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Fra Pizzaballa: il nostro stare da francescani in Terra Santa

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8 luglio 2010
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Fra Pizzaballa: il nostro stare da francescani in Terra Santa
Fra Pierbattista Pizzaballa nel suo studio a Gerusalemme. (foto Cts/Mab)

In un breve colloquio con il nostro direttore Giuseppe Caffulli, riportato nel numero di luglio-agosto del bimestrale Terrasanta, fra Pierbattista Pizzaballa si sofferma sui temi al cuore del Capitolo custodiale che i frati minori di Terra Santa hanno in corso a Gerusalemme proprio in questi giorni (4-15 luglio). Riportiamo qui alcuni stralci delle sue considerazioni.


In un breve colloquio con il nostro direttore Giuseppe Caffulli, riportato nel numero di luglio-agosto del bimestrale Terrasanta, fra Pierbattista Pizzaballa si sofferma sui temi al cuore del Capitolo custodiale che i frati minori di Terra Santa hanno in corso a Gerusalemme proprio in questi giorni (4-15 luglio). Riportiamo qui alcuni stralci delle sue considerazioni.

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«Non si parte da zero – esordisce il Custode di Terra Santa -. Credo che gran parte dell’impegno del triennio che inizia con questo Capitolo sarà dedicata a definire alcuni progetti, per esempio nel campo della comunicazione, e a sistemare meglio l’aspetto formativo all’interno della Custodia. Una questione importante è quella della riorganizzazione della Custodia, con la creazione di una Custodia dipendente per Siria e Libano, e la necessità di reperire frati dalle varie province francescane per sopperire ai bisogni della Custodia specialmente nell’assistenza ai pellegrini e al servizio nei santuari».

Oltre all’impegno nelle parrocchie, che costituisce da sempre uno dei campi privilegiati del servizio dei francescani alla Chiesa locale, un tema che merita approfondimento è quello dei programmi formativi in ambito scolastico. «Una delle questioni più urgenti oggi – prosegue il Custode – è questa: definire in cosa consista la matrice cristiana del nostro insegnamento. Dobbiamo lavorare più in sintonia con l’ufficio delle scuole cattoliche, ma cercare anche di tirare fuori la nostra identità di scuole di Terra Santa. E poi dobbiamo ripensare all’eterna sfida: passare dall’assistenza alla solidarietà. In Terra Santa si fa molta assistenza, invece i giovani chiedono più solidarietà, più condivisione. Una domanda che tocca anche noi religiosi e il clero in genere: si avverte un distacco tra il clero e la vita della gente che va colmato».

Uno degli aspetti che più stanno a cuore a padre Pizzaballa è quello delle «nuove povertà». «In Terra Santa esiste un grave problema di tossicodipendenza. Abbiamo cercato di fare qualcosa (con l’esperienza della Comunità Mondo X al Tabor – ndr), ma è un problema che dobbiamo avere sempre presente e sul quale dobbiamo lavorare». C’è poi il capitolo dell’assistenza pastorale (e non solo) agli immigrati: «È uno dei campi da sviluppare e credo tocchi a noi. Uno dei limiti delle Chiese orientali è quello di essere Chiese etniche. Noi francescani invece siamo per tutti e quindi siamo impegnati ad offrire aiuto e assistenza pastorale agli immigrati cattolici presenti in Israele e a Cipro come lavoratori».

La Custodia è una realtà internazionale calata in un contesto ecclesiale molto particolare, con la presenza di 13 Chiese cattoliche dei vari riti. Logico pensare che il tema del ruolo dei francescani dentro questo particolare contesto non sarà marginale. «Questo è un tema vissuto in maniera fortemente dialettica. La Custodia di Terra Santa è un ordinariato ma allo stesso tempo non lo è. Ha tenuto viva la vita delle comunità cristiane nella regione, ma oggi vive in un contesto ecclesiale. È una realtà molto importante nella regione proprio in virtù della cura dei Luoghi Santi, ma non è più l’unica. Le nostre parrocchie sono ormai parte del tessuto ecclesiale della Terra Santa, i nostri parroci sono integrati nelle attività della Chiesa locale. Ma livello istituzionale c’è una differenza che credo resterà. I frati fanno parte di un contesto ecclesiale più ampio, anche se questa nostra appartenenza forse non viene espressa in maniera adeguata».

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