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Il Papa al Cenacolo, culla della Chiesa

12/05/2009  |  Gerusalemme
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Il Papa al Cenacolo, culla della Chiesa
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In una giornata intensa come quella del 12 maggio, Benedetto XVI pellegrino in Terra Santa ha sostato brevemente al Cenacolo, in tarda mattinata, per recitare la preghiera del Regina Coeli con i vescovi ed ordinari della regione. Il Pontefice è stato accolto da un coro di giovani frati che ha intonato l'inno Veni Creator. Poi il saluto del Custode di Terra Santa e la replica del Papa, che ha ricordato la centralità dell'amore per Dio e il prossimo nella vita dei cristiani ed espresso gratitudine e incoraggiamento ai vescovi, ai francescani, alle comunità dei fedeli.


Giornata intensa quella del 12 maggio per Benedetto XVI pellegrino in Terra Santa. Un pellegrinaggio che si articola con appuntamenti dai ritmi serrati, che non lasciano spazio a fuori programma, del resto resi improbabili da un apparato di sicurezza rigidissimo.

Intorno alle 11, dopo aver visitato il Gran Rabbinato, il Papa ha sostato brevemente al Cenacolo per recitare la preghiera del Regina Coeli con i vescovi ed ordinari della regione. Il Pontefice è stato accolto da un coro di giovani frati che ha intonato l’inno Veni Creator. Poi il saluto del Custode di Terra Santa.

Padre Pierbattista Pizzaballa ha esordito dicendo al Papa: «Fra tutti i luoghi che Ella ha visitato e che visiterà in questo suo pellegrinaggio, certamente questo è il meno glorioso dal punto di vista strutturale, probabilmente è il più piccolo e, ammettiamolo, forse anche il meno curato. Eppure è emozionante darle il benvenuto, soprattutto avere la gioia di farlo qui è davvero qualche cosa di speciale. Tante volte nelle nostre liturgie di Terra Santa risuona "qui" ad indicare il Luogo santo che ci richiama le pagine del Vangelo. Il qui del Cenacolo celebra inoltre molte pagine della storia della Chiesa e anche della presenza francescana. Qui, proprio in questo luogo così semplice si è celebrata la Cena di Pasqua del Signore Gesù con gli apostoli, prima della Passione, e ci richiama ogni volta l’istituzione dell’Eucaristia, ma anche il gesto di testimonianza del Signore e Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli, il comandamento nuovo, la promessa dello Spirito, e la sua grande preghiera. Cenacolo è il timore che fa chiudere le porte agli Apostoli, e il Cristo risorto che entra e dice: "Pace a voi". Cenacolo è l’attesa nella preghiera, con Maria, è lo Spirito che irrompe come vento gagliardo e la nascita della Chiesa, una e indivisa…».

«Il Cenacolo – ha proseguito il Custode – segna anche la nostra storia di francescani, che hanno qui il loro primo convento, dal quale si muovono per andare ad officiare nella basilica del Santo Sepolcro. Luogo concesso nel 1333 "con grandi spese e faticose trattative", e descritto nella Bolla di papa Clemente VI come convento sul Monte Sion, "nel cui ambito vi è il Cenacolo con le due cappelle, e il convento per dodici frati e tre persone secolari". Dopo la nostra espulsione, il Cenacolo è anche la struggente e forte nostalgia della nostra casa e insieme la nostalgia di un Luogo santo che ci appartiene come cristiani e come Chiesa».

In effetti la Custodia di Terra Santa non ha mai cessato, fino ad oggi, di rivendicare la proprietà del luogo santo messo a disposizione dei Frati minori nel 1333 dai Reali di Napoli Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca che l’avevano appena acquistato dal sultano d’Egitto.

