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Ong israeliane, finanziatori al vaglio

Terrasanta.net
28 marzo 2011
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Si accresce il controllo dello Stato sulle organizzazioni non governative israeliane. Da febbraio vige, infatti, una legge che obbliga le organizzazioni no profit a fornire ogni tre mesi un resoconto dettagliato su finanziamenti ricevuti da governi stranieri. Una misura concepita per osteggiare le «ong sleali».


(Milano/c.g.) – Aumenta il controllo dello Stato sulle organizzazioni non governative israeliane. Il 21 febbraio scorso, infatti, dopo settimane di vivaci polemiche all’interno dell’opinione pubblica, alla Knesset è stata faticosamente approvata una legge che obbliga le organizzazioni no profit – di qualunque orientamento politico – a fornire ogni tre mesi un resoconto dettagliato su finanziamenti ricevuti da governi stranieri.

Non solo: il 27 marzo, il partito del Likud, oggi al governo, ha avanzato una proposta di legge secondo cui avrebbero diritto di avanzare petizioni all’Alta Corte israeliana, solo le organizzazioni che hanno presentato la lista completa dei loro donatori nei negli ultimi tre anni (restringendo, di fatto, la possibilità di petizione delle ong israeliane).

Il dibattito che ha portato all’approvazione della legge del 21 febbraio ha avuto origine nei mesi scorsi, dall’iniziativa del ministro degli Esteri, Avidgor Lieberman. Il ministro aveva accusato di «slealtà» le organizzazioni per i diritti umani del suo Paese definendole gruppi che «supportano il terrorismo» e lavorano per indebolire le forze armate israeliane, e il loro «sforzo di difendere i cittadini israeliani». Per smentire questo sospetto, sosteneva il ministro, era necessario controllare se le organizzazioni per i diritti civili godessero di finanziamenti esteri capaci di condizionare le associazioni contro gli interessi nazionali.

Nel mese di gennaio, inoltre, il movimento extra-parlamentare Im Tirzu, che si dedica a rafforzare i valori del sionismo in Israele, aveva diffuso un rapporto nel quale accusava due organizzazioni non governative palestinesi, il Welfare Association e l’NGO Development Center, di aver ricevuto fondi da Paesi europei come da alcuni Paesi arabi tra cui l’Arabia Saudita, e di aver finanziato attività di ong palestinesi e israeliane volte a «delegittimare lo Stato di Israele, boicottare Israele e citare a giudizio ufficiali israeliani per crimini di guerra».

È forse utile ricordare che in occasione dell’Operazione Piombo Fuso, condotta dall’esercito israeliano contro Gaza tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, diverse associazioni pacifiste israeliane raccolsero testimonianze sull’operato delle forze armate israeliane nei confronti dei civili (molte delle quali confluirono nel rapporto Goldstone, redatto da una commissione di inchiesta incaricata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite). L’Operazione Piombo Fuso ebbe tra l’altro come esito l’uccisione di oltre 1.300 palestinesi, in gran parte civili.

Le associazioni pacifiste israeliane, in quell’occasione, fecero emergere testimonianze su gravi abusi nei confronti di civili, ingiustificabili anche in un contesto di conflitto armato (un documentato blog http://gazaeng.blogspot.com , redatto dai gruppi pacifisti sulle attività non condivisibili dell’esercito israeliano è ancora oggi consultabile in Rete).

Il dibattito sviluppatosi in Israele in vista dell’approvazione della legge sui finanziamenti esteri ha avuto il merito di far emergere posizioni contrapposte. Da una parte, le associazioni pacifiste hanno reagito invocando che anche sui finanziamenti di Yisrael Beiteinu, il partito di Liebernam, fosse svolta un’accurata inchiesta. Prima dell’approvazione della legge, il Parlamento aveva anche discusso l’eventuale istituzione di due commissioni parlamentari (una che indagasse sul coinvolgimento di governi stranieri nella raccolta fondi a favore di ong di sinistra; la seconda, sulle organizzazioni che avrebbero partecipato alla delegittimazione delle forze armate). Kadima, il partito leader dell’opposizione in Israele, si era però rifiutato di partecipare alle commissioni parlamentari. E il consigliere legale della Knesset, Eyal Yinon era arrivato a definire l’idea di quelle commissioni d’indagine come un «pericoloso precedente».

Rispetto alle richieste di Avidgor Lieberman, che chiedeva un controllo dei finanziamenti per le sole ong di sinistra, la legge infine approvata dalla Knesset ha raggiunto il compromesso di porre sullo stesso piano tutte le ong, a prescindere dal loro orientamento politico. Tuttavia, l’obbligo del rapporto trimestrale è limitato a eventuali finanziamenti dei soli governi stranieri. Mentre, come alcuni osservatori sottolineano, le ong che favoriscono e finanziano gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi ricevono dall’estero solo contributi da parte dei privati.

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