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Sotto il Mar Morto per conoscere la Terra

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1 dicembre 2010
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Sotto il Mar Morto per conoscere la Terra
La depressione del Mar Morto (foto Pius Baranowski).

Un’équipe scientifica internazionale ha dato il via a fine novembre a un programma di perforazione nel Mar Morto, nei pressi dell’oasi di Ein Gedi. Si tratta di un progetto realizzato nel contesto del Programma integrato per le perforazioni oceaniche (Iodp) che mira ad accrescere le nostre conoscenze sulla storia del clima e delle sue variazioni e sulla biosfera profonda.


(Milano/g.c.) – Proprio nei giorni in cui a Cancun, in Messico, si riunisce un’altra Conferenza delle Nazioni Unite sui mutamenti climatici (29 novembre – 10 dicembre), un’équipe scientifica internazionale ha dato il via a un programma di perforazione nel Mar Morto, nei pressi dell’oasi di Ein Gedi. Si tratta di un progetto realizzato nel contesto del Programma integrato per le perforazioni oceaniche (Iodp) che mira ad accrescere le nostre conoscenze sulla storia del clima e delle sue variazioni, i rischi geologici, la quantificazione delle riserve di gas metano e la biosfera profonda.

Zvi Ben-Avraham, professore di geologia presso l’Università di Tel Aviv, ha spiegato in una conferenza stampa il valore del progetto: «Andremo a perforare a una profondità di circa 500 metri sotto la superficie del Mar Morto, con l’obiettivo di ottenere informazioni sui cambiamenti climatici che la Terra ha conosciuto. Il nostro scopo è quello di capire cosa è successo alla crosta terrestre negli ultimi 500 mila anni».

Il Mar Morto, sprofondato a oltre 400 metri sotto il livello del mare, è per gli scienziati il luogo ottimale per lo studio della climatologia e per capire le dinamiche del riscaldamento globale. I sedimenti geologici conservati sotto le sue acque sono come un grande libro: permetteranno di studiare le precipitazioni, le siccità, le inondazioni, le tempeste di sabbia, le attività dei vulcani, l’affacciarsi dell’uomo sulla terra…

Voluto e finanziato in primis da Stati Uniti e Giappone, il programma, avviato nel 1996, può contare su un consorzio europeo, l’Ecord, di cui fa parte anche il Canada e, di recente, sul contributo della Repubblica Popolare Cinese e della Corea del Sud.

Il progetto di perforazione nel Mar Morto, che durerà non più di due mesi, vede la collaborazione di studiosi provenienti da Germania, Svizzera, Norvegia e Stati Uniti.

Per avere i risultati si prevedono tempi lunghi, ma un piccolo miracolo il Programma di perforazione l’ha già ottenuto, quello di abbattere qualche barriera a livello scientifico. Accanto agli scienziati israeliani lavoreranno anche colleghi palestinesi e giordani.

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