«Qui – ha terminato il responsabile dei Frati minori in Terra Santa – si evidenziano, nell’incuria delle pietre del luogo, tutte le contraddizioni della Terra Santa: il succedersi di dominazioni diverse, il sovrapporsi di devozioni, la divisione della Chiesa e i diversi particolarismi. Il Cenacolo segna in un certo senso il luogo della santità di Dio, del suo amore incondizionato, e della piccolezza dell’uomo. Una storia che pare non si incontri mai, dove solo sappiamo che ci attende la fedeltà del Signore, come oggi, in cui il programma della Sua visita ci conduce qui, al Cenacolo come primo luogo nella Città Santa di Gerusalemme, ad invitarci a fare qui memoria, e da qui alzarsi per "continuare nel mondo quella carità che è il fermento celeste del pane del Mistero" (P. Mazzolari)».

Da parte sua Benedetto XVI si è rivolto ai presenti dicendo: «Voi rappresentate le comunità cattoliche della Terra Santa che, nella loro fede e devozione, sono come delle candele accese che illuminano i luoghi santi cristiani, onorati un tempo dalla presenza di Gesù, il nostro Dio vivente. Questo particolare privilegio dà a voi e al vostro popolo un posto speciale nell’affetto del mio cuore come successore di Pietro».

«Nel Cenacolo – ha continuato il Papa – il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, può essere espresso solamente in termini di amore. Poiché Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con l’amore (cfr Deus caritas est, 2). La nostra vita come cristiani non è semplicemente uno sforzo umano di vivere le esigenze del Vangelo imposte a noi come doveri. Nell’Eucaristia noi siamo tirati dentro il mistero dell’amore divino. Le nostre vite diventano un’accettazione grata, docile ed attiva del potere di un amore che ci viene donato. Questo amore trasformante, che è grazia e verità (cfr Gv 1,17), ci sollecita, come individui e come comunità, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell’egoismo o nell’indolenza, nell’isolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri».

Più avanti Ratzinger ha osservato che «nella misura in cui il dono dell’amore è accettato e cresce nella Chiesa, la presenza cristiana nella Terra Santa e nelle regioni vicine sarà viva. Questa presenza è di importanza vitale per il bene della società nel suo insieme. Le parole chiare di Gesù sull’intimo legame tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo, sulla misericordia e sulla compassione, sulla mitezza, la pace e il perdono sono un lievito capace di trasformare i cuori e plasmare le azioni. I cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volontà, stanno contribuendo, come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversità».

Infine delle espressioni di gratitudine e incoraggiamento: «Cari fratelli vescovi, contate sul mio appoggio ed incoraggiamento nel fare tutto quello che è in vostro potere per aiutare i nostri fratelli e sorelle cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace. Apprezzo i vostri sforzi di offrir loro, come a cittadini maturi e responsabili, assistenza spirituale, valori e principi che li aiutino nello svolgere il loro ruolo nella società. Mediante l’istruzione, la preparazione professionale ed altre iniziative sociali ed economiche la loro condizione potrà essere sostenuta e migliorata. Da parte mia, rinnovo il mio appello ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo a sostenere e ricordare nelle loro preghiere le comunità cristiane della Terra Santa e del Medio Oriente. In questo contesto desidero esprimere il mio apprezzamento per il servizio offerto ai molti pellegrini e visitatori che vengono in Terra Santa in cerca di ispirazione e rinnovamento sulle orme di Gesù. La storia del Vangelo, contemplata nel suo ambiente storico e geografico, diviene viva e ricca di colore, e si ottiene una comprensione più chiara del significato delle parole e dei gesti del Signore. Molte memorabili esperienze di pellegrini della Terra Santa sono state possibili grazie anche all’ospitalità e alla guida fraterna offerte da voi, specialmente dai Frati francescani della Custodia. Per questa servizio, vorrei assicurarvi l’apprezzamento e la gratitudine della Chiesa Universale e esprimo il desiderio che, nel futuro, pellegrini in numero ancora maggiore vengano qui in visita».

Dopo le parole del Papa il coro ha intonato il canto del Regina Coeli, seguito dalla benedizione papale e dalla conclusione dell’incontro.

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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