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Una spada di Damocle sulla testa di Avigdor Lieberman

03/08/2009  |  Gerusalemme
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Una spada di Damocle sulla testa di Avigdor Lieberman
Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman.

Un'altra clamorosa inchiesta giudiziaria potrebbe mettere in difficoltà il governo israeliano. La polizia ha chiesto l'incriminazione per il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman.  Le accuse presentate al procuratore generale Menahem Mazuz. Gli addebiti sono molteplici: reati di corruzione, frode, riciclaggio di denaro, ostruzione della giustizia, violenza su testimoni e collusione con la mafia russa. Lieberman, 51 anni, leader del partito di destra radicale Yisrael Beitenu («Israele è la mia casa») è pronto a dimettersi se dovesse venire accolta la richiesta di incriminazione.


(i.p.) – Un’altra clamorosa inchiesta giudiziaria potrebbe mettere in difficoltà il governo israeliano. Già gli anni passati Israele ha visto interessati a vicissitudini con la giustizia alcuni dei suoi uomini politici di primo piano: l’ex premier Ariel Sharon, accusato di corruzione, l’ex primo ministro Ehud Olmert, dimissionario nel settembre 2008 perché protagonista di scandali giudiziari legati al finanziamento illecito, l’ex capo dello Stato Moshe Katsav, accusato di stupro e molestie sessuali.

Ora tocca al ministro degli Esteri del governo Netanyahu, Avigdor Lieberman. La polizia ha chiesto per lui l’incriminazione al procuratore generale Menahem Mazuz. Le accuse sono molteplici: reati di corruzione, frode, riciclaggio di denaro, ostruzione della giustizia, violenza su testimoni e collusione con la mafia russa.

Lieberman, 51 anni, leader del partito di destra radicale Yisrael Beitenu («Israele è la mia casa») è pronto a dimettersi se dovesse venire accolta la richiesta di incriminazione. Lo ha detto questa mattina alla Knesset «Se il procuratore generale deciderà per l’incriminazione, non vi è dubbio che a quel momento mi dimetterò». La prima reazione alla richiesta della polizia, era stata molto dura: un comunicato in cui si affermava che era stato ordito un complotto alle sue spalle, che le accuse sarebbero infondate e che la polizia avrebbe moltiplicato le inchieste nei suoi confronti in concomitanza con l’aumento del suo peso politico.

I sospetti che gravano sul suo conto risalgono al triennio 2001-2004, quando Lieberman, secondo le accuse, avrebbe creato delle società fittizie per il riciclaggio di denaro proveniente dall’Austria e dalla Russia, e di aver modificato il nome di altre società con sede a Cipro dopo essere venuto a conoscenza delle indagini della polizia al riguardo. La polizia sostiene che i conti correnti bancari di queste società avrebbero fruttato al ministro una cifra pari a 10 milioni di shekel, quasi 2 milioni di euro.

È un altro duro colpo per il governo Netanyahu anche se non dovesse entrare in crisi, dal momento che il partito di Lieberman ha garantito la fiducia al governo anche in caso di dimissioni del suo leader. La coalizione con Yisrael Beitenu è stata vitale per il premier Netanyahu nella formazione del governo dopo le elezioni dello scorso febbraio. Come riporta il quotidiano Haaretz, quello israeliano è ora un governo indebolito e un governo debole non giova ai processi diplomatici. Ci si chiede, ad esempio, per quale motivo i palestinesi dovrebbero accettare di sedersi attorno a un tavolo di trattative con questo esecutivo; per quale motivo gli Stati arabi dovrebbero avere gesti di riguardo nei confronti di Israele, se c’è il rischio che in pochi mesi il governo possa cadere ed essere rimpiazzato da esponenti più flessibili.

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