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Ad Akko un nuovo centro israeliano di formazione al restauro. E l’Italia fa scuola

Simone Esposito
10 giugno 2010
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Ad Akko un nuovo centro israeliano di formazione al restauro. E l’Italia fa scuola
Uno scorcio della palazzina che ad Akko ospita il Centro per il restauro «Città di Roma».

In quella che un tempo fu San Giovanni d’Acri è nato un nuovo ente israeliano per la formazione professionale di esperti nella conservazione e recupero dei beni culturali, artistici ed architettonici. Intitolato alla «Città di Roma», è co-finanziato dall'amministrazione capitolina e si avvarrà dell'esperienza di docenti italiani.


(Milano) – Si chiama «Città di Roma», ma si trova ad Akko, l’antica San Giovanni d’Acri, città marittima della Galilea occidentale il cui centro storico è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. «Città di Roma» è il nome della nuova sede del Centro nazionale per il restauro, il nuovo ente israeliano deputato alla formazione professionale degli operatori della conservazione e del recupero dei beni culturali, artistici ed architettonici presenti in Terra Santa. Un territorio ad altissima densità di reperti ma fino ad oggi ancora sprovvisto di istituzioni professionalizzanti per restauratori e tecnici.

Il Centro, posto alle dipendenze della locale Sovrintendenza ai beni culturali, è stato intitolato a Roma grazie al patrocinio e al sostegno della Sovrintendenza capitolina, che ha finanziato il restauro della palazzina crociata-ottomana che ospita l’ente, e che sosterrà le attività del Centro con la propria consulenza. Il denaro utilizzato dal Comune di Roma per il finanziamento (trecentomila dollari) è, in un certo senso, israeliano: la somma era stata ricevuta dal Campidoglio lo scorso anno grazie al premio della fondazione Dan David, una realtà filantropica con sede a Tel Aviv.

A suggerire al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di destinare la cifra alla realizzazione del Centro di Akko è stato il sovrintendente ai beni culturali della capitale, Umberto Broccoli, che ha spiegato a Terrasanta.net: «Sapevo che al ministero dei Beni culturali i capodipartimento Pino Proietti e il restauratore Alessandro Bianchi stavano collaborando con Israele già da un po’. Allora ho chiesto al sindaco di impiegare i trecentomila dollari del premio per il restauro della palazzina crociata nella quale impiantare le attività della nuova istituzione».

Il Centro è stato inaugurato il 12 maggio scorso, alla presenza dei rappresentanti romani e delle istituzioni israeliane. Ma, adesso, quale sarà il ruolo della Sovrintendenza romana? Prosegue Broccoli: «Condivideremo con San Giovanni d’Acri quello che abbiamo di meglio: competenze ed esperienza. Invieremo i nostri docenti e restauratori. La richiesta espressa dagli israeliani è stata quella di aumentare la qualità del loro lavoro. Il direttore generale della Israel Antiquities Authority, Shuka Dorfman, me lo ha detto espressamente: “Noi vogliamo crescere e voi italiani, in questo campo, siete i migliori”. I nostri tecnici, quindi, saranno una sorta di ambasciatori culturali della città di Roma. E anche per noi sarà un’occasione di scambio e di miglioramento».

Concretamente, il ruolo dei restauratori italiani sarà formativo. Bisognerà attendere gli ultimi lavori di adeguamento della palazzina (un piano non è ancora pronto) e poi si comincerà subito con un seminario di studio. «Nel Centro – spiega ancora Broccoli – ci sono già una decina di operatori. La volontà israeliana è quella di aumentare i numeri, perché c’è una richiesta fortissima. In più, il restauro è un vero e proprio laboratorio simbolico di convivenza. Ad Akko lavorano già adesso restauratori ebrei ed arabi: mani di origini diverse, divise ideologicamente e politicamente, che però lavorano insieme per ricomporre, ricucire, sanare un oggetto danneggiato. Daremo il nostro contributo per sostenere questa esperienza concreta di dialogo».

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