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Turismo in Medio Oriente, quanto costa una Primavera

Terrasanta.net
5 ottobre 2011
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Turismo in Medio Oriente, quanto costa una Primavera
Uno sparuto gruppo di turisti nel sito archeologico di Apama, in Siria. (foto T. Preite)

Il turismo mediorientale attraversa una profonda crisi a causa della «primavera araba». A riconoscerlo sono i ministri del Turismo di 16 Paesi arabi, riuniti nei giorni scorsi in Giordania per la Seconda conferenza economica di Aqaba. Nel 2011 la perdita del settore dovuta agli avvenimenti politici nella regione sarebbe stata di almeno 7 miliardi di dollari.


(Milano/c.g.) – Il turismo mediorientale attraversa una profonda crisi a causa della «primavera araba», le rivolte popolari che hanno interessato e interessano vari Paesi della regione. A riconoscerlo sono i ministri del Turismo di 16 Paesi arabi, riuniti in Giordania, per la Seconda conferenza economica di Aqaba il 29 e 30 settembre scorsi. Secondo Bandar Ben Fahd Al Fahaid, presidente dell’Organizzazione araba del turismo, nel 2011 la perdita del settore dovuta agli avvenimenti della regione, è stata pari ad almeno 7 miliardi di dollari.

L’Egitto, per fare un esempio, lo scorso anno poteva ancora formulare floride previsioni: sperava infatti di accogliere almeno 14 milioni di turisti nel 2011. In realtà nei primi tre mesi del 2011 il numero dei visitatori è diminuito del 54,3 per cento rispetto al 2010, con una perdita di almeno un miliardo di dollari al mese; e nel secondo trimestre dell’anno la flessione si è attestata al 35,4 per cento. La Siria, dal canto suo, nel 2011 ha praticamente azzerato gli ingressi, mentre prima delle rivolte aveva toccato il record di 7 milioni di visitatori in un anno.

Tra i Paesi che hanno limitato i danni nel campo turistico c’è invece la Giordania. Secondo il primo ministro giordano, Marouf al-Bakhit, che ha partecipato alla conferenza, la Giordania nei primi otto mesi del 2011 ha ospitato più di 3 milioni di turisti, che hanno portato nel Paese 1,3 miliardi di dollari. Un numero certamente inferiore ai 4,6 milioni di turisti del 2010 ma pur sempre significativo, che si deve anche ai forti investimenti in campo turistico, quantificabili in circa 1,5 miliardi di dollari nel 2010. «In particolare, i turisti provenienti dai Paesi del Golfo – ha affermato al-Bakhit -, rispetto all’anno precedente, sono aumentati del 26 per cento». La diminuzione complessiva degli arrivi è, invece, imputabile ai viaggiatori europei: «Il 70 per cento dei viaggi dall’Europa sono stati cancellati – ha dichiarato all’agenzia France Presse Shaher Hamdan, direttore dell’Associazione giordana degli agenti di viaggio e turismo -. Così nel 2011 i guadagni degli agenti di viaggio sono diminuiti del 90 per cento. La primavera araba ha danneggiato anche il turismo in Giordania». Nonostante ad Amman le proteste siano state sporadiche, infatti, bisogna considerare che spesso i viaggi in Giordania fanno parte di pacchetti che comprendono anche tappe in Egitto e Siria. E la situazione di instabilità dei Paesi vicini ha influito fortemente.

Anche il turismo in Turchia, nonostante Ankara sia rimasta estranea alle turbolenze dei vicini arabi, ha subito delle variazioni a causa delle tensioni dell’area: secondo il locale ministero del Turismo infatti, il tradizionale afflusso di viaggiatori israeliani quest’anno è sceso del 27 per cento rispetto al 2010, mentre è aumentato il turismo proveniente dai Paesi arabi, arrivando a 1,4 milioni nel solo periodo gennaio-agosto 2011, contro i 1,2 milioni dell’intero 2010.

La situazione del turismo nei Paesi arabi è tuttavia così problematica che, per salvaguardare gli investimenti realizzati e tutelarsi da probabili perdite, l’Organizzazione araba del turismo ha ha siglato un accordo con la compagnia di assicurazioni, l’Islamic Corporation for the Insurance of Investment and Export Credit.

Crisi economica globale e instabilità socio-politica nella regione influiscono anche sui flussi verso Israele, che lamenta una flessione di arrivi rispetto agli anni passati.

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