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Libano. Hariri ritenta, con margini più stretti

18/09/2009  |  Milano
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Libano. Hariri ritenta, con margini più stretti

Sarà ancora Saad Hariri, leader della coalizione antisiriana vittoriosa alle elezioni del 7 giugno scorso, a provare a dare un assetto politico più stabile al Libano. Due giorni fa il presidente della Repubblica Michel Suleiman gli ha di nuovo assegnato il compito di formare un governo. Il primo tentativo di Hariri era fallito dopo infruttuosi negoziati con l'opposizione. Anche il patriarca maronita Nasrallah Sfeir fa sentire la sua voce e si chiede se non sia opportuno rinunciare all'idea di un esecutivo di unità nazionale.


Sarà ancora Saad Hariri, leader della coalizione antisiriana 14 marzo, vittoriosa alle elezioni del 7 giugno scorso, a provare a dare un assetto politico più stabile al Libano. Per la seconda volta, infatti, il presidente della Repubblica Michel Suleiman ha assegnato al figlio dell’ex premier Rafic – ucciso in un attentato il 14 febbraio del 2005 – il compito di formare un governo il più possibile rappresentativo delle diverse anime che compongono il Paese dei cedri. Un ruolo arduo, quello di Hariri, considerando anche le modalità con cui è fallito il suo primo tentativo, dopo 73 giorni di infruttuosi negoziati con l’opposizione, ma anche tenendo conto del minor numero di indicazioni parlamentari raccolte dal premier incaricato in questa seconda tornata.

Solo 73 deputati su 128, infatti, hanno chiesto al presidente Suleiman di insistere con Hariri, mentre altri 11 parlamentari hanno ritirato il loro consenso verso il politico 39enne. Si tratta, in particolare, degli uomini del movimento sciita Amal, che vanno così a unirsi agli altri gruppi di opposizione, Hezbollah e Movimento patriottico libero del generale cristiano Michel Aoun. Proprio le richieste di quest’ultimo, peraltro, sono state tra i fattori che hanno causato, il 7 settembre scorso, la prima rinuncia di Hariri alla formazione di un esecutivo di unità nazionale. Aoun aveva infatti chiesto cinque ministeri per il suo gruppo, compreso quello delle Telecomunicazioni per Gebran Bassil, suo genero. Richiesta respinta da Hariri, che aveva invece proposto ministeri «a rotazione», assegnati a tempo a personalità diverse dei due schieramenti. Una proposta che avrebbe rispettato lo schema dell’accordo tra le due coalizioni rivali, con un esecutivo formato da 15 ministri della maggioranza, 10 dell’opposizione e cinque «neutrali» nominati dal presidente Suleiman.

Fallito questo tentativo, Hariri ha rimesso il mandato, accettando poi l’altroieri un nuovo incarico, con un consenso numericamente (e politicamente) minore e con l’opposizione che ha già annunciato che non intende recedere dalle sue richieste. Questa volta, peraltro, Hariri non ha espressamente parlato di un governo di «unità nazionale», sostenendo invece che cercherà di raccogliere «la più ampia partecipazione» al suo progetto.

Su questo punto ha fatto sentire la sua voce anche il patriarca maronita cardinale Nasrallah Sfeir, secondo il quale sorgono interrogativi sull’opportunità di concedere ruoli di governo a quei candidati che hanno perso le elezioni di giugno. «Un accordo tra opposizione e maggioranza sarebbe da noi il benvenuto – ha detto il patriarca – ma se esso non c’è, allora qual è la soluzione?». Secondo Sfeir un’eventuale intesa «andrebbe implementata», ma «non è questo il caso», anche perché si è in presenza di una «resistenza armata», quella rappresentata da Hezbollah. Per questo, in mancanza di un accordo bipartisan sulla nomina dei candidati sconfitti al voto, la questione per il patriarca dovrebbe essere «lasciata cadere»: Hariri, sostanzialmente, dovrebbe andare avanti con i soli voti della sua maggioranza, perché la democrazia prevede una maggioranza che governa e una minoranza che sta all’opposizione.

Un pronunciamento, quello di Sfeir, che si è attirato subito la replica di Aoun, il quale ha accusato il patriarca di essersi unito al Partito delle forze libanesi, alleato cristiano di Hariri nella coalizione 14 marzo. Sfeir, da parte sua, ha comunque sottolineato che nonostante le divergenze politiche in corso, tutte le fazioni dovrebbero lavorare per preservare la sovranità del Paese, aggiungendo che la questione della formazione del nuovo governo subisce chiaramente l’influenza di interventi stranieri.

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