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Urss e sionismo. I retroscena

Manuela Borraccino
19 gennaio 2009
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Urss e sionismo. I retroscena

A svelare particolari inediti del complesso rapporto fra Unione Sovietica e Israele nel «secolo breve» è il saggio Perché Stalin creò Israele, del giornalista e storico russo Leonid Mlecin. Il libro ricostruisce attraverso documenti del ministero degli Esteri russo  le vicende che a partire dal 1917 disegnarono l'attuale geografia del Medio Oriente. Ed evidenzia come all'indomani della guerra l'Unione Sovietica appoggiò in chiave antioccidentale la nascita dello Stato ebraico.


Si racconta che David Ben Gurion abbia avuto la certezza della creazione dello Stato di Israele solo dopo aver appreso della segreta approvazione di Iosif Stalin dei progetti sionisti, in un colloquio riservato all’inizio del 1945. Meno noti sono invece i motivi che indussero il leader georgiano ad appoggiare la spartizione della Palestina nel 1947 ed il ruolo decisivo avuto dal blocco sovietico nel rifornire di armi il giovane Stato ebraico: «Non sappiamo se avremmo potuto resistere – ricordò Golda Meir – senza le armi e le munizioni comprate in Cecolovacchia e trasportate attraverso la Jugoslavia e i Balcani, in quel terribile inizio della guerra, prima che la situazione mutasse nel giugno 1948». A svelare particolari inediti del complesso rapporto fra Unione Sovietica e Israele nel «secolo breve» è il saggio Perché Stalin creò Israele, del giornalista e storico russo Leonid Mlecin.

Il libro, di grande interesse, ricostruisce attraverso documenti declassificati del ministero degli Esteri russo redatti tra il 1940 e il 1956 le vicende che a partire dal 1917 disegnarono l’attuale geografia del Medio Oriente. Ed evidenzia come all’indomani della guerra, mentre non contrastava l’antisemitismo che infuriava al suo interno, l’Unione Sovietica appoggiò in chiave antioccidentale la nascita dello Stato ebraico. Non fu certo per ragioni umanitarie ma strategiche che Stalin cercò un alleato nell’area arretrata e quasi interamente asservita alla Gran Bretagna e alla Francia emersa dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano. Forte della vittoria sul nazismo, egli rivendicava per l’Unione Sovietica un ruolo di grande potenza nel consesso delle nazioni e intendeva contrastare tanto l’egemonia britannica in Medio Oriente quanto l’alleanza fra Stati Uniti e Arabia Saudita, interamente dettata dagli interessi petroliferi e che risultò poi per 60 anni, alla luce dell’appoggio incondizionato ad Israele, la contraddizione più stridente della politica estera americana.

L’autore racconta con maestria come Stalin non tenesse «in alcuna considerazione» i Paesi arabi, come divenne evidente quando Mosca ignorò le proteste dell’Egitto dopo lo storico discorso con cui l’allora ambasciatore russo all’Onu, Andrej Gromyko, appoggiò nel novembre 1947 la Risoluzione 181 sulla spartizione della Palestina in due Stati democratici indipendenti (imponendo lo stesso voto favorevole a Polonia, Cecolovacchia, Bielorussia e Ucraina). Il leader sovietico non si oppose all’emigrazione degli ebrei russi verso Eretz Israel e, come si scoprì anni dopo, pur di creare una testa di ponte in Medio Oriente inviò nel Paese agenti segreti nel tentativo – poi accantonato – di «preparare il terreno per azioni terroristiche e di sabotaggio contro i Paesi occidentali in caso di guerra» alla scadenza del mandato britannico. Solo dopo il 1953, anno chiave della morte di Stalin e della deposizione di re Farouk in Egitto, la politica sovietica verso Israele cambiò radicalmente.

Nella ricostruzione del contesto internazionale che il 14 maggio 1948 indusse David Ben Gurion, nonostante i pareri contrari dei suoi collaboratori, a pronunciare la Dichiarazione di indipendenza sul boulevard Rothschild a Tel Aviv, lo scrittore ricorda come il leader israeliano avesse invitato «i figli del popolo arabo» palestinese «a salvaguardare la pace e a partecipare alla fondazione dello Stato sulla base di una piena parità di diritti civili» e come egli avesse teso «una mano di pace a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli perché collaborino con il popolo ebraico». «Oggi – è l’amara conclusione di Mlecin – si può dire che la storia del Medio Oriente avrebbe preso tutt’altro corso se i Paesi arabi limitrofi non avessero deciso subito di soffocare lo Stato ebraico […]. Lo Stato palestinese per il quale gli arabi si battono da tanti anni e per il quale hanno sacrificato tante vite, proprie e altrui, sarebbe potuto sorgere nel maggio 1948. Ma a impedirlo non furono gli ebrei, bensì i governi degli Stati arabi che con le loro posizioni oltranziste impedirono di fatto agli arabi palestinesi di proclamare il loro Stato. E così ebbe inizio la tragedia del Medio Oriente».

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