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Il calcio israeliano reagisce al razzismo

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11 febbraio 2013
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Il calcio israeliano reagisce al razzismo
Gabriel Kadiev (a sinistra) con il compagno di squadra Zaur Sadayev. (foto Yonatan Sindel/Flash90)

Zaur Sadayev e Gabriel Kadiev - fino a poche settimane fa stelle del club ceceno del FC Terek Grozny - sono due calciatori di religione musulmana da poco approdati nel campionato israeliano. Il loro arrivo è stato salutato rabbiosamente dalla tifoseria del Beitar Jerusalem, non nuova a gesti intolleranti nei confronti dei musulmani. Ma ieri al debutto in campo...


(Milano/c.g.) – Gabriel Kadiev, promessa cecena di 19 anni, è – suo malgrado – il giocatore più famoso del campionato di calcio israeliano; e questo, nonostante quest’anno abbia giocato per soli 10 minuti, domenica scorsa. Il fatto è che Gabriel è musulmano e la squadra per cui ha recentemente firmato un contratto, il Beitar Jerusalem, ha una tifoseria tristemente nota per la sua intolleranza nei confronti di arabi e musulmani.

Il «caso Kadiev» è nato quando Arkady Gaydamak, miliardario ebreo di origini russe e presidente del Beitar Jerusalem, ha deciso di rafforzare la propria squadra con l’acquisto di Zaur Sadayev e Gabriel Kadiev, stelle del FC Terek Grozny, club dell’omonima città cecena. Il fatto che entrambi i giocatori, pur non essendo arabi, siano di religione musulmana ha scatenato la tifoseria del Beitar, bastione della destra israeliana; una tifoseria capace di condizionare il proprio club al punto che il Beitar è l’unica squadra di calcio del Paese che non ha mai ingaggiato un giocatore di origine araba.

Secondo l’agenzia Reuters i tifosi, dopo l’acquisto dei due calciatori ceceni avrebbero esposto uno striscione che recitava: «Il Beitar rimarrà sempre puro», accompagnandolo con cori di razzisti. La Federazione di calcio israeliana, per questo motivo, ha squalificato lo stadio di Gerusalemme per cinque partite, multando il club per 50 mila shekel (circa 10 mila euro). Giovedì scorso, 7 febbraio, quattro tifosi del Beitar sono stati denunciati per i cori razzisti scanditi allo stadio. Il giorno dopo gli uffici della società calcistica sono stati dati alle fiamme, mandando in cenere coppe e ricordi della squadra. Secondo il rapporto dei vigili del fuoco, i responsabili potrebbero essere proprio appartenenti alle fasce estremiste dei tifosi.

Tutto ciò ha provocato lo sdegno di molte figure pubbliche: «Non sono tifosi, ma criminali», ha commentato il sindaco di Gerusalemme, Nir Barakat. «Non dobbiamo accettare comportamenti razzisti di questo tipo – ha sostenuto il primo ministro Benjamin Netanyahu -. Il popolo ebraico, che ha sofferto boicottaggi e persecuzioni dovrebbe essere una luce per le nazioni».

Domenica 10 febbraio si è giocata a Gerusalemme la partita Beitar – Bnei Sakhnin, un incontro anche fortemente simbolico, perché il Bnei Sakhnin è il club del villaggio arabo israeliano di Sakhnin, quasi un simbolo per l’integrazione in Israele. Nel 2004, infatti, il Bnei Sakhnin vinse il campionato israeliano con una squadra di giocatori sia arabi, sia ebrei. La vittoria del club, sostenuto da una tifoseria trasversale, aveva permesso, per la prima volta nella storia della nazione, a israeliani di origine araba ed ebraica di ritrovarsi uniti nella festa.

Ieri temendo scontri tra le due opposte tifoserie, allo stadio di Gerusalemme erano stati schierati 700 uomini tra polizia e addetti alla sicurezza. La partita è terminata con un pareggio (2 – 2); ma, al di là del risultato, la cosa confortante è stata il comportamento dei tifosi. «Oggi sono venuto allo stadio per dimostrare che non tutti i fan del Beitar sono razzisti – ha dichiarato all’agenzia Associated Press Yair Sina, un tifoso “da sempre” del Beitar -. Non lascerò che rovinino il mio amore per la mia squadra!».

Nonostante i timori per gli scontri (che non si sono verificati forse anche per il preventivo allontanamento di decine di violenti), quando all’ottantesimo minuto di gioco è entrato in campo il giovane neoacquisto Gabriel Kadiev, le decine di migliaia di spettatori intervenuti allo stadio si sono alzati in piedi per una standing ovation e tutte le volte che il giocatore musulmano ha toccato palla, la folla lo ha salutato con boati di approvazione, che sommergevano i pochissimi fischi. Dopo l’ingresso di Kadiev, il Beitar ha pareggiato.

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