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Islamisti sulle barricate contro un governatore cristiano nell’Alto Egitto

Giuseppe Caffulli
19 aprile 2011
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Migliaia di musulmani appartenenti a organizzazioni fondamentaliste stanno protestando da giorni nella provincia meridionale di Qena, in Egitto, contro la nomina del nuovo governatore. La causa? Emad Shehata Mikhail, generale di polizia, è cristiano copto. La sede del governatorato è stata occupata.


(Milano) – Migliaia di musulmani appartenenti a organizzazioni fondamentaliste stanno protestando da giorni nella provincia meridionale di Qena, in Egitto, contro la nomina del nuovo governatore. La causa? Emad Shehata Mikhail, generale di polizia, è cristiano copto. Secondo fonti egiziane, il movimento integralista musulmano dei salafiti ha tentato di impedire al nuovo governatore di insediarsi. Lo stabile del governatorato è stato occupato, impedito l’accesso agli impiegati, bloccati i treni, i pullman di linea dirottati verso il Mar Rosso. La situazione, mentre scriviamo, non si è ancora tranquillizzata. Le strade di Qena sono percorse da gruppi di musulmani a bordo di pick-up, che scandiscono slogan contro il nuovo governatore.

Mikhail è uno dei diciotto nuovi governatori nominati dal primo ministro Essam Sharaf e dal governo provvisorio del Cairo al posto di altrettanti funzionari troppo compromessi con il regime di Mubarak. Una decisione presa in ossequio alle richieste dei manifestanti di piazza Tahrir (anche il Partito nazionale democratico dell’ex presidente è stato sciolto a metà aprile da una sentenza dell’Alta Corte del Cairo).

Quanto a Mikhail, il movimento salafita e i Fratelli musulmani ne contestano la nomina proprio perché cristiano. Il suo predecessore Magdi Ayoub, anch’egli copto, non avrebbe fatto nulla per combattere la povertà e il sottosviluppo nella regione. Si sarebbe poi dimostrato troppo debole, sempre secondo queste frange islamiche, nel combattere la violenza settaria che ha insanguinato la provincia. Tanto basta per ritenere inopportuna la nomina di un altro governatore cristiano.

Nel gennaio 2010, in occasione del Natale copto, la cittadina di Nag Hammadi era stata sconvolta da una strage: sei cristiani erano stati uccisi da un gruppo di musulmani all’uscita della chiesa. Ad innescare l’attacco, la presunta violenza di un ragazzo cristiano ai danni di una coetanea musulmana. In seguito a quelle violenze settarie, erano state arrestate dozzine di facinorosi di entrambe le parti.

Nonostante i disordini di Qena, la Domenica delle Palme sembra essere trascorsa in Egitto senza gravi incidenti. La Settimana Santa sta registrando un maggiore afflusso di fedeli nelle chiese. Di fronte alla situazione di instabilità del Paese e all’oggettivo pesante tributo di sangue pagato dai cristiani copti a Capodanno con la strage di Alessandria d’Egitto (quanto un’autobomba fece 21 morti e decine di feriti), i fedeli si stringono attorno all’altare. Dopo il lutto e il pianto per la morte in croce di Gesù il Venerdì Santo, i cristiani d’Egitto si preparano a vivere la Risurrezione. Per rimarcare il momento decisamente particolare, nella liturgia copta del Venerdì Santo è stata inserita la lettura dell’intero Libro dell’Apocalisse, che celebra la vittoria definitiva del Regno di Cristo su tutti i regni e le potenze malvagie del mondo.

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