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Betlemme, radiografia di una basilica

Giorgio Bernardelli
23 dicembre 2010
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Betlemme, radiografia di una basilica
Impalcature montate dentro la basilica della Natività, a Betlemme, per il restauro del tetto. (foto Cts/Mab)

È ormai chiusa la fase preliminare per il restauro del tetto della basilica della Natività. L’indagine scientifica sulle condizioni della chiesa è stata coordinata dal Consorzio Ferrara Ricerche, e in particolare dal professor Claudio Alessandri, del dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Proprio lui ci sintetizza gli esiti della ricognizione.


(Milano) – Nel settembre scorso annunciavamo su Terrasanta.net la firma dell’accordo per i restauri della basilica della Natività a Betlemme, un fatto storico per questo Luogo Santo dalla storia lunga e complessa. Quella firma tra i rappresentanti delle comunità greco-ortodossa, armena e latina (quest’ultima rappresentata dalla Custodia di Terra Santa) e l’Autorità Nazionale Palestinese (sotto la cui giurisdizione ricade Betlemme), non è rimasta lettera morta. Si è infatti già conclusa la prima importantissima fase del lavoro preliminare che porterà al restauro: quella dell’indagine scientifica sulle condizioni della basilica che – vale la pena di ricordarlo – è la più antica tra quelle oggi esistenti in Terra Santa, essendo ancora nella sua struttura la grande chiesa fatta costruire da Giustiniano nel VI secolo.

Per cinquanta giorni, tra la fine di settembre e l’inizio di novembre, un’équipe internazionale di studiosi di varie discipline coordinata dal Consorzio Ferrara Ricerche ha condotto un’indagine accurata per verificare lo stato di tutto l’edificio. Questo lavoro di ricognizione – svolto su un’apposita impalcatura installata in basilica e con l’uso delle più moderne tecnologie – ha fornito una miniera di dati che ora gli studiosi stanno analizzando per elaborare le linee guida del restauro, che dovranno essere presentate entro il 25 marzo 2011. Alcuni dati di fondo sono comunque già chiari, come ci spiega il professor Claudio Alessandri, del dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, coordinatore scientifico dell’indagine.

«Pur essendo il restauro partito dai problemi evidenti del tetto – spiega Alessandri – abbiamo ricevuto il mandato di analizzare tutta la struttura. E il primo dato importante che abbiamo rilevato è il fatto che le parti murarie stanno bene, il che non è scontato per un edificio del VI secolo. Tra l’altro proprio l’indagine scientifica ha confermato che l’intero corpo è coevo, non ci sono stati interventi rilevanti nel corso dei secoli».

Il problema – invece – è la copertura, come molti pellegrini hanno avuto modo di constatare nelle giornate di pioggia a Betlemme. «Il tetto è ancora quello realizzato nel 1479 dai veneziani con legno di quercia fatto venire dall’Europa – continua Alessandri -. Abbiamo trovato anche parti in legno del Libano, frutto di riparazioni successive, ma la struttura è comunque quella pregevolissima del XV secolo. La parte critica è il manto esterno, realizzato in lastre di piombo e bitume e già rifatto nel Seicento e ancora in epoca ottomana: è gravemente deteriorato e quindi andrà rifatto completamente».

Come facilmente intuibile il problema non è solo il fatto che piove dentro la basilica: le infiltrazioni di umidità hanno creato anche altri danni molto seri. «Alcune travi del tetto si sono spostate, perché è marcito il legno su cui poggiavano – spiega il docente dell’Università di Ferrara -. E poi ci sono i mosaici delle pareti, quelli realizzati in epoca crociata: a causa dell’umidità alcune sezioni si sono già staccate dalle pareti. Un altro intervento indispensabile, poi, sarà quello sugli infissi lignei delle finestre, che in alcune parti sono ormai polverizzati».

Quello che si prospetta è dunque un intervento ampio e che potrebbe iniziare anche in tempi relativamente rapidi. Come farlo intralciando il meno possibile la presenza dei pellegrini in questo Luogo Santo che quest’anno è stato visitato da più di un milione e mezzo di pellegrini è comunque uno degli elementi su cui si sta riflettendo. «Quello che ci ha colpito – conclude Alessandri – è la grande collaborazione da parte delle comunità religiose che custodiscono la basilica. Anzi, facevano quasi a gara tra loro per aiutarci di più…». Betlemme non si smentisce mai.

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