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Uno Stato palestinese all’Onu, entro fine novembre la nuova richiesta

Terrasanta.net
13 novembre 2012
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Uno Stato palestinese all’Onu, entro fine novembre la nuova richiesta
Il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas durante un intervento alle Nazioni Unite. (foto: Onu/Ryan Brown)

Nei giorni scorsi, felicitandosi con Barack Obama per la rielezione, il presidente palestinese Abu Mazen ha riconfermato l’intenzione di chiedere entro fine novembre alle Nazioni Unite di elevare il rango della rappresentanza diplomatica palestinese al livello di Stato osservatore non membro, a dispetto dell’opposizione degli Usa e di Israele.


(Milano/e.p.-g.s.) – Nei giorni scorsi, felicitandosi con Barack Obama per la rielezione, il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha riconfermato l’intenzione di chiedere entro fine novembre alle Nazioni Unite di elevare il rango della rappresentanza diplomatica palestinese al livello di Stato osservatore non membro, a dispetto dell’opposizione degli Stati Uniti e di Israele.

I dirigenti palestinesi di Cisgiordania dicono che presenteranno la richiesta presso l’Assemblea generale dell’Onu entro il 29 novembre. Si propongono così di incassare un ampio riconoscimento internazionale per uno Stato palestinese che sorga entro i confini precedenti alla Guerra dei sei giorni (1967).

L’anno scorso, il tentativo di ottenere un riconoscimento dall’Onu come stato membro a pieno titolo fallì per la mancanza dei consensi necessari dentro il Consiglio di Sicurezza.

Stavolta i giochi si svolgeranno unicamente in Assemblea generale dove un’ampia maggioranza dei membri delle Nazioni Unite potrebbe appoggiare la risoluzione che accoglie la richiesta palestinese. Resta poco chiara la posizione di alcuni Paesi chiave, soprattutto europei.

Se anche la promozione richiesta dovesse essere concessa è improbabile che ciò comporti un rafforzamento della capacità di influenza dei palestinesi in seno alle Nazioni Unite, dal momento che per l’ammissione come membro a pieno titolo è necessario anche il sì del Consiglio di Sicurezza, dove il veto degli Usa sbarra il passo. E tuttavia il riconoscimento di Stato osservatore non-membro – rango di cui già gode la Santa Sede – aumenterebbe le possibilità dei palestinesi di accedere alle varie agenzie della galassia Onu e alla Corte penale internazionale.

Proprio l’accesso alla Corte è tra le ragioni che spingono Israele e i suoi alleati ad opporsi all’attribuzione del rango di Stato (sia pure non membro) alla rappresentanza palestinese presso l’Onu. Il governo israeliano teme che possano essere introdotte cause penali contro i suoi militari, che potrebbero finire sotto processo all’Aia. I palestinesi, dal canto loro, insistono che il motivo principale che li spinge è il guadagnare sostegno internazionale alla soluzione dei due Stati (in Terra Santa) con il sorgere di una nazione palestinese che abbia per capitale Gerusalemme Est e si estenda sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Stando a un articolo recentemente pubblicato dal Financial Times, i dirigenti palestinesi sono convinti che ciò creerebbe condizioni più favorevoli per i futuri negoziati con gli israeliani perché porrebbe fuori gioco le richieste di questi ultimi sui territori occupati.

Per mettere sotto pressione i vertici dell’Autonomia palestinese e indurli a desistere da quest’ultima iniziativa diplomatica, Israele e Stati Uniti hanno minacciato rappresaglie sul versante finanziario. Entrambi i governi ribadiscono che l’unica modalità per giungere a uno Stato palestinese indipendente è la strada dei negoziati bilaterali.

Lo scorso anno, quando i dirigenti palestinesi tentarono di ottenere l’ingresso a pieno titolo nell’Onu, la Santa Sede mantenne una posizione neutrale. Papa Benedetto XVI sostiene l’aspirazione dei palestinesi a un proprio Stato e la considera legittima, ma ha anche avvertito che essa dovrebbe essere raggiunta nel rispetto, giusto e durevole, dei diritti di tutti.

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