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Libano, tra dialogo e crisi siriana. La testimonianza di un vescovo maronita

Carlo Giorgi
17 aprile 2012
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Libano, tra dialogo e crisi siriana. La testimonianza di un vescovo maronita
Monsignor Simon Atallah in un'immagine di repertorio.

La convivenza tra cristiani e musulmani in Libano è possibile e si sta realizzando. Ma la sanguinosa rivolta in Siria, con il conseguente probabile arrivo di molti profughi musulmani, potrebbe cambiare pericolosamente gli equilibri interni del Paese dei cedri. Ad affermarlo è monsignor Simon Atallah, vescovo maronita di Baalbek-Deir El-Ahmar.


(Milano) – La convivenza tra cristiani e musulmani in Libano è possibile e si sta realizzando. Ma la sanguinosa rivolta in Siria, con il conseguente probabile arrivo di molti profughi musulmani, potrebbe cambiare pericolosamente gli equilibri interni del Paese dei cedri. Ad affermarlo è monsignor Simon Atallah, vescovo maronita della diocesi di Baalbek-Deir El-Ahmar, che si situa nella parte settentrionale della valle della Beqaa, al confine con la Siria, in un territorio in cui i cristiani vivono da minoranza in un contesto prevalentemente sciita. Monsignor Atallah in questi giorni è a Milano, invitato da un gruppo di pellegrini che alcuni mesi fa ha visitato la sua diocesi.

«Il dialogo con i musulmani è possibile – insiste il presule -: non si tratta tanto di un dialogo dottrinale o teologico, che è impossibile, ma di un “dialogo della vita”. Ovvero, il condividere le cose più normali e quotidiane e scoprirsi nella propria umanità: ad esempio, la mia diocesi gestisce una scuola cristiana dove il 95 per cento degli studenti sono musulmani. Io ho un ufficio nella scuola, incontro i genitori dei ragazzi, parlo con gli insegnanti, anche quelli di religione musulmana, e lavoriamo insieme. Per conoscersi meglio abbiamo organizzato dei fine settimana in cui i bambini musulmani sono stati ospiti delle famiglie cristiane, e viceversa. Abbiamo organizzato dei grandi appuntamenti per i giovani intitolati Le attese della gioventù. Si tratta di occasioni in cui i giovani cristiani e musulmani possono stare insieme e discutere di vari temi. A volte si svolgono in villaggi cristiani e i ragazzi che partecipano vengono tutti ospitati da famiglie cristiane, a volte in villaggi musulmani, che ricambiano l’ospitalità. Abbiamo fatto insieme diverse marce della pace e nella nostra diocesi esiste anche un santuario mariano, quello di Nostra Signora di Bashuat, dove molti musulmani vanno a pregare. Parecchi vengono anche guariti. Infine, sempre per favorire il dialogo e la convivenza, abbiamo deciso da poco di restaurare un antico monastero maronita, a Hermel, in una zona oggi completamente sciita. L’idea è quella di farne un luogo di preghiera, di lettura della Parola di Dio e di dialogo islamo-cristiano. La nostra comunità ha una storia antichissima: lo stesso san Girolamo racconta nei suoi scritti che amava trascorrere lunghi periodi tra i cristiani di Baalbek, per osservare come leggevano la Parola di Dio».

Questo clima di amicizia e convivenza tra fedeli di religioni diverse oggi potrebbe però essere messo a rischio. «La situazione in Siria non è facile – spiega Monsignor Atallah -. Sono accadute catastrofi che hanno generato un profondo rancore tra oppositori e sostenitori del regime. È in atto una guerra feroce tra le due fazioni. Molta gente lascia il Paese e pare che in Turchia i profughi siano già 10mila. La mia diocesi confina con la Siria e sul confine ci sono 82 passaggi non controllati. In questi giorni il confine è coperto di neve e il passaggio è difficoltoso. Ma quando la neve si scioglierà cosa potrà succedere? La paura è che possano venire molti siriani (ad oggi i profughi siriani assistiti in Libano sarebbero 20 mila, secondo il quotidiano The Daily Star – ndr). Perché questo ci preoccupa? Noi libanesi abbiamo avuto in casa il “problema palestinese”: decine di migliaia di palestinesi in fuga dalla loro terra, in seguito al conflitto con Israele. Questi palestinesi vivono tra di noi da decine di anni e sono quasi tutti musulmani; ma il Libano non li ha mai voluti integrare perché questo avrebbe cambiato profondamente la situazione demografica del Paese, dove cristiani e musulmani convivono da sempre in equilibrio e i cristiani, pur essendo oggi di meno, hanno comunque un certo peso. La presenza dei palestinesi è ancora un problema senza soluzione, anche perché Israele nega loro il diritto di tornare nelle loro terre. Ma se la crisi in Siria perdura, cosa succederà? Arriveranno molti siriani? Quando arrivarono i palestinesi, il patriarca maronita del tempo face un appello ai cristiani di accoglierli e aprire le proprie porte. E faremo lo stesso per i siriani. Ma se l’arrivo di molti siriani porterà a uno squilibrio demografico in Libano, cosa succederà del nostro Paese, così come è oggi? È una domanda che noi cristiani libanesi ci stiamo facendo».

Durante il suo soggiorno milanese monsignor Atallah ha anche presentato il progetto di un nuovo centro sociale della parrocchia del piccolo villaggio di Mazraet al Sayed, un progetto che sarà finanziato anche grazie al sostegno dei cattolici ambrosiani.

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