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Il mese santo della Gerusalemme musulmana

Miriam Mezzera
1 agosto 2012
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Una giornata di Ramadan nella Città Santa, che respira secondo i tempi dettati dalle tre grandi religioni monoteiste. Prima di mezzogiorno le vie del centro storico brulicano di migliaia di persone dirette alla Spianata delle moschee per la preghiera. Al termine tutti tornano alle loro attività, fino al tramonto, quando sopraggiunge il momento festoso di rompere il digiuno...


(Milano) – In una Gerusalemme rovente, un fiume relativamente composto invade le strade della Città Vecchia per recarsi verso una delle porte che danno accesso alla Spianata delle moschee. Uomini, donne, anziani, bambini. Veli che ondeggiano sotto le decorazioni festose, che la sera si illuminano di mille colori. Ragazzini che porgono ai passanti tappetini per la preghiera al grido di Hamze shekel! («cinque shekel!», la valuta israeliana – ndr). É giorno di Ramadan nella Città Santa, che respira secondo i tempi dettati dalle tre grandi religioni monoteiste. Nono secondo il calendario lunare, il mese di Ramadan è considerato sacro dai musulmani, che dall’alba al tramonto – per 29 giorni – digiunano, pregano e si astengono da ogni genere di impurità.

Sulla grande Spianata è stata allestita una struttura per fare ombra alle migliaia di persone che giungono non solo da Gerusalemme ma da tutti i paesi e le città vicine, molti anche dall’estero. Gli ingressi sono controllati dalle immancabili forze di sicurezza israeliane, ma tutto si svolge senza intoppi. Ogni giorno, al termine della preghiera di mezzogiorno, lo stesso fiume di persone scorre nel verso opposto, raggiungendo la porta di Damasco o la porta di Erode per uscire dalla Città Vecchia. Si torna alle proprie attività, qualcuno va a riposare nel proprio negozio, le donne si fermano a prendere ciuffi di menta o forme di pane agli angoli delle strade, finché il tramonto spezza il digiuno e raduna le famiglie intorno a grandi tavolate.

È suggestivo salire sui tetti nel quartiere musulmano della Città Vecchia, nell’ora in cui cala il sole: a un certo punto si ode un colpo di cannone, cui segue un breve attimo di silenzio. Poi, piano piano, iniziano a sentirsi tutto intorno tintinnii di piatti, di posate, si intuiscono i movimenti rapidi delle donne nelle case, le famiglie che si riuniscono finalmente a tavola. Le strade si svuotano per il tempo dell’Iftar, il pasto serale, per poi ripopolarsi di nuovo, con la preghiera della sera e con l’aria di festa che caratterizza questo mese sacro. Insieme alle luci colorate, infatti, di notte i quartieri arabi si accendono di canti, di balli, di giochi di bambini. Davanti alla grande Porta di Damasco ci si incontra per fumare un narghilé o per mangiare un dolcetto tipico di questa festa, e insieme si aspetta l’alba e un nuovo giorno di Ramadan.

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