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Il pastore Tveit sul conflitto in Terra Santa

08/03/2010  |  Milano
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Il pastore Tveit sul conflitto in Terra Santa
Il pastore Olav Fykse Tveit (49 anni), segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese. (foto Wcc)

Alcuni giorni fa a Ginevra il nuovo segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), il luterano Olav Fykse Tveit, si è soffermato con la stampa su molti temi che riguarderanno il suo mandato. Tveit ha ribadito l'interesse suo personale e di tutto il Cec per la Terra Santa e per il ruolo che i credenti cristiani, ebrei e musulmani sono chiamati a giocare per raggiungere una pace giusta e sostenibile. Tveit ha anche menzionato il documento Kairos Palestina, recentemente pubblicato da un gruppo di personalità di spicco della comunità cristiana palestinese.


(g.s.) – Alcuni giorni fa a Ginevra, alla vigilia del suo insediamento ufficiale come nuovo segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), il pastore luterano e teologo norvegese Olav Fykse Tveit (49 anni), ha incontrato la stampa e si è soffermato su molti temi che riguarderanno il suo mandato.

Prima di essere eletto, nell’agosto scorso, ai vertici del principale organo di coordinamento ecumenico a livello planetario – del quale, però, non fanno parte la Chiesa cattolica e varie Chiese ortodosse autocefale -, Tveit è stato anche moderatore del Forum ecumenico Palestina Israele. Conversando coi giornalisti il 22 febbraio non poteva quindi che ribadire l’interesse suo personale e del Cec per la Terra Santa.

«Durante il mio mandato di segretario generale sono sicuro che il conflitto [israelo-palestinese] resterà all’ordine del giorno del Consiglio ecumenico delle Chiese. Io tenterò di dare il mio contributo e spero che anche il Consiglio possa offrire il proprio, concentrando l’attenzione sui temi della giustizia e della pace per tutti. Non siamo contro gli israeliani o gli ebrei. Al contrario, vogliamo impegnarci con tutto il cuore perché anche gli ebrei in quella regione possano avere un futuro sostenibile. Come persone di fede, noi vogliamo – insieme con altre persone credenti (in particolare ebrei e musulmani) – rispondere all’appello ad amare il prossimo. Vorremmo che questo invito contenuto nelle fonti delle nostre fedi e rivolto a tutti, questo comando che ci accomuna, possa trovare nuove forme di espressione». Il pastore Tveit ha auspicato che si smetta di «continuare a guardare indietro, recriminando su chi ha ragione e chi ha torto, ma ci si concentri su come possiamo costruire un futuro insieme».

«Il mese prossimo – ha proseguito – riceverò uno dei leader delle organizzazioni ebraiche internazionali, il rabbino Richard Marker che dirige il Comitato internazionale ebraico per gli incontri interreligiosi (l’International Jewish Committee for Interreligious Consultations), al quale esprimerò la nostra solidarietà con gli ebrei e la nostra volontà di contrastare ogni espressione di antisemitismo, ovunque si manifesti. Con lui parleremo anche di quale contributo noi uomini di religione possiamo offrire per porre fine alla paura, all’oppressione e alla violenza».

Il segretario generale del Cec ha voluto richiamare all’attenzione della stampa anche il documento Kairos Palestina, concepito e reso pubblico a Betlemme, nel dicembre scorso, da alcuni intellettuali e leader palestinesi cristiani.

Alla presentazione del testo «ero presente anch’io – ha annotato Tveit – essendo stato moderatore del Forum ecumenico israelo palestinese, promosso dal Consiglio ecumenico delle Chiese per organizzare in tutto il mondo il sostegno delle nostre Chiese a quelle palestinesi nella loro situazione particolare, ma anche per coordinare il nostro lavoro comune per una pace giusta e sostenibile in quella regione e per stimolare dei teologi a misurarsi con una riflessione teologica propriamente cristiana sulle questioni che vengono poste in quell’area».

«Con mia soddisfazione – ha aggiunto il pastore norvegese – constato che il documento prodotto dai teologi palestinesi ottiene molta attenzione, e la merita, sia da parte delle Chiese, che dei teologi, del pubblico e dei politici, in quella regione ma anche nel resto del mondo. Leggendo quel testo sono commosso da quanto vi si afferma con molta chiarezza: siamo chiamati a seguire Gesù Cristo e il suo appello ad amare il prossimo e il nemico. (Gli estensori) vogliono una pace in cui israeliani e palestinesi possano vivere insieme in un modo che non è definito dall’occupazione, dall’oppressione e dalla violenza. Vedono tutto ciò anche come una sfida teologica perché si misurano con altri teologi che considerano l’occupazione come un’interpretazione appropriata di quanto già la Bibbia dice, oppure ritengono che una certa interpretazione della Bibbia offra una base all’occupazione. (Gli autori di Kairos Palestina) affermano che non possono vivere con fratelli e sorelle cristiane che vengono a dire: "Dio non vuole che voi possiate vivere nella terra dei vostri avi, ma piuttosto che ve ne andiate perché questa terra è per altri". Dobbiamo capire che per loro, in quanto cristiani, questo è un discorso impossibile da accettare. E anche noi non riusciamo a capirlo».

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