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La scomparsa del nunzio Pietro Sambi. Un ricordo del padre Custode

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28 luglio 2011
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La scomparsa del nunzio Pietro Sambi. Un ricordo del padre Custode
Il nunzio Pietro Sambi (sin.) a Gerusalemme nel 2005 durante una Via Crucis per le vie della città vecchia. Accanto a lui fra Pierbattista Pizzaballa. (foto J. Kraj)

Ieri sera a Baltimora è scomparso mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti. Tra il 1998 e il 2005 aveva soggiornato in Terra Santa come rappresentante pontificio. Alla Chiesa di questa regione continuava a mostrare affetto e interesse. Un ricordo del compianto arcivescovo da parte del padre Custode, fra Pierbattista Pizzaballa.


(Milano/g.s.) – Ieri sera a Baltimora è scomparso mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti. A quest’incarico, assegnatogli da Benedetto XVI nel 2005, era giunto dopo alcuni anni trascorsi in Terra Santa come rappresentante pontificio. Alla Chiesa di questa regione aveva dedicato tutto il suo impegno tra il 1998 e il 2005 e ad essa continuava a mostrare affetto e interesse.

Nato 73 anni fa a Sogliano al Rubicone, in diocesi di Rimini, Sambi era stato ordinato sacerdote nel 1964. Cinque anni più tardi entrava nel servizio diplomatico della Santa Sede. La sua esperienza è maturata nelle rappresentanze pontifice in varie parti del mondo (Camerun, Cuba, Algeria, Nicaragua, Belgio e India). Nel 1985 è stato nominato pro-nunzio in Burundi, nel 1991 nunzio in Indonesia. Da Jakarta viene trasferito a Gerusalemme nel 1998 come delegato apostolico, e nunzio presso i governi di Israele e di Cipro. Nel 2005 il trasferimento a Washington.

Di seguito proponiamo un breve ricordo di mons. Sambi da parte del Custode di Terra Santa, fra Pierbattista Pizzaballa:

***

Monsignor Sambi era noto a tutti in Terra Santa per il suo carattere gioviale e irruento allo stesso tempo. Era diplomatico, ma anche molto diretto.

Importante è stato il suo ruolo nella preparazione e gestione della visita di Papa Giovanni Paolo II in Terra Santa. Penso che il suo contributo ai gesti e ai discorsi che hanno reso storica quella visita sia stato importante. Come pure essenziale è stato il suo ruolo durante il periodo assai difficile della seconda intifada ed in particolare del cosiddetto assedio della Natività (dal 2 aprile al 10 maggio 2002 le forze armate israeliane circondarono la basilica di Betlemme, e gli annessi edifici religiosi, in cui s’erano asserragliate alcune decine di combattenti palestinesi per sottrarsi alla cattura – ndr).

L’ho conosciuto personalmente dopo questi eventi, quando si trattava di dare un’organizzazione nuova alle comunità cattoliche di espressione ebraica. Ho avuto modo di constatare personalmente quanto amasse la chiesa di Terra Santa e quanta attenzione e preoccupazione sentiva perché fosse preparata ai tempi e ai cambiamenti della società.

Ha accompagnato anche i miei primi anni di servizio di Custode, guidandomi in alcune scelte importanti, con atteggiamento rispettoso e paterno allo stesso tempo.

Anche dopo la sua partenza per gli Stati Uniti ha mantenuto i contatti con la Terra che ha sempre amato. In particolare, da Washington, ha sostenuto, in tutte le forme possibili, le varie iniziative di sostegno alla Terra Santa, in particolare quelle della Franciscan Foundation for the Holy Land (ong legata alla Custodia che opera soprattutto negli Usa – ndr).

Più di una volta ha accolto in nunziatura convegni, ricevimenti e iniziative simili a sostegno della Terra Santa, «raccomandando» anche ai vescovi locali di fare altrettanto.

Era di un ottimismo contagioso, schietto come tutti i romagnoli. E sapeva trasmettere a chiunque il suo amore alla Chiesa, che ha servito degnamente.

La Chiesa di Terra Santa piange un uomo che in Terra Santa ha amato e servito, appassionatamente ricambiato.

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