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Le memorie di Atlit

Chiara Tamagno
15 novembre 2011
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Le memorie di Atlit
Il sito di Atlit.

A circa 15 chilometri a sud di Haifa si estende una zona ricca di memorie crociate e della più recente storia dell'immigrazione ebraica. Nei pressi della città di Atlit, infatti, si possono ammirare le rovine dell'ultimo avamposto crociato e del vicino cimitero dei soldati che difendevano il Regno latino di Gerusalemme.


A circa 15 chilometri a sud di Haifa si estende una zona ricca di memorie crociate e della più recente storia dell’immigrazione ebraica. Nei pressi della città di Atlit, infatti, si possono ammirare le rovine dell’ultimo avamposto crociato e del vicino cimitero dei soldati che difendevano il Regno latino di allora.

Il sito era piuttosto fiorente già in età fenicia e in epoca romana, ma le tracce storiche più evidenti sono proprio quelle della fortezza dove i crociati, fuggiti da Gerusalemme, si rifugiarono e resistettero fino alla capitolazione definitiva del 1291. Il castello, chiamato Chateau des Pèlerins, non è attualmente visitabile, perché situato in zona militare, ma anche a distanza si possono ammirare le possenti fortificazioni della struttura originaria, che si sviluppava su tre piani e si protendeva sul mare per tre lati. La sua funzione era allora particolarmente strategica: grazie alla sua posizione, serviva da protezione per il porto che accoglieva i pellegrini e svolgeva un importante ruolo di controllo sulla via costiera che si snodava verso Gerusalemme.

Di quell’epoca si possono invece vedere le lapidi di pietra con le incisioni crociate, volte a conservare per sempre la memoria degli antichi cavalieri che qui persero la vita. Si trovano disseminate su un’area prativa lungo la strada, tra i rovi, senza alcuna segnalazione: solo la curiosità e il rispetto del visitatore attento salva il sito dall’oblio.

Sempre della zona costiera di Atlit, si può visitare  un altro luogo di triste ma doverosa memoria: il Campo d’immigrazione clandestina, costruito durante gli anni del mandato britannico in Palestina.  Qui, fra il 1934 e il 1948 avevano tentato l’approdo ben 141 navi con circa 121 mila ebrei provenienti dall’Europa. Gli immigrati erano considerati illegali perché eccedevano le quote fissate dall’amministrazione britannica. Una folla che premeva sempre di più, negli anni delle grandi persecuzioni naziste. Quelli fra loro che venivano comunque sbarcati ad Atlit, finivano reclusi nel campo di internamento e sistemati in baracche, che ricordavano tragicamente quelle dei campi di concentramento europei. Oggi Atlit consente al visitatore di conoscere nel dettaglio la storia dell’immigrazione ebraica: nel 1984 la Società per la preservazione dell’eredità storica d’Israele ha infatti ricostruito fedelmente le baracche, gli ambienti e le testimonianze dei Ma’apilim, gli immigranti clandestini,  che vissero in quel  campo mesi di sofferenza eppure di speranza di vita.

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