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A Gerusalemme aperto ai visitatori un canale di 2.000 anni fa

Rosario Pierri
7 febbraio 2011
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A Gerusalemme aperto ai visitatori un canale di 2.000 anni fa
Un tratto del canale recentemente aperto ai visitatori sotto la Gerusalemme vecchia (foto: Israel Antiquities Authority)

Da alcune settimane nel sottosuolo del centro storico di Gerusalemme è aperto ai visitatori un nuovo tratto di un antico canale scavato nei pressi della piscina di Siloe e al quale gli archeologi israeliani si dedicano da lungo tempo, tra mille polemiche. I lavori di sistemazione proseguono e saranno completati nei prossimi mesi.


(Gerusalemme) – Da alcune settimane nel sottosuolo del centro storico di Gerusalemme è aperto ai visitatori un nuovo tratto di un antico canale scavato nei pressi della piscina di Siloe e al quale gli archeologi israeliani si dedicano da lungo tempo, tra mille polemiche. I lavori sono andati avanti per sette anni, soprattutto a causa di dispute connesse alla legalità dell’intervento, e sui giornali la «questione di Siloe» è apparsa più volte.

L’opera di sistemazione prosegue e sarà completata nei prossimi mesi. Gli archeologi hanno ripulito dai detriti un canale fognario risalente a 2000 anni fa, che corre sotto la strada nell’area della città di Davide, ossia della parte più antica di Gerusalemme, quella legata alla conquista di Davide. La sua sezione meridionale del canale si può visitare da diversi anni ma è abbastanza recente la scoperta che il suo tracciato si prolunga per ben 600 metri.

L’antica conduttura fiancheggia ma non attraversa al di sotto il Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee), una zona particolarmente critica, dove si concentrano e si scontrano talvolta in maniera violenta gli interessi degli ebrei e dei musulmani. Chi non ricorda le manifestazioni di protesta organizzate dai palestinesi quando la municipalità di Gerusalemme mise mano alla rampa provvisoria in legno, che dal Muro del pianto conduce alla Porta dei Magrebini l’accesso più meridionale alla Spianata? Era il febbraio 2007, l’eco fu vastissima e ci furono interventi ufficiali da parte di alcuni governi per indurre le autorità israeliane a desistere dalla costruzione della rampa definitiva.

Il canale va dall’interno dell’attuale città antica al quartiere di Silwan. Qualche anno fa gli abitanti di quel quartiere fecero ricorso alla Corte Suprema israeliana, denunciando l’Autorità delle antichità di Israele di estendere gli scavi sotterranei oltre i limiti consentiti dalla legge e di danneggiare, quindi, le loro abitazioni. I lavori furono sospesi per circa un anno ma alla fine la Corte, dopo avere accertato che non c’erano rischi connessi agli scavi, autorizzò gli archeologi a riprenderli. La reazione dei palestinesi si spiega anche con la rivendicazione del territorio di Silwan come parte di Gerusalemme est, capitale del loro futuro stato.

Secondo gli archeologi un altro settore del canale si trova nelle vicinanze della Porta di Damasco.

Il primo a scoprire il canale fu l’esploratore britannico Charles Warren nel 1867. Negli anni Novanta dello stesso secolo fu la volta di Frederick J. Bliss e Archibald C. Dickey del British Palestine Exploration Fund.

In larghezza il canale varia da 1 a 3 metri e ha un’altezza tra 1 e 2 metri. Oggi si trova in certi punti ad una profondità di 15-20 metri, tanto che gli scavatori hanno potuto vedere gli strati inferiori del Muro del pianto. Gli archeologi assicurano che il tracciato del canale segue la valle del Tyropeion, l’area più bassa dell’antica Gerusalemme, e non tocca il Monte del Tempio. Il canale ha sezioni d’epoca asmonea ed erodiana.

La strada che lo sovrastava è lastricata e a gradini, e dalle dimensioni si deduce che doveva essere importante. Gli archeologi la datano tra il 50 a.C. e il 100 d.C., dunque risale al periodo erodiano. La sezione scoperta, lunga 40 metri, si trova in prossimità di un giardino di proprietà della Chiesa greco ortodossa da una parte, dall’altra di un’area sotto l’autorità del Waqf, l’ente di gestione dei beni musulmani.

A rinvenire la strada furono per primi Bliss e Dickey (1894-1897), che al termine degli scavi ricoprirono di nuovo i resti. In seguito altre sezioni della strada più a monte (a nord) sono state scavate e ricoperte, così avvenne nel corso degli scavi di Jones (1937) e di Kenyon (1961-1967).

L’area della strada scavata si trova a 550 metri dal lato meridionale della Spianata del Tempio. Da questo luogo, secondo quanto sostengono gli archeologi responsabili dello scavo, i pellegrini iniziavano la salita verso il tempio, ed è verosimile che questa strada l’abbia percorsa anche Gesù. Nel nono capitolo del Vangelo di Giovanni si ricorda che Gesù, dopo avere spalmato un po’ della sua saliva unita a della terra sugli occhi di un cieco nato, gli disse di andarsi a lavare nella piscina di Siloe che, con buone probabilità, è quella che noi possiamo vedere.

Nel contesto degli scavi più di qualche perplessità solleva il ruolo svolto dall’associazione Elad, un gruppo di coloni che li finanzia e, come testimoniano con lodevole trasparenza alcuni giornali israeliani, favorisce l’insediamento di famiglie di coloni nella zona, provocando risentimento nei palestinesi, per cui si sono avuti forti momenti di tensione nel quartiere con le forze dell’ordine.

L’importanza storica dello scavo è fuori discussione e certamente la rivalutazione dell’area interessata dal punto di vista archeologico è un’operazione condivisibile. Speriamo solo che la prepotenza di alcuni non deturpi una delle acquisizioni archeologiche più notevoli degli ultimi anni a Gerusalemme.

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