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I dolori di Gerusalemme Est secondo un nuovo rapporto Onu

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4 aprile 2011
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I dolori di Gerusalemme Est secondo un nuovo rapporto Onu
Una panoramica di alcuni quartieri di Gerusalemme Est. Al centro la valle del Cedron; sulla sinistra le mura della città vecchia; a destra le pendici del Monte degli Ulivi. (foto M. Gottardo)

L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) competente per i Territori Palestinesi occupati ha pubblicato il 23 marzo scorso un rapporto su Gerusalemme Est. È il primo rapporto Onu redatto per fare il punto sulle conseguenze umanitarie delle politiche israeliane nei confronti dei residenti palestinesi.


(Milano/c.g.) – L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) competente per i Territori Palestinesi occupati ha pubblicato il 23 marzo scorso un rapporto su Gerusalemme Est. Si tratta del primo rapporto Onu redatto con l’obiettivo di fare il punto «sulle conseguenze umanitarie – come recita la ricerca – delle politiche israeliane nei confronti dei residenti di Gerusalemme Est e sul crescente isolamento di Gerusalemme Est dal resto dei Territori Palestinesi».

Maxwell Gaylard, coordinatore delle Nazioni Unite per le attività umanitarie nei Territori, presentando il rapporto si è detto preoccupato: «La ricerca mette in evidenza la vulnerabilità nell’accesso a servizi di base come l’educazione e la salute dei palestinesi residenti – ha spiegato Gaylard -. Ma anche le difficoltà che hanno nell’esercitare il loro diritto a organizzare e sviluppare la vita di comunità e a vivere liberamente a Gerusalemme Est, che è parte integrante dei Territori Palestinesi Occupati. Gerusalemme Est rappresenta il centro della vita dei palestinesi – ha continuato Gaylard -. L’accesso alla città da ogni punto dei Territori è essenziale per mantenere viva la presenza dei palestinesi a Gerusalemme».

Il rapporto (strutturato in sei capitoli e più di cento pagine) riporta, oltre ad analisi generali sulle difficoltà di vita a Gerusalemme est, storie esemplari molto concrete di persone e comunità palestinesi. In particolare viene fatto il punto su alcuni importanti ambiti sensibili: il diritto alla residenza dei palestinesi e il fenomeno della demolizione delle case cosiddette «illegali»; il crescente numero di insediamenti israeliani in città; la costruzione delle barriere che impediscono un normale accesso all’abitato e le conseguenti restrizioni alla salute e all’educazione che i cittadini sono costretti a subire.

Nello specifico, la costruzione del cosiddetto «muro di sicurezza» che divide Gerusalemme Est dalla sua periferia, ha inciso fortemente sulla qualità di vita dei residenti: il rapporto spiega, ad esempio, come l’alta barriera in cemento armato abbia diviso Gerusalemme Est dal sobborgo di Bir Nabala. E come, per questo, l’economia della zona abbia subito un tracollo: a Bir Nabala l’affitto di una casa di 150 metri quadri, da prima a dopo la costruzione del muro, è passato da 350 a 150 dollari; il prezzo di un dunam di terreno (ovvero un decimo di ettaro) è passato da 100 mila a 50 mila dollari; il numero dei negozi è sceso da più di mille a meno di 500; e, infine, il tempo necessario a raggiungere la città vecchia è passato da 20 minuti a un’ora.

Tra le molte conseguenze che il progressivo isolamento di Gerusalemme Est si porta con sé, c’è anche la difficoltà di visitare i luoghi di culto da parte dei fedeli arabi musulmani e cristiani. Il rapporto Onu racconta nello specifico anche la disavventura accaduta, la Pasqua dello scorso anno, agli scout cristiani di Ramallah, un gruppo di 110 ragazzi dai 6 ai 30 anni: attraverso la locale parrocchia della Sacra Famiglia, gli scout avevano chiesto all’autorità israeliana i permessi per poter visitare Gerusalemme in occasione della Settimana Santa. Permessi che furono accordati per il periodo compreso tra il 24 marzo e il 7 aprile 2010. La domenica delle Palme, molto presto, gli scout si misero in viaggio per raggiungere Gerusalemme in tempo per la celebrazione. Tuttavia riuscirono ad arrivare a destinazione attraverso il check point di Zaytoun solo dopo le quattro del pomeriggio, a celebrazione quasi conclusa, dopo essere stati bloccati molto tempo inutilmente ai check point di Qalandia e a quello di Hizma.

Il rapporto si conclude ribadendo che, secondo il diritto internazionale, al governo israeliano, in quanto potenza occupante, è attribuita la responsabilità di soddisfare le necessità umanitarie dei palestinesi di Gerusalemme Est e del resto dei Territori.

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