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Una nuova legge in Israele contro l’immigrazione clandestina

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16 gennaio 2012
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Una nuova legge in Israele contro l’immigrazione clandestina
Un africano tenuto sotto controllo da un militare israeliano.

Una legge per prevenire le «infiltrazioni». L’ha approvata la Knesset, il Parlamento israeliano, il 9 gennaio scorso. Secondo questa nuova normativa ai rifugiati africani entrati illegalmente nel territorio israeliano potranno essere inflitte pene detentive senza processo. Anche i cittadini israeliani che se ne prendono cura potrebbero subire sanzioni.


(Milano/g.c.) – Una legge per prevenire le «infiltrazioni». L’ha approvata la Knesset, il Parlamento israeliano, il 9 gennaio scorso. Secondo questa nuova normativa ai rifugiati africani entrati illegalmente nel territorio israeliano potranno essere inflitte pene detentive senza processo. Ma c’è di più: anche i cittadini israeliani che si prendono cura di loro potrebbero essere oggetto di sanzioni. Un provvedimento che allarma ong e associazioni per i diritti umani, che definiscono questa legge non democratica e in palese contrasto con ogni convenzione internazionale.

La nuova legislazione prevede che i richiedenti asilo africani considerati «infiltrati» possano essere detenuti per tre anni. La legge potrà essere applicata a uomini, donne e bambini, compresi i minori non accompagnati. La situazione peggiore potrebbe toccare ai sudanesi: in quanto provenienti da un «Paese nemico», la loro detenzione potrebbe essere ancora più lunga.

Israele è oggi meta di un flusso di profughi provenienti al 90 per cento da Eritrea e Sudan. La maggioranza di questi profughi (forse 40 mila) è entrata dall’Egitto. Scappano dalla guerra civile e dalla dittatura dei loro Paesi d’origine.

Il governo di Israele li considera alla stregua di lavoratori clandestini e non li riconosce formalmente come rifugiati. Dal 1948 ad oggi, dicono le statistiche, Israele avrebbe concesso l’asilo politico a meno di 200 profughi. Se è vero che finora il governo non ha preso misure di espulsione, è d’altro canto evidente come l’impossibilità di ottenere uno status e un regolare permesso di lavoro mantenga queste persone in una continua illegalità, esponendole allo sfruttamento più bieco. E costringendole a vivere in campi di detenzione in condizioni di vita precarie.

Una curiosità: l’impianto della nuova legge sulla «Prevenzione dell’infiltrazione» è quello di una norma del 1954 pensata per impedire ai profughi palestinesi di rientrare nelle proprie case nel nuovo Stato d’Israele.

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