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Un profilo statistico dei cristiani in Israele

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10 gennaio 2012
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Un profilo statistico dei cristiani in Israele
Palestinesi cristiani durante una processione mariana nelle vie di Gerusalemme vecchia. (foto J. Kraj)

Ai primi di gennaio il ministero degli Esteri israeliano ha rilanciato, in lingua inglese, i dati riguardanti i cristiani diffusi in occasione del Natale 2011 dall’Ufficio centrale di statistica. Diamo uno sguardo alla fisionomia della componente cristiana così come viene delineata da queste statistiche.


(Milano/g.s.) – Ai primi di gennaio il ministero degli Esteri israeliano ha rilanciato, in lingua inglese, i dati riguardanti i cristiani diffusi in occasione del Natale 2011 dall’Ufficio centrale di statistica di Israele. Diamo uno sguardo alla fisionomia della componente cristiana così come emerge da queste statistiche.

Secondo i dati ufficiali dell’ente governativo i cristiani, in territorio israeliano al mese di dicembre erano 154.500. Qui occorre precisare che gli statistici israeliani escludono dal conteggio gli almeno 30 mila lavoratori stranieri cristiani che si trovano temporaneamente nel Paese. Non è chiaro, dal comunicato del ministero degli Esteri, se la cifra includa – probabilmente no – anche i cristiani palestinesi che abitano a Gerusalemme Est e in città vecchia (che Israele considera proprio territorio senza il consenso della comunità internazionale), ma sono privi di cittadinanza israeliana.

Ma torniamo ai 154.500. All’80,4 per cento sono arabi (o, più precisamente, palestinesi con passaporto israeliano). I restanti sono congiunti di ebrei immigrati in Israele in virtù della Legge del ritorno. Costoro fanno parte soprattutto dell’ondata migratoria avvenuta negli anni Novanta dai Paesi del Blocco sovietico sgretolatosi alla fine degli anni Ottanta.

La maggior parte dei cristiani arabi (71,4 per cento) abita nel distretto più settentrionale di Israele, il 12,7 per cento in quello di Haifa, un altro 9,5 per cento nel distretto di Gerusalemme. È diversa la distribuzione geografica dei cristiani non arabi: il 39 per cento si raccoglie nell’area di Tel Aviv, un altro 34 per cento nei distretti di Haifa e del nord. Va aggiunto un ulteriore 14 per cento nel sud del Paese e l’11,6 per cento del distretto di Gerusalemme. Le città col maggior numero di cristiani sono Nazaret (circa 22.200), Haifa (13.800), Gerusalemme (11.600), Shfaram (9.300). Dati che, però, si riferiscono a fine 2010.

Se considerata per fasce d’età, la popolazione cristiana d’Israele assomiglia di più alla componente ebraica che a quella musulmana. I giovani tra gli 0 e i 19 anni sono il 30,4 per cento del totale (tra gli ebrei il 33,2). Fra i musulmani, invece, raggiungono il 49,7 per cento. Gli anziani ultrasessantacinquenni sono il 9,8 per cento tra i cristiani, l’11,6 tra gli ebrei e il 3,5 tra i musulmani.

Tenuto conto anche dei flussi emigratori, in Israele i cristiani aumentano dello 0,9 per cento all’anno. Un dato inferiore al tasso di accrescimento sia degli ebrei (1,7) sia dei musulmani (2,7).

Guardiamo ora alla situazione delle famiglie. Nel 2009 un giovane maschio cristiano si sposava in media a 29 anni d’età e cioè un anno e mezzo più tardi di un ebreo, due anni più tardi di un druso e tre anni e mezzo più tardi di un arabo. L’età media delle giovani cristiane al momento delle nozze era di 24 anni e mezzo (un anno più giovani delle ebree, ma 3 anni più anziane delle spose druse e 4 rispetto alle musulmane).

Ogni famiglia cristiana ha in media 2,2 figli sotto i 17 anni d’età. Dato simile a quello delle famiglie ebree (2,3) e inferiore a quello dei musulmani (3,1). I nuclei composti da un solo membro o da persone che non hanno legami tra loro sono il 15 per cento tra i cristiani, il 22 per cento tra gli ebrei e il 5 tra i musulmani.

Per finire, un rapido sguardo all’istruzione. Frequentano le scuole israeliane, d’ogni ordine e grado, 28.400 studenti cristiani (l’1,9 per cento del totale). Sono arabi nella quasi totalità (88,3 per cento).

Al termine dell’anno scolastico 2010 ha superato l’esame per l’immatricolazione all’università il 63 per cento degli studenti cristiani arabi che lo hanno sostenuto. Un dato che testimonia la buona preparazione conseguita, spesso proprio nelle scuole gestite da istituzioni ecclesiastiche, e che sovrasta quello di tutte le altre componenti: gli studenti ebrei che hanno successo all’esame sono pari al 58 per cento, i drusi al 55, i musulmani al 46.

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