sia musulmani, si sono incontrati per manifestare assieme per la pace.

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