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In Libia una Pasqua tesa per i cristiani

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29 marzo 2013
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Quest’anno in occasione della Pasqua, le chiese libiche sono – per la prima volta negli ultimi anni – sotto uno stretto controllo delle forze di sicurezza, per il timore di aggressioni da parte di militanti islamisti. In Libia i fondamentalisti islamici, che il regime di Muammar Gheddafi aveva represso per 42 anni, ora stanno «mostrando i muscoli».


(Milano/c.g.) – Quest’anno in occasione della Pasqua, le chiese libiche sono – per la prima volta negli ultimi anni – sotto uno stretto controllo delle forze di sicurezza, per il timore di aggressioni da parte di militanti islamisti. E un certo numero di agenti di polizia sono stati dislocati nei pressi alla cattedrale copta di Tripoli.

Il reverendo Vasihar Bashkaran, della chiesa anglicana di Cristo Re nella città vecchia di Tripoli, ha dichiarato all’agenzia Bloomberg che terrà chiuse le porte della sua chiesa durante le celebrazioni, a differenza degli anni scorsi in cui le porte aperte permettevano ai fedeli di entrare e uscire. «Ho chiesto ai fedeli si non sostare nelle vicinanze della chiesa e di tornare subito a casa dopo la messa – ha dichiarato Baskaran – non vogliamo provocare alcun incidente». Baskaran ha anche raccontato di aver cancellato, la scorsa domenica, la consueta processione delle palme, che avveniva per le strade del quartiere in forma pubblica.

In Libia i fondamentalisti islamici, che il regime di Muammar Gheddafi aveva represso per 42 anni, ora stanno «mostrando i muscoli», approfittando del vuoto di potere successivo alla caduta del dittatore, avvenuta nel 2011. Secondo Bloomberg il primo obiettivo dei fondamentalisti sarebbe stato la minoranza sufi vittima, nei mesi scorsi, di saccheggi delle sue biblioteche e distruzione di diversi luoghi di culto.

Nell’ultimo periodo, invece, il bersaglio dei militanti islamici sarebbero diventati fedeli, chiese e cimiteri cristiani. A febbraio in Libia si sono registrati attacchi armati a preti cattolici e ortodossi, mentre a marzo decine di cristiani copti – immigrati dall’Egitto – sono stati arrestati nella città di Bengasi con l’accusa di proselitismo, solo perché in possesso di libri religiosi.

In Libia i cristiani sono circa l’1 per cento di una popolazione di 6,5 milioni di abitanti e sono per la maggior parte stranieri.

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