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Drei Liter! Va in scena la Shoah

04/12/2008  |  Roma
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<I>Drei Liter!</i> Va in scena la<i> Shoah</i>

È la storia di un nuovo Esodo verso la Terra promessa, un viaggio della speranza a bordo di un treno folle, disperato e ostinato nel suo sfuggire alla furia nazista e nel puntare verso la Terra Santa. È la vicenda di Drei Liter!, spettacolo della compagnia PonteFolle in scena al Teatro Columbus di Roma fino a sabato 6 dicembre. Il soggetto è liberamente ispirato a Train de vie, delizioso film del 1998 di Radu Mihaileanu.


È la storia di un nuovo Esodo verso la Terra promessa, un viaggio della speranza a bordo di un treno folle, disperato e ostinato nel suo sfuggire alla furia nazista e nel puntare verso la Terra Santa. È la vicenda di Drei Liter!, spettacolo della compagnia PonteFolle in scena al Teatro Columbus di Roma fino a sabato 6 dicembre. Il soggetto è liberamente ispirato a Train de vie, film del 1998 di Radu Mihaileanu: nel pieno dell’invasione tedesca della Polonia durante la Seconda guerra mondiale, gli abitanti di uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo ai confini con la Slovacchia, mettono in piedi un’incredibile messinscena per sfuggire al lager. Si costruiscono un treno, metà di loro si traveste da SS e fanno finta di organizzare la propria deportazione, nel tentativo, invece, di fuggire verso Israele.

«Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché ci ha colpito lo spirito che anima gli ebrei protagonisti: nella loro risposta alla morte c’è la paura ma anche l’umorismo tipico della loro cultura. Forse era l’unico modo per combattere una realtà schiacciante come quella della Shoah», ci spiega il regista, Francesco Picciotti. Un’ironia presente fin dal titolo: Drei Liter («Tre litri» in tedesco) era la maniera dissacrante con cui gli oppositori del regime nazista pronunciavano il saluto al Führer (Heil Hitler) mantenendo l’assonanza per non farsi scoprire. «E poi – continua Picciotti – il rischio che la storia si ripeta non è mai sventato, e volevamo dare un contributo di memoria»

Il risultato è un lavoro gioioso e drammatico insieme, dove i due livelli del racconto (gli ebrei che fuggono da un lato e i tedeschi che inseguono dall’altro) mantengono un equilibrio delicato. Merito del buon adattamento drammaturgico di Marco Ceccotti e Danilo Chiarello (quest’ultimo anche l’interprete più convincente) e di alcune scelte registiche originali, come quella di far interpretare a dei pupazzi di gommapiuma manovrati dagli attori la parte dei nazisti, de-umanizzati dalla loro ferocia. La narrazione mantiene costante un tono surreale, ritmato dal saluto, Drei Liter!, ripetuto in continuazione dai personaggi. Una sorta di metronomo che accompagna fuggiaschi e persecutori per ricordare l’assurdità del piano di sterminio nazista.

Il progetto dei PonteFolle, un’associazione teatrale di studenti del Dams dell’Università di Roma Tre, ha coinvolto per l’occasione circa 35 ragazzi di varie facoltà dell’ateneo capitolino, impegnati in tutte le fasi della produzione, dalla rappresentazione alle scenografie, fino alla comunicazione. Drei Liter! si è anche aggiudicato il bando 2008 per le iniziative culturali studentesche promosso da Laziodisu, l’ente per il diritto allo studio universitario del Lazio.

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