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I rabbini: Quegli sputi un’offesa a Dio

10/01/2010  |  Gerusalemme
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I rabbini: Quegli sputi un’offesa a Dio
Un monaco ortodosso per le vie di Gerusalemme vecchia.

Finalmente in Israele autorità politiche e religiose sembrano essersi decise a contrastare l'inciviltà dei giovani ebrei ultraortodossi che a Gerusalemme sputano contro monaci, frati e suore cristiani e l'abito, o i simboli religiosi, che indossano. Un comunicato stampa dell'ambasciata di Israele presso la Santa Sede illustra le recenti iniziative intraprese dalla municipalità di Gerusalemme, in coordinamento con il ministero degli Esteri e i rabbini ultraortodossi. L'11 novembre scorso aveva preso posizione anche il Gran rabbino ashkenazita di Israele, Yona Metzger.


(g.s.) – Dopo mesi, se non anni, in cui le proteste degli interessati non avevano quasi trovato ascolto, ora in Israele sembrano decisi a contrastare l’inciviltà dei giovani ebrei ultraortodossi che a Gerusalemme sputano contro monaci, frati e suore cristiani e l’abito, o i simboli religiosi, che indossano.

Un comunicato stampa dell’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, emesso il 4 gennaio scorso, spiega che «il consigliere del sindaco di Gerusalemme per le comunità religiose, il signor Jacob Avrahmi, ha preso delle iniziative intese a mobilitare il sostegno della comunità ultraortodossa degli Haredim per combattere la tensione lungo la linea di separazione tra gli ebrei ultraortodossi e i loro vicini cristiani».

Il comunicato prosegue informando che attorno a un tavolo si sono seduti rappresentanti del ministero degli Esteri, funzionari della municipalità di Gerusalemme e il rabbino Shlomo Papenheim della comunità degli haredim. All’incontro è stata presentata e poi resa pubblica una lettera che condanna le molestie ai religiosi cristiani. Il testo, dal titolo Provocazioni pericolose, è redatto dal Beth Din Tzedek (il tribunale della comunità ebraica ortodossa e la più alta istanza della comunità ebraica ultraortodossa a Gerusalemme).

Ne riproponiamo, in corsivo, il testo integrale nella traduzione in italiano messa a disposizione dall’ambasciata di Israele in Vaticano:

Recenti e ripetute lamentele sono state fatte da gentili (i non ebrei – ndr) a proposito di reiterate molestie ed insulti diretti verso di loro da giovani irresponsabili in vari luoghi della città, specialmente nei pressi di Shivtei Yisrael street e nei pressi della tomba di Shimon il Giusto.

Oltre a dissacrare il Santo Nome, che già di per sé rappresenta un peccato assai grave, provocare i gentili, secondo i nostri saggi, (benedetta sia la loro santa e virtuosa memoria), è proibito e può portare tragiche conseguenze sulla nostra comunità, possa Dio avere pietà.

Noi, quindi invochiamo chiunque abbia il poter di porre fine a questi vergognosi incidenti, attraverso la persuasione, di attivarsi per rimuovere questi pericoli, affinché la nostra comunità possa vivere in pace.

Possa il Santissimo, che sia benedetto il Suo Nome, diffondere il tabernacolo di una vita misericordiosa e pacifica su di noi e sulla Casa d’Israele e Gerusalemme, poiché noi aspettiamo la venuta del Messia prontamente e nel nostro tempo, Amen.

Firmato il 13 di Tevet 5770 (30 Dicembre 2009) dal Tribunale di Giustizia della comunità Haredim di Gerusalemme.


Il tema degli sputi indirizzati ai religiosi cristiani era stato portato all’attenzione del grande pubblico israeliano anche da un recente articolo del quotidiano The Jerusalem Post (intitolato «Bocche piene d’odio» e pubblicato il 26 novembre scorso). L’autore, Larry Derfner, aveva raccolto le testimonianze di numerose vittime dell’increscioso tiro al bersaglio, tra cui vari monaci ortodossi e armeni ed alcuni francescani (Terrasanta.net aveva già pubblicato la testimonianza diretta di fra Rosario Pierri nel novembre 2008).

Derfner riferiva che la polizia israeliana, il più delle volte, si dichiara impotente a reprimere il fenomeno. L’articolo registrava anche un recente intervento del Gran rabbino ashkenazita di Israele, Yona Metzger. L’11 novembre scorso, Metzger aveva indirizzato ai rabbini del quartiere ebraico di Gerusalemme una lettera in cui diceva di aver raccolto voci sugli studenti delle yeshivà (le scuole rabbiniche) «che offendono il Cielo sputando sul clero cristiano che cammina per le strade di Gerusalemme». Metzger aveva osservato che simili comportamenti non seguono le vie della pace e potrebbero generare ondate di antisemitismo all’estero. Per questo, il Gran rabbino aveva «rivolto un pressante appello a sradicare questo male al più presto».

Il fenomeno degli sputi come espressione di odio religioso non è tra i più gravi affronti alla dignità umana di cui la Terra Santa è teatro, ma certamente educare i più giovani al rispetto di chi non appartiene alla propria fede, cultura e popolo è un’acquisizione importante per tutti.

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