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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Dove agonizza la libertà religiosa

Daniele Civettini
15 novembre 2011
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A chi conduce un’esistenza lontana dall’eventualità del martirio, e più precisamente ai cristiani d'Occidente, si rivolge, in primo luogo, Perché mi perseguiti?, vademecum realizzato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) sulla base dei dati raccolti dal Rapporto sulla libertà religiosa, documento ugualmente curato da Acs e presentato al pubblico nel novembre 2010.


Munir Masih e Ruqqiya Bibi sono marito e moglie, cristiani, in Pakistan. Munir e Ruqqiya usciranno dal carcere nel 2035. Nei venticinque anni che dovranno vivere separati e dietro le sbarre per aver «toccato il Corano con le mani non lavate», forse i due potranno consolarsi un poco, considerando che di fede si può facilmente morire, in un Ventunesimo secolo in cui il 70 per cento degli abitanti del globo non può esprimere liberamente il proprio credo (ove diverso da quello tollerato/imposto dai poteri locali) senza il rischio concreto di pagare dazi terribili.

Proprio a chi conduce un’esistenza lontana dall’eventualità del martirio, e più precisamente ai cristiani che, specialmente in Occidente, possono essere al limite oggetto di un occasionale dileggio o di una generica ostilità per le loro convinzioni, si rivolge in primo luogo Perché mi perseguiti? (Ed. Lindau), vademecum realizzato dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) sulla base dei dati raccolti dal Rapporto sulla libertà religiosa, documento ugualmente curato da Acs e presentato al pubblico nel novembre 2010.

Dopo una prefazione scritta da Massimo Ilardo, attuale direttore di Acs Italia, e una premessa introduttiva che approccia complessivamente il problema della libertà di culto, la parte principale e più corposa del volume presenta ventuno schede corrispondenti agli Stati dove la libertà di culto viene messa particolarmente a repentaglio, tra i quali spiccano «giganti» per popolazione o peso politico come Turchia, India, Cina o Indonesia.

Nelle pagine dedicate a ciascun Paese, i curatori hanno spesso privilegiato la menzione degli episodi più emblematici di violenza avvenuti a danno degli individui, piuttosto che concentrarsi esclusivamente su dati, pure presenti e dettagliati, di tipo giuridico e statistico, proprio perché non accada che nello scorrere dei grandi numeri il lettore possa  perdere di vista le tragedie dei singoli. Dai tempi dei 16 milioni di tedeschi esuli dall’Est Europa del secondo dopoguerra, che diedero a padre Werenfried van Straaten l’impulso iniziale a fondare Acs nel 1947 (allora si chiamava «Aiuto ai sacerdoti dell’Est»), il volto del Cristo sofferente non viene riflesso solo nei cristiani perseguitati; i suoi lineamenti si arricchiscono drammaticamente per le vicende che colpiscono anche esponenti di minoranze diverse, buddisti, musulmani, induisti o altri occasionali compagni di sventura dei cristiani, che pure sembrano rimanere, coerentemente ad un intimo destino di martirio, l’obiettivo principale delle violenze a sfondo religioso.

Il volume presente rispecchia le priorità che caratterizzano l’Opera sin dalla sua nascita: la riaffermazione in tutte le sedi del diritto primario alla libertà religiosa e di coscienza, l’informazione e la sensibilizzazione collettiva su questo punto, il sostegno materiale alle comunità perseguitate, qui pragmaticamente proposto in una delle sezioni secondarie del testo (insieme a cenni sulla nascita e sulle attività di Acs e ad una piccola antologia di riflessioni del fondatore). Proprio come scriveva padre van Straaten nel 1980: «La nostra Opera vi offre la possibilità di condividere il dolore di Gesù. Al di là di tutte le frontiere, noi portiamo qualcosa di vostro – una parte dei vostri beni, un pezzo del vostro cuore, una manciata di consolazione, un panno per asciugare le Sue lacrime – nei Paesi dove Gesù percorre la Sua “Via Crucis” e muore sui calvari del nostro tempo».

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