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Palestina-Israele, bambini vittime del conflitto. I dati Unicef 2010

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4 marzo 2011
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Palestina-Israele, bambini vittime del conflitto. I dati Unicef 2010
Bambini palestinesi ingaggiano una sassaiola contro un carrarmato israeliano. (foto di repertorio)

Nei giorni scorsi l’ufficio per Israele e i Territori Palestinesi dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) ha pubblicato il rapporto annuale sui minori che nel 2010 sono state vittime dirette del conflitto armato in Terra Santa. Il numero dei bambini uccisi è diminuito rispetto all'anno prima, mentre sono aumentati i feriti.


(Milano/g.s.) – Nei giorni scorsi l’ufficio per Israele e i Territori Palestinesi dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) ha pubblicato il rapporto annuale sui minori che nel 2010 sono state vittime dirette del conflitto armato in Terra Santa. Diamo un’occhiata ad alcuni dati.

Secondo il rapporto – che fa sintesi delle segnalazioni provenienti da varie organizzazioni internazionali e organismi non governativi che operano nella regione – le armi da guerra hanno ucciso lo scorso anno undici bambini palestinesi e ne hanno feriti 360 in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est) e nella Striscia di Gaza. Nessun morto tra i bambini israeliani, ma due di loro sono rimasti feriti: il primo durante una sassaiola contro un auto di coloni israeliani nei Territori palestinesi, la seconda in seguito all’esplosione di un razzo caduto sulla città costiera di Ashkelon.

Cinque degli undici ragazzi palestinesi uccisi, sono caduti sotto i colpi israeliani per essere entrati nella zona cuscinetto che le forze di difesa di Israele hanno imposto lungo il muro e i reticolati che delimitano la Striscia. La zona di rispetto dovrebbe estendersi per 300 metri, ma di fatto raggiunge un chilometro e in alcuni tratti anche due. Chi entra in questa fascia di terra viene automaticamente sospettato di avere cattive intenzioni e gli sparano addosso. Sono morti così alcuni ragazzi che erano semplicemente alla ricerca di pezzi di metallo da riciclare e rivendere.

Altri due, invece, sono stati abbattuti mentre si avvicinavano al «confine» con in mano un fucile; tre sono stati stroncati da un colpo di mortaio; due, sempre a Gaza, sono rimasti vittime di un ordigno fin lì inesploso.

I quattro ragazzi morti in Cisgiordania hanno perso la vita in incidenti con i coloni, per colpi sparati dalle forze di sicurezza o dai coloni stessi.

Veniamo ai feriti: sono 360 i minori colpiti dalle forze di sicurezza israeliane o dai coloni; 18 erano femmine e 58 avevano meno di 12 anni. Il 17 per cento degli incidenti ha avuto luogo nella Striscia di Gaza, l’83 per cento in Cisgiordania, il 38 per cento a Gerusalemme Est.

Quaranta ragazzi e quattro ragazze sono rimasti feriti nel corso del 2010 nella già citata zona cuscinetto dentro la Striscia di Gaza. I cecchini israeliani sparano a chi si aggira tra i ruderi civili o industriali per procacciarsi qualche misera fonte di reddito con il riciclo di materiali metallici. Secondo il rapporto Unicef 26 ragazzi in età tra i 13 e i 17 anni sono finiti sotto il fuoco israeliano mentre si trovavano a 800 metri dal confine: 19 sono stati colpiti alle gambe, due alle braccia, uno alla testa.

Le norme internazionali di guerra vietano di prender di mira i civili, ma ormai da decenni esse sono largamente disattese in quasi tutti i conflitti e quello israelo-palestinese non fa eccezione.

Undici minorenni hanno riportato danni fisici provocati da ordigni inesplosi. Altri cinque si sono feriti mentre maneggiavano armi o esplosivi (uno di questi episodi ha coinvolto militanti di Hamas).

Se ci sono stati meno morti rispetto al 2009, è però salito il numero dei feriti (si badi che nel computo relativo al 2009 l’Unicef non considera in questo rapporto le vittime dell’Operazione Piombo Fuso).

Nel 2010 sono tre i casi documentati di minori utilizzati (in Cisgiordania) come scudi umani dai militari con la stella di Davide. Una sedicenne e un tredicenne sono stati impiegati così nel corso di perquisizioni di abitazioni. Un quattordicenne, a Hebron, è stato costretto a precedere i soldati mentre questi venivano bersagliati con pietre da manifestanti palestinesi. Nel 2009 gli episodi analoghi documentati erano stati 7, occorsi durante l’Operazione Piombo Fuso. Cinque anni prima di casi censiti e provati se ne contavano 16.

Al dicembre 2010 c’erano 213 palestinesi tra i 12 e i 17 anni d’età detenuti dai militari israeliani. Giusto un anno prima erano il 30 per cento in più: 305. Nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est, sono aumentati i casi di arresti di minori nell’ultimo trimestre dell’anno. Nel quartiere la tensione è alta perché gli abitanti palestinesi rifiutano un progetto israeliano di istituzione di un parco archeologico/turistico che comporta la demolizione di molte case. Nei suoi interventi a Silwan la forza pubblica israeliana avrebbe compiuto numerosi abusi e nel giro di un anno (ottobre 2009-ottobre 2010) ha registrato 1.267 denunce penali contro minori accusati di resistenza e sassaiole.

Il rapporto Unicef censisce 90 casi di maltrattamenti e torture (furono 101 nel 2009), a fronte di un caso documentato imputabile alle forze di sicurezza palestinesi. In concreto parliamo di ragazzi rimasti a lungo ammanettati o costretti in posture disagevoli, oppure richiusi in isolamento. In tre casi, i minori hanno denunciato di aver subito scariche elettriche sul corpo durante gli interrogatori. Tra le vittime dei maltrattamenti 24 avevano meno di 15 anni (due erano sotto i 10 e uno sotto i 7).

È documentato l’abuso sessuale da parte delle forze di sicurezza israeliane su 14 minori (tutti maschi tranne una). Si tratta per lo più di minacce inerenti alla sfera sessuale, ma in un caso alle parole hanno fatto seguito i fatti.

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