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Quasi sei elettori su dieci alle urne per le politiche ieri in Giordania

Terrasanta.net
24 gennaio 2013
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Le elezioni parlamentari di ieri, 23 gennaio, in Giordania segnano - qualunque partito ottenga, alla fine dello spoglio, la maggioranza dei consensi - una vittoria del governo e di re Abdullah II contro il fronte del boicottaggio sostenuto dai Fratelli Musulmani. Il 56,69 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne.


(Milano/c.g.) – Le elezioni parlamentari di ieri, 23 gennaio, in Giordania segnano – qualunque partito ottenga, alla fine dello spoglio, la maggioranza dei consensi – una vittoria del governo e di re Abdullah II contro il fronte della protesta sostenuto dai Fratelli Musulmani.

Infatti, secondo il dato diffuso da Abdul Ilah Khatib, presidente della Commissione elettorale indipendente, il 56,69 per cento dei cittadini giordani registrati negli elenchi elettorali si è recato alle urne per votare, tre punti percentuali in più rispetto al 53 per cento raggiunto nelle elezioni parlamentari del 2010. Un successo non scontato, ottenuto anche grazie alla decisione di tenere le urne aperte un’ora in più dell’orario previsto.

Da parte sua il Fronte di azione islamica, braccio politico della Fratellanza Musulmana in Giordania, assieme ad alcuni partiti minori, nei mesi scorsi aveva animato una decisa campagna popolare per promuovere l’astensione. Cercando di delegittimare le elezioni, attraverso la diserzione delle urne.

La Giordania ha votato secondo una nuova legge elettorale, approvata lo scorso giugno: il nuovo testo introduce la novità di un sistema elettorale «misto». Per la prima volta, cioè, oltre al voto per scegliere il candidato del proprio distretto (per cui sono stati assegnati 108 seggi del Parlamento, divisi tra i 12 governatorati del regno), gli elettori giordani hanno anche avuto diritto ad un voto da giocare in una comune lista «nazionale» (che assegna però solo 27 seggi). La riforma elettorale introdotta cerca di venire incontro alle critiche dell’opposizione, che ha sempre lamentato la mancata «corrispondenza demografica», tra elettori ed eletti; incongruenza che consente ad alcuni parlamentari di raggiungere il Parlamento avendo ottenuto meno voti di altri. Per fare un esempio, il governatorato del Kerak, pur contando 200 mila elettori, oggi può designare dieci parlamentari; mente il governatorato di Zaqra, dove vivono un milione di persone e dove si trova il primo campo profughi palestinesi fondato in Giordania, nel 1948, determina solo 11 rappresentanti. Un sistema considerato da molti ancora insoddisfacente che, oltre alle proteste dell’opposizione, genera anche la disaffezione al voto di centinaia di migliaia di elettori, tra cui molti di origini palestinesi.

Le elezioni in Giordania – monitorate da centinaia di osservatori arabi ed internazionali – si sarebbero svolte con «soli» 46 episodi di irregolarità denunciati, concentrati nelle prime ore di voto, ha dichiarato al Jordan Times Hussein Majali del Dipartimento di pubblica sicurezza. L’agenzia Petra ha comunicato che nel distretto di Karak a Sud di Amman, ad urne chiuse, circa 500 persone di opposti schieramenti sarebbero state coinvolte in una maxi rissa causata da divergenze politiche.

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