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Respingimento dei migranti. Militari israeliani obiettano

Terrasanta.net
21 aprile 2011
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Respingimento dei migranti. Militari israeliani obiettano
Sconfinamenti illegali lungo il confine desertico tra Egitto e Israele.

Soldati e ufficiali di un battaglione di riservisti israeliani, in servizio sul confine con l'Egitto si sono rifiutati di prendere parte a operazioni di «ritorno immediato» di migranti; ovvero, alle procedure con cui vengono ricondotti oltre confine gli africani sorpresi illegalmente in territorio israeliano. La questione «immigrazione», è ormai anche in Israele un tema sensibile.


(Milano/c.g.) – Soldati e ufficiali di un battaglione di riservisti dell’esercito israeliano, in servizio sul confine con l’Egitto, secondo quanto riferisce il quotidiano Haaretz, si sono rifiutati di prendere parte a operazioni di «ritorno immediato» di migranti; ovvero, alle procedure con cui vengono ricondotti oltre confine i migranti africani sorpresi illegalmente in territorio israeliano. Da alcuni anni a questa parte in Israele, infatti, sono aumentati in modo evidente gli arrivi, via Egitto, di africani (in particolare provenienti da Etiopia, Eritrea e Sudan).

La questione «immigrazione», è diventata anche in Israele un tema sensibile, a cui l’opinione pubblica non è indifferente. Solo pochi giorni fa, a Tel Aviv, ha fatto notizia una manifestazione di residenti convocata per chiedere la deportazione degli stranieri. Si inserisce in questo dibattito la presa di posizione dei soldati: il Battaglione della brigata di ricognizione del Negev, che ha appena terminato tre settimane di impegno sul confine, praticamente ogni notte si è trovato di fronte a migranti che attraversavano la frontiera: soprattutto sudanesi ed eritrei ma, in un caso, anche libici. In particolare, proprio all’inizio del suo servizio, una compagnia del battaglione si è trovata di fronte a una famiglia di eritrei appena entrati in territorio israeliano. Avendo saputo dai colleghi che svolgono il loro servizio abitualmente sul confine, di come le guardie egiziane trattano i migranti (con frequenti casi di violenza, stupro e uccisioni), i soldati si sono rifiutati di accompagnare la famiglia oltre confine. Il comandante della compagnia avrebbe così avvisato della decisione il comandante del battaglione; quest’ultimo, condividendo la scelta dei suoi soldati, avrebbe a sua volta avvisato il comandante di brigata che si sarebbe detto d’accordo. Così, durante le settimane di servizio dei riservisti, i migranti africani sono stati accolti in un apposito centro dove hanno potuto essere soccorsi, curati, sfamati.

Il Battaglione della brigata di ricognizione del Negev è considerato dagli esperti militari israeliani una delle più affidabili unità di riservisti del Sud di Israele. Avrebbe tra l’altro partecipato anche alla seconda guerra del Libano (2006) e all’Operazione Piombo fuso, l’operazione militare contro la Striscia di Gaza (2009). Le critiche mosse dai militari del battaglione, anche per questo, colpiscono in modo particolare: «La procedura, nel suo insieme, ci è sembrata discutibile – racconta in forma anonima ad Haaretz un ufficiale -. Sarebbe stato diverso se avessimo dovuto rimandare indietro dei migranti, consegnandoli a una brigata egiziana, con un coordinamento reale tra i due Stati. Ma quando tu dici a una compagnia di rimandare i migranti di là dal confine, dove possono essere presi dalla polizia, la cosa suona male. Girano molte storie su come vengono trattati oltre la frontiera».

Il battaglione di riservisti da alcuni giorni è stato sostituito da un normale battaglione in servizio. «Hanno ripreso immediatamente ad attuare il “ritorno immediato” – racconta un riservista -. Ci dovremmo chiedere cosa succede sul confine quando non ci sono riservisti. Qualcuno dei soldati ha visto le cose terribili che fanno ai migranti dall’altra parte del confine». «Ci sono state volte in cui noi stessi dovevamo metterci al riparo – racconta un soldato di un’altra brigata in servizio due anni fa sul confine -, perché gli egiziani sparavano agli africani che volevano passare il confine, senza fare molte distinzioni».

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