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Egitto, i militari rinviano le elezioni e cambiano il governo

Giuseppe Caffulli
23 luglio 2011
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Egitto, i militari rinviano le elezioni e cambiano il governo
In luglio piazza Tahrir, al Cairo, è tornata a riempirsi di manifestanti delusi dagli sviluppi della rivoluzione di gennaio.

Il Consiglio supremo delle forze armate egiziane ha annunciato alla fine il rinvio (senza data) delle elezioni legislative attese per settembre. La notizia è stata diffusa il 20 luglio in una conferenza stampa al Cairo durante la presentazione del nuovo disegno di legge sui diritti politici. Incalzato dalle proteste, si insedia un nuovo governo.


(Milano) – Dopo un infinito tira e molla (e voci che ormai si inseguivano da settimane), il Consiglio supremo delle forze armate egiziane ha annunciato alla fine il rinvio (a data da destinarsi) delle elezioni legislative, previste in un primo momento per settembre. La notizia è stata diffusa mercoledì 20 luglio in una conferenza stampa al Cairo, dal portavoce generale Mamdouh Shahin, nel contesto della presentazione del nuovo (e controverso) disegno di legge sull’esercizio dei diritti politici.

Il provvedimento, che dovrà accompagnare l’Egitto nelle prossime tornate elettorali (legislativa e presidenziale) è stato osteggiato a lungo dai maggiori movimenti e dai partiti politici, che vi hanno letto la volontà dei militari di orientare in maniera indebita l’evoluzione politica dell’Egitto post-rivoluzionario. Nelle intenzioni dei militari, viceversa, la nuova legge (che emenda un analogo provvedimento in vigore dal 1956) garantirà trasparenza e rispetto delle regole nelle prossime tornate elettorali. Dalle votazioni legislative, la cui data verrà annunciata dopo il 18 settembre, nascerà l’assemblea costituente incaricata di scrivere la nuova costituzione.

Secondo quanto annunciato dal generale Shahin, le elezioni si svolgeranno in tre fasi, per garantire un miglior controllo dello scrutinio. Oltre all’Assemblea del popolo (la camera), gli elettori saranno chiamati a eleggere il Consiglio consultivo (Shura), composto da 309 membri. Tra le principali novità introdotte, oltre all’abbassamento dell’età per candidarsi al parlamento (da 30 a 25 anni) e il divieto di usare argomenti «religiosi» nella propaganda elettorale, un sistema di voto che appare decisamente macchinoso, ma che nelle intenzioni dei proponenti dovrebbe garantire la più ampia rappresentanza alle varie componenti della società egiziana. Dei 504 parlamentari dell’Assemblea del popolo, metà dovrà essere composta da operai e contadini. Verrà abolita la quota rosa introdotta dal vecchio regime (64 seggi). Si voterà con un sistema elettorale misto: proporzionale per le liste di partito; maggioritario uninominale per i candidati indipendenti. In merito alle polemiche circa la riluttanza (se non il rifiuto) del Consiglio supremo delle forze armate di accettare osservatori stranieri per garantire la trasparenza del voto, Shahin è stato perentorio: «Il solo compito dell’esercito sarà di garantire la sicurezza dello scrutinio, mentre la supervisione del voto spetterà alla magistratura».

Nelle stesse ore in cui veniva presentata la nuova legge sull’esercizio dei diritti politici, il primo ministro egiziano nominava il nuovo governo. Rinnovata la metà dei ministri, anche su pressione della piazza. Dall’8 luglio scorso i manifestanti erano infatti tornati in piazza Tahrir, al Cairo, per protestare contro il governo di transizione e il Consiglio supremo delle forze armate, accusati di ostacolare le riforme sociali, politiche ed economiche di cui l’Egitto ha urgentemente bisogno.

I nuovo ministri, il cui elenco era stato reso pubblico martedì, hanno giurato nelle mani del capo di stato maggiore dell’esercito Mohamed Hussein Tantawi, presidente della giunta militare, che svolge in questa fase di transizione le funzioni di capo dello Stato.

Giallo sulla rimozione del potente «boss» dell’archeologia Zahi Hawass, nominato ministro da Hosni Mubarak in persona negli ultimi giorni del regime. Formalmente esautorato, Hawass è stato spesso criticato per la gestione personalistica del dicastero (e per qualche interesse poco limpido). Fonti egiziane testimoniano la volontà dell’esecutivo di lasciar decantare le polemiche e di accorpare il dicastero dell’Archeologia in quello della Cultura. A settembre, forse.

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