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Andrea Bocelli: «Dio guida i miei passi»

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23 gennaio 2012
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Andrea Bocelli: «Dio guida i miei passi»
Il tenore Andrea Bocelli.

È famoso in tutto il mondo e ha venduto 70 milioni di dischi. In un'intervista concessa in esclusiva alla rivista Terrasanta, il tenore Andrea Bocelli parla del suo rapporto con Dio, con la fede e con la Terra Santa, di cui è abituale frequentatore. Vi offriamo alcuni passaggi del colloquio che appare nel numero di gennaio-febbraio, a firma di Manuela Borraccino.


(Milano) – È famoso in tutto il mondo e ha venduto 70 milioni di dischi. In una lunga intervista concessa in esclusiva alla rivista Terrasanta, il tenore Andrea Bocelli tocca un aspetto quanto mai intimo della sua vicenda umana: il rapporto con Dio, la fede e la Terra Santa, di cui è abituale frequentatore (e non solo per ragioni professionali).
Ecco qualche passaggio saliente del colloquio, che appare nel numero di gennaio-febbraio del bimestrale, a firma di Manuela Borraccino.

Maestro, cosa l’ha condotto in Terra santa?
Il mio primo viaggio risale al 1998, quando il maestro Zubin Mehta mi ha chiamato per il concerto e la registrazione de La Bohème a Tel Aviv ed in seguito tornai per registrare sempre con lui le Arie verdiane. Ho partecipato varie volte al Festival di Masada, un luogo straordinariamente carico di storia e di memoria. E poi ho viaggiato privatamente in diverse occasioni, come lo scorso giugno quando ho portato i miei figli in un pellegrinaggio nel quale abbiamo visitato tutta la Terra Santa, da Betlemme a Gerusalemme, dove abbiamo percorso la via Crucis e visitato il Muro del Pianto.

Che impressioni ha tratto da questi viaggi?
Sono una persona molto religiosa e se i Luoghi Santi mi sono sempre stati familiari lo devo sia ai miei genitori che mi hanno trasmesso la fede sia alla mia maestra delle Elementari, che tutti gli anni ci faceva l’intero racconto dell’Antico e del Nuovo Testamento: questi Luoghi perciò li conosco dai tempi della scuola, e visitarli per me è un’esperienza forte. Quando ho l’opportunità di andarci non mi lascio mai sfuggire l’occasione.

C’è un luogo o un episodio al quale è particolarmente legato?
Si respira un’atmosfera speciale, che è difficile spiegare a parole: bisogna andarci, respirare quell’aria. Il fatto stesso che in pochi chilometri quadrati siano fiorite e convivano tre civiltà, tre fedi, che si parlino così tante lingue, è una dimensione toccante e che fa riflettere. Per me ai ricordi incancellabili dei concerti con il maestro Mehta si sommano quelli del mio personale percorso spirituale: posso dire che le emozioni più forti sono quelle che serbo dal cammino della Via Crucis, dall’aver ripercorso la Passione e la Crocifissione.

Molti visitatori, per quanto scettici, cercano nei Luoghi santi una traccia del Mistero. E lei?
Per me la fede non cela alcun mistero: si tratta piuttosto di una realtà tangibile e visibile. Anche Socrate non ha mai scritto una riga ma grazie ai Dialoghi di Platone diamo per scontato che sia vissuto. Allo stesso modo anche Gesù non ha scritto nulla di suo pugno ma quel che conta è il messaggio che ha lasciato. E qualcuno che ha consegnato quel messaggio deve esserci stato per forza: questa per me è una realtà che salta agli occhi. Quei luoghi fanno rivivere tutto questo.  

Lei, oltre al repertorio operistico e leggero, è uno dei massimi interpreti di arie sacre. Ci sono delle musiche in particolare che lei associa alla Terra Santa?
Naturalmente quando sono entrato nel Santo Sepolcro non ho pensato a nulla di tutto ciò. Tuttavia, certo, quando sono a casa mi vengono in mente quei luoghi: la musica sacra costituisce un patrimonio culturale importantissimo, i più grandi musicisti di tutti i tempi, da Bach a Mozart a Beethoven se ne sono occupati, perciò quando canto le arie sacre penso a questi viaggi.

I giovani in Italia lamentano il peso della gerontocrazia. Che cosa si sente di dire ai musicisti in erba in cerca di una chance?
Penso che sia sempre stato difficile emergere e sempre lo sarà: è un po’ un luogo comune affermare che oggi sia più difficile emergere che in passato, in realtà non è così. Credo che occorra avere spirito di sacrificio perché senza di quello non si va da nessuna parte, coltivare il talento, e sperare che nel nostro destino ci sia quella opportunità che possa far scoprire agli altri il servizio che si può prestare alla società con il proprio lavoro, o con la propria arte. Del resto io sono la prova vivente che il destino esiste, perché se c’è uno che molto difficilmente poteva arrivare lontano quello ero io.  

Cosa intende dire?
Voglio dire che io sono nato in una fattoria di campagna, in una zona piuttosto disabitata, comunque lontana dai centri dove si possa studiare musica, andare a teatro, ascoltare le opere liriche, fare esperienza… Inoltre avevo anche una serie di difficoltà personali. Invece la realtà ha superato di gran lunga i sogni più ottimisti. E questo per me può voler dire una cosa sola: che quando ci sono disegni del buon Dio tutte le difficoltà vengono rimosse. Allora bisogna avere fiducia, lavorare sodo, e fidarsi del piano di Dio pensato per noi, dei segni con i quali il Signore ci indica la strada.

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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