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In Siria una Pasqua sotto tono

Lucia Balestrieri
20 aprile 2011
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In Siria una Pasqua sotto tono
Fedeli cristiani in preghiera.

Quest'anno niente processioni o manifestazioni pubbliche di festa e identità cristiane. In Siria la situazione di alta tensione ha costretto i patriarchi cristiani, ortodossi e cattolici, a rinunciare all'esuberanza e alla gioia che da sempre accompagnano i riti pasquali a Damasco, Aleppo e nelle altre città dove sono radicate le minoranze cristiane...


(Milano) – Quest’anno niente processioni o manifestazioni pubbliche di festa e identità cristiane. La situazione di alta tensione in Siria ha costretto i patriarchi cristiani, ortodossi e cattolici, a rinunciare all’esuberanza e alla gioia che da sempre accompagnano i riti pasquali a Damasco, Aleppo e nelle altre città dove sono radicate le minoranze cristiane. La decisione è stata presa a causa «delle attuali circostanze che attraversa il Paese» e per «onorare le anime dei martiri e delle vittime innocenti cadute ultimamente nei tristi eventi».

«Si tratta di una misura di prudenza», spiega a Terrasanta.net padre Mtanious Haddad, archimandrita della Chiesa greco-melchita cattolica e portavoce del patriarca Gregorio III Laham. «Non vogliamo che le processioni pasquali si trasformino in occasioni di violenza. Temiamo infiltrati e provocatori». Padre Haddad è preoccupato per quanto sta succedendo in Siria, anche se, a suo avviso, i media internazionali hanno esagerato le dimensioni degli incidenti e delle contestazioni di piazza al regime del presidente Bashar al-Assad.

L’archimandrita vede tuttavia nelle proteste non solo un legittimo desiderio di maggiori libertà, ma anche un disegno per destabilizzare un Paese che finora ha saputo garantire una pacifica convivenza religiosa, senza cedere a tentazioni islamiste.

Nella Siria di Assad, i cristiani, circa il 10 per cento di una popolazione di 19 milioni di persone, godono di ampi diritti religiosi, di rispetto, stima e buoni rapporti con la maggioranza musulmana. Tant’è vero che di solito la Pasqua, momento centrale della liturgia dei cristiani d’Oriente, si trasforma in una festa che coinvolge tutto il Paese. A Damasco, migliaia di cristiani affollano di solito le stradine del centro storico, piene di bancarelle che vendono rosari, dolciumi, piatti tipici, mentre i boy scout sfilano nelle loro divise suonando i tamburi per richiamare l’attenzione della gente. Il giorno di Pasqua poi, specie se coincide nel calendario orientale e occidentale come avviene quest’anno, è un’esplosione di felicità per la risurrezione di Cristo con processioni che escono dalle chiese e «conquistano» la città, portando a tutti il «fuoco sacro», simbolo della vittoria sulla morte. Stavolta, però, tutto si svolgerà all’interno dei luoghi sacri cristiani.

Il pericolo che la festa possa finire come i venerdì di preghiera musulmani, divenuti ormai il tradizionale preambolo a incidenti di piazza, è troppo grande. «Ciò non vuol dire che rinunceremo ai nostri riti. Tutto si svolgerà secondo la tradizione liturgica; la differenza sarà che le processioni si svolgeranno dentro i cortili delle chiese». La splendida liturgia pasquale d’Oriente è già cominciata con la domenica delle Palme, quando nelle chiese siriane si legge non il racconto della Passione ma il brano della risurrezione di Lazzaro, perché – ancora prima della crocefissione di Cristo – si festeggia la vittoria sulla morte. «Con questo spirito pregheremo anche per la Siria e perché possa superare questo delicato momento», conclude padre Haddad.

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