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Un serpente metallico si snoda nel Sinai

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3 gennaio 2013
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Un serpente metallico si snoda nel Sinai
Un tratto della barriera realizzata sul confine tra Israele ed Egitto nella penisola del Sinai. (foto Moshe Milner/Gpo/Flash90)

Gli stravolgimenti in atto in Africa e nel Medio Oriente spingono Israele a moltiplicare nuovi «muri» sui propri confini. È ormai quasi ultimata la costruzione di 230 chilometri della barriera di protezione che copre la quasi totalità della frontiera tra Israele ed Egitto. E a Nord si estendono anche i reticolati volti a proteggersi dagli esiti indesiderati del caos siriano.


(Milano/c.g.) – Gli stravolgimenti in atto in Africa e nel Medio Oriente spingono Israele a moltiplicare nuovi «muri» sui propri confini. È ormai quasi completata la costruzione di 230 chilometri della barriera di protezione che copre la quasi totalità della frontiera tra Israele ed Egitto. La barriera, alta cinque metri, è realizzata con palizzate, reticolato metallico, filo spinato e provvista di dispositivi di sorveglianza militare.

L’imponente cinta, voluta fortemente dal governo di Benjamin Netanyahu, è stata costruita allo scopo evitare l’ingresso illegale di migranti e l’infiltrazione di combattenti musulmani nel territorio israeliano dal Sinai, regione che da qualche tempo – specialmente dopo l’uscita di scena del presidente egiziano Hosni Mubarak – è caduta in uno stato di anarchia, alla mercé di pericolose bande armate.

Più di 60 mila immigrati africani sono entrati illegalmente in Israele negli ultimi anni, attraverso il confine con il Sinai, in fuga dalla fame e dalla guerra che imperversano in Sudan, Eritrea, Etiopia e Somalia. Secondo il governo israeliano, grazie al «muro» il numero degli ingressi si è ridotto drasticamente: nell’ultimo mese sarebbero stati solo 36, contro i 2.153 di un anno fa. D’altra parte, la mancanza di controllo nel Sinai è un problema che il nuovo governo egiziano del presidente Mohammed Morsi deve ancora risolvere: lo scorso agosto almeno 16 militari egiziani di confine sono stati trucidati da uomini armati che si sono impadroniti di un mezzo blindato, con il quale varcarono poi il confine prima di venire uccisi dai soldati israeliani.

La scorsa settimana il premier israeliano Netanyahu (che ha fatto della sicurezza uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale per le votazioni nazionali che si terranno il prossimo 22 gennaio), ha raggiunto con un elicottero il confine con l’Egitto ed ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione dei primi 230 chilometri di barriera difensiva. Secondo le previsioni, gli ultimi 14 chilometri di confine ancora sprovvisti di muro saranno coperti nei prossimi tre mesi. Dopo di che il muro correrà dalla cittadina israeliana di Eilat, sul Mar Rosso, fino alla striscia di Gaza nel Mediterraneo.

Sul fronte opposto, al confine settentrionale con la Siria, Al Arabiya dà notizia che Israele sta costruendo a ritmi serrati un’analoga barriera lunga 56 chilometri, che parte dalle alture del Golan occupate da Israele alla regione di Quneitra, la città siriana che si trova «tra i due fuochi», sorgendo nella zona di sicurezza Onu compresa tra Israele e Siria. Nei quasi due anni del conflitto siriano, infatti, spesso i ribelli contrari al regime del presidente Bashar al-Assad sono entrati nella «terra di nessuno» tra Israele e Siria, alzando il livello di guardia dei militari di confine. Inoltre attacchi di mortaio sono stati sparati dalla Siria verso le alture del Golan occupate da Israele, inducendo l’esercito israeliano a schierare carri armati e sistemare dispositivi di controllo. Il muro, secondo le intenzioni di Israele, dovrebbe servire ad evitare attentati di militanti islamici, in un periodo di instabilità successivo ad una eventuale caduta di Assad.

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