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Yemen, bambini soldato e drammatico stallo politico

Giuseppe Caffulli
29 luglio 2011
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Yemen, bambini soldato e drammatico stallo politico
Un gruppo di combattenti yemeniti di ogni età.

La cruenta lotta di potere che sta opponendo nello Yemen il presidente Ali Abdullah Saleh e le fazioni tribali, ha sicuramente ottenuto, finora, un poco onorevole risultato: quello del proliferare del fenomeno dei bambini-soldato. Sono infatti ormai migliaia i piccoli combattenti che si sono aggiunti sia alle forze governative che alle fazioni ribelli.


(Milano) – La cruenta lotta di potere che sta opponendo nello Yemen il presidente Ali Abdullah Saleh e le fazioni tribali, ha sicuramente ottenuto, finora, un poco onorevole risultato: quello del proliferare del fenomeno dei bambini-soldato. Sono infatti ormai migliaia i piccoli combattenti che si sono aggiunti sia alle forze governative che alle fazioni ribelli. Il più delle volte per qualche dollaro al mese, indispensabile però alla sopravvivenza delle famiglie di provenienza.

La denuncia è arrivata da un rapporto presentato all’Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 23 aprile, sul fenomeno dei minori impiegati nelle guerre di tutto il mondo. Nella guerra civile che insanguina lo Yemen il fenomeno balza all’occhio in maniera eclatante: si calcola infatti che il 15 per cento delle milizie filogovernative e il 20 per cento dei combattenti di Al-Huthi sia composto da bambini-soldato.

«Hanno a malapena 14 anni e imbracciano fucili automatici più alti di loro», spiega all’agenzia Irin Ahmad al-Qurashi, presidente dell’Organizzazione Seyaj per la protezione dell’infanzia (Socp). «Durante un nostro recente monitoraggio ai chek-point e nei luoghi controllati dalle varie fazioni, abbiamo constatato la presenza di molti ragazzini in uniforme. La stessa cosa vale per le fazioni ribelli. A Sa’dah, la roccaforte del movimento ribelle al-Houthi, abbiamo verificato che il 50 per cento degli uomini armati ha un’età inferiore ai 18 anni».

Secondo al-Qurashi il prezzo di vite umane pagato dai soldati-bambini è alto: diverse decine solo negli scontri più recenti. Secondo un rappresentante dell’Unicef (l’agenzia Onu per l’infanzia), il numero totale di minori periti nella guerra civile yemenita è difficile da stabilire, ma nel solo mese di febbraio sono state contate 26 vittime. Per arruolarsi, questi ragazzini ricevono un documento d’identità falso, spesso con la complicità dei genitori, che incoraggiano il loro arruolamento in cambio di una modestissima paga.

Il conflitto che sta vivendo lo Yemen forse solo apparentemente è ascrivibile alla «primavera araba». Dietro alle manifestazioni di migliaia e migliaia di giovani in piazza, quella che sta insanguinando il Paese sembra essere la solita, vecchia lotta tra le fazioni tribali: da una parte il clan del presidente Saleh, dall’altra la tribù rivale degli Ahmar, il cui leader Sadeq al-Ahmar è anche capo del più potente raggruppamento tribale dello Yemen, la confederazione degli Hashid. Il fratello di Sadeq, Himyar, è stato vicepresidente del parlamento yemenita, fino alle sue dimissioni dello scorso marzo, da lui presentate per unirsi alla rivoluzione. Un terzo fratello, Hussein, ha organizzato milizie tribali per combattere una lunga guerra civile nella provincia settentrionale di Saada, al confine con l’Arabia Saudita. Il quarto e più importante fratello, Hameed, è un magnate: possiede la rete Sabafon di telefonia cellulare e il canale televisivo Suhail TV.

Il Paese intanto vive un drammatico impasse politico: dopo essere stato ferito all’inizio di giugno in un attacco, il presidente Saleh è stato trasportato in Arabia Saudita dove è stato sottoposto a otto operazioni chirurgiche. È riapparso in tivù un mese dopo, il 7 luglio, il respiro affannoso, le braccia interamente coperte da bendaggi, le parole pronunciate con difficoltà. Si è detto pronto a creare nuove alleanze all’interno dell’élite governativa, ma senza fare concessioni sul versante della democrazia. Nonostante che varie fazioni dell’esercito abbiano abbandonando il presidente (tra questi il generale Mohsin, che guida la prima divisione corazzata), la famiglia del presidente controlla – con figli e nipoti – le unità di élite della sicurezza e l’intelligence.

Sulla gravissima crisi politica si innesta ora una situazione economica drammatica (Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti a giugno hanno regalato allo Yemen circa 3 milioni di barili di greggio), mentre sembra ormai spegnersi l’eco delle rivolte dei giovani per le strade di Sana’a. Nulla di nuovo, insomma, sul fronte yemenita.

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