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Il vescovo Dawani sul lavoro dell’ospedale anglicano di Gaza

10/01/2009  |  Gerusalemme
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Il vescovo Dawani sul lavoro dell’ospedale anglicano di Gaza
Suheil Dawani, vescovo della diocesi anglicana di Gerusalemme e del Medio Oriente, nel giorno dell'installazione ufficiale.

La diocesi anglicana di Gerusalemme e del Medio Oriente gestisce 11 presìdi sanitari nella Striscia di Gaza, in mezzo al milione e mezzo di residenti quasi tutti musulmani. Tra questi, l'ospedale Al Ahli Arab è attivo da oltre un secolo. In questi giorni di guerra - scrive Suheil S. Dawani, il vescovo anglicano di Gerusalemme - tutte le risorse dell'ospedale e le energie del personale sono messe a dura prova. Oltre agli altri pazienti, ogni giorno si presentano al nosocomio tra i 20 e i 40 feriti bisognosi di ricovero o interventi chirurgici. Un paziente su quattro è un minore. Il personale sanitario, che non può ricevere aiuti e rinforzi da fuori la Striscia, si sottopone a turni di lavoro massacranti e lavora al freddo perché i vetri delle finestre sono andati distrutti per le esplosioni.


(g.s.) – La diocesi anglicana di Gerusalemme e del Medio Oriente gestisce 11 presìdi sanitari nella Striscia di Gaza, in mezzo al milione e mezzo di residenti quasi tutti musulmani. Tra questi, l’ospedale Al Ahli Arab è attivo da oltre un secolo nel centro di Gaza City.

Già normalmente – scrive Suheil S. Dawani, il vescovo anglicano di Gerusalemme – l’ospedale lavora al massimo delle sue possibilità. In questi giorni di guerra a Gaza tutte le risorse e le energie del personale sono messe a dura prova. Oltre agli altri pazienti, ogni giorno si presentano al nosocomio tra i 20 e i 40 feriti bisognosi di ricovero o interventi chirurgici. Un paziente su quattro è un minore. Date le caratteristiche del conflitto in atto, fatto fin qui soprattutto di bombardamenti aerei, sono frequenti tra i feriti ustioni e traumi psicologici. Il personale sanitario, che non può ricevere aiuti e rinforzi da fuori la Striscia, si sottopone a turni di lavoro massacranti, racconta con ammirazione il vescovo Dawani in una lettera diffusa il 7 gennaio scorso.

L’ospedale è ormai a corto di materiale sanitario. Mancano persino bende, garze e farmaci contro le ustioni e i traumi. Molte finestre dell’edificio sono andate in frantumi per gli spostamenti d’aria causati dalle esplosioni e così personale e degenti si ritrovano al freddo. Alcuni generi primari, messi a disposizione dall’organizzazione US-Aid non hanno ancora potuto essere consegnati per la chiusura dei valichi. Tramite la Croce Rossa Internazionale, scrive il vescovo, è stato possibile solo far pervenire limitate scorte di carburante, necessario a far funzionare i gruppi elettrogeni dell’Al Ahli Arab.

«In un giorno "normale" – osserva Dawani – circa 600 camion portano provviste nella Striscia di Gaza. Molti di essi si muovono per iniziativa dell’Unrwa (l’agenzia Onu per l’assistenza ai profughi palestinesi – ndr) e di altre organizzazioni umanitarie che assistono la popolazione, due terzi della quale vivono in campi profughi della stessa Unrwa. In questi giorni di conflitto, un pari numero di camion non si è visto neppure in una settimana e più. A causa degli scarsi approvvigionamenti, medicinali e generi alimentari sono molto scarsi, semmai ci sono, per tutti i nostri fratelli e sorelle di Gaza».

Il vescovo anglicano conclude la sua lettera con un appello alla preghiera, espressioni di elogio per «l’eroico staff dell’ospedale Al Ahli» – che continua la sua missione anche quando la guerra colpisce direttamente i suoi familiari – e la richiesta di sostegno finanziario.

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